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“Share your plan and fun”: la “Benzina” di Cocovan

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Ho avuto la fortuna di essere una delle protagoniste di HEROES, meet in Maratea. Non appena ho letto che cercavano dei volontari non ho esitato a candidarmi come addetta alle foto.

Dal 21 al 23 settembre il Grand Hotel Pianetamarate si è “vestito” di workshop, pitch, competition tra startup e ben 90 iniziative che hanno dato vita alla prima edizione dell’ Euro-Mediterranean Co-innovation Festival.

Io, affiancata da un team di fotografi professionisti, ho cercato di raccontare quelle tre giornate attraverso un obiettivo. Poi, però, come spesso mi accade in queste circostanze, ho posato la macchina fotografica e ho cercato di guardare quello che mi circondava usando solo gli occhi, temendo che i dettagli reali, quelli che non puoi fermare con un’istantanea, andassero persi. È stato allora che tra tanti businessman in giacca e cravatta e giovani imprenditori in cerca di nuove idee ho visto un ragazzo, un po’ fuori dalle righe, che prendeva la tintarella a bordo piscina. Guglielmo Rapino, classe ’92, un giovane allegro, divertente ed entusiasta del posto in cui stava e, soprattutto, desideroso di raccontarmi cosa si nascondeva dietro quel bigliettino da visita celeste con una fetta di cocomero disegnata sopra.

Così ho deciso di intervistarlo e tra una risposta ironica e l’altra mi sono fatta raccontare cos’è Cocovan.

Da dove vieni?

Vivo a Roma dove ho studiato e dove lavoro ma sono originario di Chieti Scalo infatti il soprannome della mia famiglia è ciammaricone che in abruzzese significa lumacome; il mio bisnonno, Rocco, portava la breccia sulla montagna con il calesse e l’asino e dato che ci andava piano piano fu soprannominato ciammarica, lumaca.

Cosa fai nella vita?

Apertivi, balli di gruppo e soprattutto gare di mimo in cui sono fortissimo. Ah, sì, sono anche laureato in giurisprudenza, sono un praticante avvocato e startupper.

Perché sei qui a Maratea a HEROES?

Innanzitutto per le bellezze locali, la piscina dell’albergo, l’aria sana che a Roma manca, i paccheri e i peperoni gratinati e, poi, per presentare la nostra startup: Cocovan.

Cos’è Cocovan?

È un portale che mette in contatto viaggiatori a piedi con possessori di alloggi ambulanti di qualsiasi genere quindi camper, caravan, roulotte o barche. Ovviamente si tratta di persone che vanno nella stessa direzione e vogliono condividere il tragitto.

Come è nata l’idea di creare Cocovan?

È nata in vacanza, in Cantabria. Io e i miei due cari amici, nonché coinquilini, Lorenzo Ciccola e Vincenzo Mazza, eravamo in Spagna e avevamo prenotato solo il viaggio di andata e di ritorno ma nessun albergo perché volevamo dormire nei sacchi a pelo lungo le coste. Un giorno abbiamo incontrato una coppia di Trieste che era in vacanza lì, con il loro camper. I due ci hanno subito invitato nella loro dimora per una cena e alla fine ci siamo rimasti per tre giorni e tre notti. È stata una vacanza meravigliosa. Tornati a casa, ricordando quell’esperienza, abbiamo pensato di comprare un autobus, togliere i sedili e renderlo una casa ambulante con cui girare il mondo e invitare gente con cui condividere il viaggio e abbattere i costi. Poi, però, abbiamo pensato di allargare ancora di più l’idea così abbiamo iniziato a fare delle ricerche di mercato e abbiamo visto che non esisteva un servizio che mettesse in comunicazione un camperista e un viaggiatore.  Da qui l’idea di creare Cocovan.

Come e perché avete scelto il nome Cocovan?

Co sta per condivisione e van sta per vano, il luogo della condivisione. Il logo, ovvero il cocomero, lo abbiamo scelto tra una serie di nomi che scrivevamo sul muro della nostra cucina, muro adibito alle scritte. A un certo punto abbiamo pensato a un frutto estivo che non puoi mangiare da solo ma necessariamente in compagnia, di colore rosso, il colore della passione e che facesse pensare alla bellezza dell’estate. Così abbiamo scelto il cocomero ma con le ruote.

Cosa pensi di questa esperienza di HEROES qui a Maratea?

È una grande occasione di visibilità per chi è in una fase iniziale ma, al di là della possibilità di presentarsi a degli investitori, è un grande motore per la testa perché ti permette di incontrare gente piena di iniziative e con le tue stesse passioni. È una vera fonte di ispirazione.

Come ti vedi tra 10 anni?

Mi vedo in Congo, per la precisione a Mataba. Lì fanno il pane più buono del mondo e si vive in case fatte di paglia e terra. Ci sono già stato come volontario e vorrei tornarci per vivere sperando, un giorno, di lavorare nel no-profit.

Qual è il tuo motto?

In realtà ho due motti: quello di Cocovan che è “Share your plan and fun” ovvero “Condividi il tuo progetto e divertiti” e, poi, il mio motto personale che è “Compatir es vivir” cioè “Condividere è vivere”.

 

(Nella foto in primo piano, a partire da sinistra: Guglielmo Rapino, Vincenzo Mazza, Lorenzo Ciccola, Elena Carozucca)

Ilaria Fiore

Ho 23 anni, vivo a Matera e sono iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Bari, curriculum: editoria e giornalismo. A scuola ho sempre avuto due passioni: la matematica e l’italiano. Conseguito il diploma mi sono ritrovata a scegliere cosa fare delle mia vita: ho guardato dentro di me e tra i miei due “amori” ho scelto quello che più mi emozionasse. La scrittura mi permette di esprimermi nel modo in cui la sola voce non mi consentirebbe di fare; di fermare il volo dei miei pensieri; di viaggiare in altri luoghi e in altri tempi. La scrittura è comunicazione e la comunicazione siamo noi. Sto studiando per diventare giornalista e lavorare nella mia terra per raccontare tutte le sue verità. Adoro immortalare i momenti con uno scatto fotografico. Guardare uno fotografia significa trovare una nuova fonte d’ispirazione per scrivere il proprio mondo interiore. Come diceva il grande Walter Benjamin: “Si capisce come la natura che parla alla cinepresa sia diversa da quella che parla all’occhio. Diversa specialmente per il fatto che al posto di uno spazio elaborato dalla coscienza dell’uomo interviene uno spazio elaborato inconsciamente”.

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