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Viaggio a Scampia con gli occhi di tre bambini, il servizio de Le Iene nel quartiere di Napoli

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Francesca, Francesco e Salvatore. Sono loro i narratori e protagonisti del servizio andato in onda ieri sera a Le Iene. Tre piccoli “scugnizzi” di undici anni che vivono a Scampia, il quartiere di Napoli, situato nell’estrema periferia nord della città.

Occhi azzurri e atteggiamento da adulta Francesca, capelli rossi Francesco e due occhi vispi e un simpatico ciuffo Salvatore, “Sasi” per gli amici. A loro Roberta Rei ha consegnato delle piccole videocamere per raccontare il quartiere attraverso i loro occhi.

“Dimenticatevi di Gomorra, dello spaccio e della camorra. Qui il racconto è un altro, come non lo avete mai visto prima, Come lo vedranno i ragazzi che ci abitano un quartiere come Scampia e soprattutto come ce lo racconterebbero?”, annuncia la giornalista.

I tre ragazzini, così, provano a narrare la loro Scampia. Quella delle Vele, palazzi ad uso residenziale che prendono il nome dalla loro forma triangolare, che ricorda quella di una vela latina. Palazzi grigi, ma ai quali Francesco, Francesca e Salvatore hanno associato un colore.

È proprio lì che abitano e trascorrono le loro giornate. Tra costruzioni che cadono a pezzi e rifiuti ma che per i più piccoli diventano luoghi quasi magici, ricchi di spunti e possibilità di avventure. “Quello che dicono di Scampia – racconta Francesca in video – non è tutto vero. Non è vero che solo omicidi. Molti vengono da fuori proprio per visitare Scampia”.

“Le Vele sono troppo belle – continuano -. Se le vogliono mettere in discussione, dovrebbero prima vederle. Non dovrebbero solo pensare alle cose negative, ma anche alle cose giuste. Ciò che tiene la vela, non lo tiene nessuno”. E così i tre “scugnizzi” portano gli spettatori a conoscere i luoghi in cui loro trascorrono le giornate.

Dal gioco a biliardino a quello con le carte, passando per una vera discarica sotterranea in cui si nascondono quei rifiuti che gli stessi abitanti del quartiere hanno tolto dalle strade. E poi le frasi che incitano al cambiamento, le dediche d’amore, i pranzi in famiglie allargate e tutto ciò che per loro significa vivere Scampia.

Una bella idea per raccontare storie, luoghi e persone senza pregiudizi e paura. Come Resto al Sud lanciamo una proposta. Noi, a Scampia siamo già stati. La nostra idea è quella di lanciare una vera e propria scuola di storytelling, che insegni ai più piccoli ma non solo a raccontare senza stereotipi e vergogna. Senza negare la realtà, ma guardandola con gli occhi di chi certi luoghi li conosce meglio di chi chiunque altro.

One comment

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    Giuseppe Armati

    12 Ottobre 2016 - 16:49

    Scusate ma voi questo pianeta non lo conoscete. E loro hanno fatto gli attori.Come si possono definire “bambini” a 11 anni a Napoli-Scampia. Sono perfettamente adulti i “bambini” “faticano” per poter mantenere famiglia e fratelli, le “bambine” pensano ai più piccoli e alla casa. Tutti sanno difendersi. Sono maturi in anticipo come possono esserlo i frutti in queste stagioni sempre più alterate. Non credo che questa realtà edulcorata con le premesse che ci sono possa portare a cambiamenti.

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