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L’Italia è sismica ma non ce lo siamo mai detti

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Terremoto Aquila

Con la forte scossa del Friuli del 1976, l’Italia scopre i terremoti. I morti furono novecentonovanta e tutta la nazione fu sgomenta.

I precedenti ben presenti nell’immaginario collettivo risalivano a Messina 1908 e Avezzano 1915.

Poi, il 23 novembre del 1980, alle 19.36, l’Irpinia viene cancellata da un sisma che sfiorò il 7° grado della scala Richter.

Un’ecatombe da tremila morti e un’amplificazione dell’onda che provocò danni in più regioni.

Fu in quei giorni che venne inventata la Protezione Civile, che ebbe il suo forgiatore in Giuseppe Zamberletti. Un’organizzazione dello Stato atta specificamente ad occuparsi dei terremoti e dei cataclismi in genere.

Quel 23 novembre, dopo duemila anni, l’Italia prese vaga coscienza di essere nazione ad alta sismicità.

Eppure lo è sempre stata. Se andiamo a spulciare negli archivi storici, troveremo una sequenza di terremoti distruttivi che hanno raso al suolo interi territori con frequenza costante.

Basta poco per costatarlo, è alla portata di tutti, eppure in questo Paese vi è stata una rimozione collettiva, perché forse non volevamo avere questa sorta di macchia, nella geografia mondiale.

L’Italia dell’arte e degli stilisti, emblema del bello, non è mai stata propensa ad essere patria anche dell’orrore, del dramma, della catastrofe.

Ma la nostra terra sotto i piedi è in costante movimento. Come il Cile, la Turchia, il Giappone.

Gli Appennini sono la risultanza di tale movimento e un giorno il Gran Sasso, supererà in altezza il Monte Bianco.

Creare una cultura del terremoto è fondamentale. Nelle aree del paese a rischio sismico, cioè buona parte di esso, bisogna abituare la popolazione a convivere con la probabilità di tale sconveniente evenienza. Con la prevenzione edilizia di massimo grado, ma anche con i comportamenti.

Altrimenti ci troveremo disorientati davanti all’imponderabile del ponderabile. Nel senso che un evento inedito, come il “terremoto in movimento” di Amatrice-Ussita-Preci, mette in ambasce al punto di travalicare nell’ignoto, in senso metafisico. Come una forza misteriosa e non partoriente dalla natura.

Non sappiamo il percorso di tale sisma, ma sappiamo che in questa Italia sismica, non è eccezione, ma purtroppo plausibile evenienza.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

One comment

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    gbravin

    8 Novembre 2016 - 12:35

    Tutti i politici fanno promesse dopo un terremoto.
    Capisco il problema della messa in sicurezza degli edifici, ed erigere i nuovi che rispecchino le norme antisismiche.
    Però molte volte, si viene preavvertiti e nulla si fa in proposito di cataclismi naturali, con semplici prevenzioni: non concedere permessi edilizi in letti di fiume, oppure restringerne il letto con rischio di alluvione.
    Oppure fare nulla malgrado un’autostrada è stata costruita su un terreno franoso, e poi scopriamo che un viadotto sulla PA-CT cede. Oppure sulla MI-LC strada statale 36.
    Intanto in giappone, anche i bambini sanno come comportarsi in caso di terremoto, perché lo imparano a scuola.
    Quando nelle scuole italiane, si passerà qualche ora all’anno su questo tema che può salvarci la vita?

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