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Nino Di Matteo, il PM rifiuta il trasferimento: “Resto a Palermo”

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Nino Di Matteo non lascia Palermo. Il pm del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia ha infatti rifiutato la proposta del Consiglio superiore della magistratura di trasferirsi per motivi di sicurezza. Il magistrato è infatti ormai da tempo nel mirino di Cosa nostra.

Solo tre anni fa, il capo di Cosa nostra Salvatore Riina, era stato intercettato mentre lanciava un ordine di morte nei confronti di Di Matteo. Pochi giorni fa decine di palermitani hanno sfilato, su iniziativa di “Scorta civica” e “Agende rosse”, per esprimere il proprio sostegno al magistrato. Diversa invece la situazione a Catania, dove a Tondo Gioeni è stato fatto a pezzi con la lama di un coltello uno striscione dedicato al pm.

Già lo scorso anno Di Matteo aveva rifiutato di allontanarsi dal capoluogo in attesa dell’esito di alcuni concorso cui aveva partecipato. “Non sono disponibile al trasferimento d’ufficio – ha detto il magistrato – Accettare un trasferimento con una procedura straordinaria connessa solo a ragioni di sicurezza costituirebbe a mio avviso un segnale di resa personale e istituzionale che non intendo dare”. “La mia aspirazione professionale di continuare a lavorare sulla criminalità organizzata trasferendomi alla Dna – ha aggiunto – si realizzerà eventualmente solo se e quando sarò nominato in esito a una ordinaria procedura concorsuale”.

A dimostrare il suo sostegno al pm, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. “Non posso che essere contento per la decisione di Nino Di Matteo che ha scelto di non lasciare la nostra città. E’ una scelta che è segno di professionalità e allo stesso tempo di amore per Palermo; una scelta che conferma l’impegno per la ricerca di quella verità che in tanti ancora chiediamo su fatti e anni bui della nostra storia”.

“E’, allo stesso tempo – continua -, una decisione che affida a tutti noi maggiore responsabilità e che richiama lo Stato e le Istituzioni ai propri compiti imprescindibili nel garantire che la Magistratura e che tutti i magistrati possano lavorare con serenità e in sicurezza”.

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