Una straordinaria Antonietta Bello nella terza stagione di “Braccialetti Rossi”

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Questa sera ci attende una nuova ed entusiasmante puntata di Braccialetti Rossi, la fiction targata Rai1 che sta tenendo incollati milioni di telespettatori per la straordinaria capacità di saper raccontare i drammi che la vita molto spesso ci pone davanti. Tra i protagonisti, troviamo una bravissima Antonietta Bello, in un ruolo non così semplice.

Veste infatti i panni di Francesca, la mamma di Margherita; è un donna che sembra apparentemente fredda e molto dura, anche con sé stessa, ma che in realtà avrà una sensibilità fuori dal comune. Antonietta, oltre che donare al pubblico la sua bravura disarmante, dà, con i suoi grandi occhi color oceano, quel tocco di elegante normalità come pochi attori sanno regalare.

Chi è Antonietta Bello?

È una giovane donna che, con passione, coltiva molte parti di sé stessa, facendo tesoro del proprio passato vivendo il presente e raggiungendo il futuro! Mette tutto il suo impegno in un lavoro – quello dell’attrice – che ritiene necessario per fare del mondo un mondo migliore. In più, facendo questo, ha la possibilità di poter cambiare, maturare e divertirsi. Non può chiedere di meglio!

12987114_1013228258723872_1914381825098030370_nSei nata ad Udine. Cosa rapprenta per te questa città?

In realtà sono nata a Gemona del Friuli, ma ho sempre vissuto in provincia di Udine, ho frequentato le mie scuole proprio lì. Per me rappresenta l’origine! In questa città si può intravedere il mio passato fino alla maturità con tutto quello che ne consegue: dai ricordi meravigliosi legati all’arte e alla pittura – ho studiato restauro alle superiori e ancora oggi la pittura occupa gran parte del mio tempo libero – o legati alle mie sorelle o agli amici di sempre dai nomi indimenticabili – la Ele, Andy, la Tura o Puppo Stupànch – ai ricordi meno belli quali le prime esperienze di sofferenza della propria esistenza che segnano e insegnano, il tutto su uno sfondo dal paesaggio un po’ bigio come il cielo d’inverno dei libri russi o slavi. Udine per me è anche un profumo, indimenticabile, dal sapore dell’ Est, di dolcezza, di foglie secche e di pioggerellina sottile e leggera.

Com’è nata la tua passione per la recitazione?

Come spesso accade è nata con semplicità. Durante le superiori, mi sono avvicinata, grazie anche a mia sorella, a un laboratorio teatrale interno al nostro istituto, quei laboratori che anche oggi spesso sono presentati come corsi extracurriculari. Mi divertivo e imparavo a stare con gli altri ed era il momento della settimana che aspettavo con più impazienza. Ciò nonostante per l’università scelsi le Arti Visive, pensando che il teatro non potesse essere la mia strada: mi ritenevo troppo solitaria, scorbutica e non pensavo di avere un talento particolare. Di lì a poco, invece, capii che forse sarebbe potuto essere addirittura il lavoro della mia vita: giusto il tempo di trasformare una passione, appunto, in un amore!

Cos’è per te la recitazione?

Recitare per me è la meta e il mezzo per raggiungerla, la destinazione perché  lo studio dell’altro da sè, necessario per capire se stessi, il mondo che ci circonda e soprattutto per capire come fare a farli convivere serenamente insieme! E’ anche il mezzo, ovvero la possibilità, tramite un rapporto di comunione profonda con il pubblico, di poter trasmettere con grande sincerità un messaggio, quello che ogni attore porta dentro, che è il suo segreto e la sua promessa.

Sei giovane, ma ha già diversi anni spesi in teatro. Cosa rappresenta per te il teatro?

È ciò che ha a che fare con la recitazione e tutto quello che per me quindi vuol dire recitazione! In più direi che ci sono altri elementi, importantissimi: l’atto artistico, la letteratura, il gioco linguistico. Alla fine, il fatto che ci si guarda negli occhi, si respira la stessa aria, ci si sente presenti nello stesso luogo: beh, è insuperabile!

Genova e attualmente anche Roma sono due tappe molto importanti per la storia d’amore tra te e il palcoscenico. Ci racconti?

283-copyQuando finalmente, durante l’ultimo anno di Università, decisi di provare a entrare in una scuola di formazione per attori provai solo in due scuole: l’Accademia Silvio D’Amico di Roma e la scuola del Teatro Stabile di Genova. Incredibilmente, per me al tempo, passai entrambe le selezioni. Decisi di andare a Genova: era la mia prima scelta, e mi sembrava più adatta al mio carattere! Mi piaceva Genova, il suo legame archirettonico con la poesia (l’ascensore di Castelletto) e con il Giappone (il fantastico museo Chiossone). Appena finita la scuola, iniziai subito a lavorare con la compagnia permanente e feci anche qualche tournée importante. Ma il richiamo della città che già mi aveva invitato una volta, Roma, era troppo forte! Così decisi di partire all’arrembaggio, quasi contro i miei interessi: in fondo a Genova avevo un Teatro Stabile con cui lavoravo molto. Arrivata nella Capitale però, dopo poco, ho trovato la mia strada: la collaborazione con il Teatro di Roma che dura da anni ormai, la possibilità di poter realizzare anche tante idee, come i miei spettacoli scritti e pensati dentro ai Musei Capitolini o in aule di licei, spettacoli a cui tengo moltissimo. E poi ho conosciuto tante persone con cui ho lavorato e lavoro tutt’ora. Qualche esempio? Roberto Herlitzka, Lacasadargilla con Lisa Fernazzo Natoli, Graziano Piazza, Viola Graziosi, Fogacci, i miei agenti e molti altri. Insomma, Roma è indiscutibilmente la mia città. È il posto dove io mi sento realmente a casa.

Ti stiamo vedendo nella terza stagione di Braccialetti Rossi. Perché hai accettato di fare parte di questo seguito così tanto atteso dal pubblico?

Ammetto che la cosa che mi ha incuriosito di primo acchito è stato lavorare proprio con Giacomo Campiotti, prima che per la serie stessa. Durante il provino, mi ero molto divertita e la sua ricerca di naturalezza e al tempo stesso di forza, di intensità mi interessava. In più il materiale, essendo molto delicato e forte, richiedeva molto impegno e grazia. C’era bisogno di equilibrio: non si poteva esagerare né con la naturalezza (non sopporto gli attori che si compiacciono di recitare la “disinvoltura” davanti alla camera), né con il sentimento rischiando di svotarlo di significato!
Braccialetti Rossi era una grande opportunità per me di imparare, e così ho detto sì!

Ci dici un po’ del tuo personaggio?

Sono Francesca, la giovanissima mamma di Margi. Siamo entrambe new entry! Senza aggiungere di più per non spoilerare, posso dirti che niente è come sembra.

Hai girato la fiction in Puglia. Come ti sei trovata in questa terra?

Sono posti incantevoli e le persone sono accoglienti, sorridenti e disponibili! Ricordo con piacere un direttore di sala del ristorante dove mangiavo tutte le sere. E poi.. mio nonno era di Lecce!

Cosa vorresti arrivasse del tuo personaggio al pubblico?

La sofferenza può anche creare discordia, desiderio di solitudine e rivalsa, ma con un lavoro su sè stessi, duro, faticoso e coraggioso, si può superare. E’ molto importante coltivare ogni parte di noi, affettività, razionalità e istinto. Non eccedere né tralasciare nulla!

Quest’intervista verrà pubblicata in Resto al Sud. Tu che tipo di rapporto hai con la parola Sud? Cos’è per te?

A me piace l’idea del Sud! Il mio compagno è stato uno dei miei primi contatti col Sud. Roma si può dire sia a sud. Il Giappone e la Cina, che mi attirano incredibilmente, sono a sud rispetto a noi.
Sarà poi che io mi penso un po’ come una creatura nordica e mitteleuropea, ma con la necessità di coltivare le sue parti “Sud”: la solarità, l’accoglienza, il sorriso.

I tuoi prossimi progetti, dopo “Braccialetti rossi 3”?

Proprio ora sto girando un film a Bologna di cui sono protagonista. Il titolo è “Lovers” e la regia di Matteo Vicino, e il progetto è davvero molto intrigante per me: è una grande prova, ma anche tanto divertente! Sono assistente regista di Graziano Piazza, in “Misura per Misura” di Shakespeare; la collaborazione con Lacasadargilla per un progetto ad aprile prossimo; e poi “Le notti bianche” di Dostoevskij pensato da Valentina Ciaccia in cui sono la protagonista femminile.

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

One comment

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    annalisa paulon

    15 Novembre 2016 - 19:03

    Mi ha fatto molto piacere questa intervista, conoscere qualcosa di più di Antonietta Bello e sapere che anche lei come me ha fatto studi artistici, me la rende ancora più simpatica, e le auguro tutto il bene possibile

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