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L’ipocrisia italiana di indignarsi per “don Panino” a Vienna invece che delle magliette che inneggiano alla mafia a Palermo…

Tutti contro “Don Panino”, locale di Vienna dove sui menù si propongono sandwich chiamati con il nome di Giovanni Falcone (“arrostito come una salsiccia”) e di Peppino Impastato (“cotto da una bomba come un pollo nel barbecue”).

Sulla vicenda è intervenuto persino il Ministero degli Esteri che – attraverso l’ambasciata nella capitale austriaca – ha espresso la propria disapprovazione, ritenendo “inaccettabile” e “offensivo” utilizzare i nomi dei martiri dell’antimafia in maniera distorta.

Ed ora, per cavalcare l’onda della notizia, molte testate giornalistiche vanno a caccia di locali, sparsi qua e là per il mondo, che fanno altrettanto.

BlogSicilia, ad esempio, informa che in Argentina c’è un ristorante che si chiama “Arte de Mafia“. Ma anche a Madrid, vicino La Puerta del Sol, si scova qualcos’altro di simile: nella capitale spagnola, infatti, si trova il pub “la cosa nostra“.

Premesso che il menù del locale austriaco – i cui titolari, però, sono di origine italiana: Marco e Julia Marchetta – è decisamente di cattivo gusto, sarebbe opportuno che, prima d’indignarci con azioni consolari, con raffiche di comunicati stampa e con petizioni online, guardassimo attentamente dentro le “mura di casa”.

A Palermo, da molti anni, sulle bancarelle che s’incrociano spesso per il centro e nei negozi di souvenir per turisti, accanto a pupi e carretti, non è affatto difficile trovare oggetti che ricordano ai visitatori di essere nella “capitale della mafia“.

Gli esempi sono vari: magliette con l’effigie de “Il Padrino“, statuette di mafiosi con la lupara in mano o altre che fanno esplicito riferimento all’atteggiamento delle “tre scimmiette“: non vedo, non sento, non parlo, ecc.

Lo stesso Rosario Crocetta, quand’era sindaco di Gela, nel 2009 disse che era un’oscenità “fare business sfruttando la parola mafia o le immagini del Padrino: è una delle cose più volgari che siano mai state pensate. Non si può scherzare su un fenomeno come quello della criminalità organizzata“.

Tuttavia, nonostante sia passata tanta acqua da sotto i ponti, in Sicilia si continuano a vendere ai turisti ricordi che fanno esplicito riferimento a cosa nostra.

Insomma, legittimo adirarsi per i menù che banalizzano volgarmente Giovanni Falcone e Peppino Impastato.

Però, bisognerebbe azionare come si deve il meccanismo dell’indignazione anche per quanto ogni giorno capita in Sicilia, soprattutto in un settore fondamentale come quello del turismo.

La Regione e i Comuni dell’Isola – assai bravi con le parole quando c’è da difendere l’immagine della Sicilia oltre lo Stretto di Messina – perché non cominciano a battagliare contro l’uguaglianza Sicilia = mafia nelle strade principali di Palermo?

In fondo, basta poco, una semplice passeggiata in corso Vittorio Emanuele…


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