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Separiamo i giudizi su Razzi da quella foto

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Dissento garbatamente dall’analisi di Gennaro Carotenuto esposta ieri qui, su Resto al Sud.

Credo che la foto del matrimonio di Razzi non possa essere fonte di giudizio oggettivo, perché strutturalmente inficiata dal personaggio Razzi.

Costui non ha mai disdegnato un protagonismo quasi esasperato, che ne ha marcato un’antipatia altrettanto esasperata nel mondo politico della sinistra.

Il dileggio che la foto ha suscitato è frutto stentoreo di un’emotivizzazione da fibrillazione elettoralistica.

Andare oltre, forzando la contestualizzazione, porta a distonie.

I giudizi sono nati nell’agone parossistico del web. E credo che lo stesso Razzi abbia considerato l’effluvio sarcastico, un riflusso politico fisiologico e non un gesto d’intolleranza culturale.

Se sotto quella foto ci fosse stato il nome di Santino Di Nicola, o Pasquale Di Nardo (cito a caso), non avrebbe fomentato alcuna ilarità. Anche se i due in questione fossero stati dei “pacati” deputati.

La storia dei migranti del Sud, di cui ho scritto su questo sito, rimane illibata in un olimpo intangibile.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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