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L’uomo che incontrò il destino in un vicolo del Sud

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Inforcò un vicolo stretto e buio. Una stradina che si apriva come una ferita tra due palazzi. Doveva recapitare ad una famiglia una lettera da parte del Comune.

Arrivò fino in fondo, scendendo delle scale umide e antiche. Poi trovò una sola porta, non poteva certo sbagliare. Gli avevano detto: “l’ultimo portone!”

Bussò schiacciando il battente di ferro sul legno un po’ fradicio.

Aprì una vecchina, con un fazzoletto nero che gli copriva la testa. Sembrava stesse per uscire per una passeggiata, tanto era coperta. Tutta rigorosamente in nero.

“Mussilli Vincenzo….. lo conosce?”

“E’ mio figlio” rispose con un filo di voce.

“Devo darli questa lettera.”

“Non c’è….mio figlio è in Canada.”

“Ma vive li’?”

“Si”

“Allora firmate e la  lascio a voi”

“Ma io non saccio scrive”

“Fate un segno della croce con la penna”

Niente. Sapeva di non trovarlo. Aveva fatto l’ultimo tentativo a casa della madre, ma l’uomo era irreperibile. Eppure, molte voci lo davano nei paraggi.

Ma Donato, il messo comunale, non era tipo che si arrendeva facilmente. Lui era l’ultima speranza di dare un volto finale, all’anagrafe, del profilo di Vincenzo Mussilli.

Erano due anni che era irreperibile, tutto ciò che lo riguardava viveva in un limbo sospeso.

Intorno ad esso giravano più voci. Nono figlio di una coppia indigente, aveva sulle spalle un paio di condanne per furto di bestiame, lesioni aggravate e danni al patrimonio.

Donato lo conosceva bene. Lo aveva avuto per compagno alle scuole medie. E conservava un ricordo in particolare.

Era una mattina, il prete che insegnava religione si mostrava molto arrabbiato. Qualcuno gli aveva graffiato ed ammaccato in più punti l’auto. Circostanza avvenuta dopo una strigliata vigorosa a Vincenzo, a causa del suo comportamento in classe.

“Lo so che sei stato tu! Ma te la faccio pagare!”

“Ma che prove avete contro di me?”

Chiamò il preside e chiese la sospensione del ragazzo. Il preside accolse l’invito e procedette con quindici giorni.

Vincenzo, alla comunicazione della notizia, si presentò nell’aula dove il prete insegnava e cercò di aggredirlo con una sedia. Venne fermato dai bidelli. La sospensione si tramutò in un anno di riformatorio. Equivalente ad un carcere minorile.

Quando ne uscì, Vincenzo menzionava la sua condanna come si trattasse di un vanto. Pensava di ricevere rispetto e continuava ad esibirla.

Era cresciuto così, il ragazzo di Vicolo Vecchio Mulino, la stradina dove non batteva mai il sole e dove si era addentrato Donato.

Una vita da balordo, senza colpe, se non essere nato tra disperati. Ma la società non può tollerare comportamenti violenti. La società si è data delle leggi e dei canoni comportamentali. Ci sono le attenuanti, ma non si esce dai binari.

Vincenzo viaggiava fuori di essi, allontanandosi dalle rotaie come punto di arrivo e non di dirottamento.

Donato era perspicace, aveva seguito in linea teorica tutta la traiettoria della vita  del suo ex compagno di scuola, includendo tutte quelle attenuanti. Ora che il destino gli aveva dato l’onere di rintracciarlo, intendeva parlargli. Era un bisogno dell’anima.

L’unica maniera per trovare Vincenzo era quella di un impegno costante. E stette otto notti in un auto parcheggiata nel pressi del vicolo. Finché alla nona non scorse la figura scura di un uomo ben incappucciato che entrava nella stradina.

L’informazione di un amico era buona, Vincenzo non era mai andato via dall’Italia e frequentava il paese.

A quel punto Donato scese dall’auto e si mise dietro un portone di fianco al vicolo.

Dopo due ore, vide sfilare la sagoma di un uomo davanti ai suoi occhi furtivi.

“Vincenzo!”

L’uomo stava per intraprendere una fuga.

“Sono Donato, fermati! Sono solo! Devo parlarti!”

L’uomo si fermò, era lui.

“Cosa vuoi? Che ci fai qui?”

“Ero venuto una settimana fa per consegnarti una lettera!”

“Ah!  Eri tu quello che mi ha detto mia madre!”

“Ma io non voglio parlare di lettere! Io volevo parlarti!”

“E che mi devi dire?”

“Sali in macchina”

Non si mossero da li’. Vincenzo poteva essere ricercato. Poteva. Meglio non esporlo.

“Siamo stati amici. Poi ognuno ha preso la sua strada. Ma tu….a trent’anni, che futuro hai?…..Ti stiamo cancellando dall’anagrafe…..sono anni che sei irrintracciabile….cosa stai combinando?”

Vincenzo stette a sentire quelle frasi pronunciate con tono pacato. Poi seguirono due minuti di silenzio.

“Sono un topo un fuga, Un topo di fogna!”

“”Ma da cosa fuggi?”

Ancora silenzio. Poi: “Ti ricordi quel prete?”

“Si, lo ricordo”

“Non avevo fatto niente io! La macchina l’aveva rotta Armando u’ corsaro! Per colpa di quel prete mi sono fatto un anno! Un anno ingoiando merda. Ecco il risultato!” Ancora. silenzio. “Non voglio dare colpe… non vorrei dare colpe ….ma questo è! Non ne sono uscito più! La mia vita è una vendetta continua contro chi ha avuto una vita il contrario di me!”

“Lo so. L’ho capito sempre io. Quella storia ti ha cambiato la vita. Hai pagato senza colpe….hai imparato un mestiere brutto che non era il tuo…..”

“L’hai capito!…L’hai capito!….Potevo diventare un vero bandito!….sono diventato sono un mezzo deliquente!…Campo di piccoli furti….non rispetto nessuna legge….non mi faccio trovare….”

“Ma fino a quando puoi continuare così? Hai trent’anni, come me. Un giorno ti chiederai chi sei e che campi a fare. Quel giorno…. devi farti trovare sui binari della vita.”

“Lo so. Quel giorno arriverà. Lo sento. Ci ho pensato”

“Ma sei pronto?”

“No.”

“Sei ancora in tempo.”

“Ma che strada prendo?”Io non ne conosco!”

“Non devi fare niente di particolare. La mattina ti alzi e vivi, senza scorciatoie. Vivi come vivono gli altri. Se non succede niente ….succederà qualcosa il giorno dopo. Devi imparare l’esistenza della speranza e poi aiutarla.”

“Parole difficili amico mio!”

“Io ti aiuterò. Anch’io se fossi nato nella tua condizione avrei fatto la tua vita.”

“Lo pensi davvero?”

“Ricorda…la prima parte della vita ce la scrive la famiglia e la società dove nasciamo…la seconda tocca a noi.”

“Ho capito. Ora tocca a me.”

“Sei ricercato dalla polizia?”

“No”

“Allora domani vieni al Comune. Dobbiamo sistemare alcune pratiche. Io ti sarò al fianco nel tuo cambiamento. Ti aiuterò per ciò che posso.”

“Donato….voglio dirti una cosa….tu sei quel prete al contrario….”

“Quel prete era un uomo che infangava la chiesa, io sono un uomo che illustra le istituzioni. Le lustra, le rende visibili. Io sono fra le istituzioni e la morale”

“Tu parli difficile, hai sempre parlato difficile. Da quando andavamo a scuola. Per questo ti ho ascoltato. Ci vediamo domani.”

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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