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Una tragedia del sud inghiottita dal tempo

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Roccamontepiano, nel 1765, era un paese che viveva nel lento fluire della misericordia di Dio.

Il Montepiano era ed è una terra ampia, che si staglia sotto gli erti declivi della Maiella.

Il mattino del 24 giugno di quell’anno, i tocchi della campana della chiesa, avevano già annunciato la messa delle sei.

E dopo qualche ora, le contadine scampate al dissodar dei campi, per via di qualche commissione mattutina, s’incrociavano nella piazza del paese.

Aggrappate a loro, i pargoli, spaventati dai lunghi giorni di pioggia, che avevano reso il cielo tetro e minaccioso.

Erano circa le undici quando accadde l’inverosimile. Uno dei mastodontici massi attaccati al Montepiano, si staccò di netto e poi venne giù anche l’altro.

Questi piombarono sul paese con un fragore che terrorizzò la popolazione.

Si creò un fuggi fuggi, dove molti cercarono il parroco per decidere il da farsi. L’appello a Dio.

Questi li convogliò in chiesa e invitò tutti a pregare.

Ma la terra, a monte, iniziava strani sommovimenti. La chiesa cominciò a scricchiolare, il suo pavimento a sobbalzare.

A quel punto il sacerdote prese il calice ed invitò le genti a trasferirsi in altra chiesa. Ma i miseri, nel tragitto, furono travolti dal movimento franoso.

Tutto iniziò a scivolare a valle. Il castello, le case, le piazze, il bestiame e gli esseri viventi, vennero coinvolti in una folle scivolata, che terminò centinaia di metri sotto.

Un’ecatombe.

Scrisse lo storico de Virgilis: “….la terra si staccava ed il misero paesetto, incominciò, trasportato, a camminare in massa per la china della montagna……Montepiano rovinava con tal rimbombo che udivasi insino a Chieti”.

I morti furono circa 500.

Questa è una delle tante tragedie anonime degli Appennini del Sud, quando non c’era la tv a narrarle ed uno Stato ad intervenire.

Per questa immane frana omicida, che lasciò morti e senzatetto, i soccorsi si risolsero in un drappello di ventiquattro soldati, che partirono da Pescara agli ordini di un sergente.

Quando arrivarono riuscirono a tirar fuori da una casa una donna e a portare conforto agli scampati, che si curavano da soli, seduti sulle masserizie.

Ventiquattro soldati.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

Comments (2)

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    Rosa Nobile

    28 Marzo 2016 - 10:32

    🙁 🙁 🙁 🙁 che tragedia devastante 🙁 🙁 🙁 mi piange il cuore 🙁 nonostante sia accaduto tanto tempo fa 🙁 🙁 🙁

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    lucy

    2 Aprile 2016 - 09:29

    Scusate ma parliamo di Montepiano in Toscana??

    Rispondi

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