Dramma Sud, il 50 per cento dei giovani è senza lavoro. Ecco i dati

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Quasi mezzo milione di occupati in meno nel 2013, 3,1 milioni di disoccupati in media d’anno e una disoccupazione giovanile al Sud che supera il 50%: i dati sul mercato del lavoro diffusi oggi dall’Istat non segnalano un’inversione di tendenza nel 2014 con il tasso di disoccupazione a gennaio che vola al 12,9% e quasi 3,3 milioni di persone alla ricerca di impiego.

Ecco in sintesi i numeri della crisi per il mercato del lavoro: TASSO DISOCCUPAZIONE GENNAIO RECORD A 12,9%: il tasso dei senza lavoro è il più alto dall’inizio delle serie storiche mensili (2004) ma anche dalle trimestrali (1977). Cresce di 0,2 punti su dicembre e di 1,1 punti su gennaio 2013. I disoccupati registrati nel mese sono 3.293.000, più che raddoppiati rispetto a gennaio 2007 (1.513.000). Il tasso di occupazione scende al 55,3%. I posti persi rispetto a gennaio 2012 sono 330.000.

Per i giovani la disoccupazione vola al 42,4%. 2013 ANNO PEGGIORE CRISI: nell’anno gli occupati sono diminuiti di 487.000 unità rispetto al 2012 (-2,1%), dato peggiore anche del 2009. Cala soprattutto l’occupazione maschile (-350.000) mentre l’occupazione femminile scende dell’1,4% (-128.000 unità). Tra il 2008 e il 2013, in media annua, si sono persi quasi un milione di posti di lavoro (984.000).

CRESCE DISOCCUPAZIONE GIOVANI, AL LAVORO SEMPRE PIÙ ‘VECCHI’: nel 2013 il calo degli occupati (478.000) è il risultato soprattutto del crollo dell’occupazione giovanile (482.000 occupati in meno tra i 15 e i 34 anni) e della fascia centrale (-235.000 unità tra i 35 e i 49 anni) mentre la fascia più anziana guadagna terreno (+239.000 over 50). Il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni arriva al 40% con un picco del 51,6% nel Sud (53,7% le giovani donne nel Sud).

SOFFRONO INDUSTRIA E COSTRUZIONI: Nel 2012 l’occupazione nell’industria in senso stretto diminuisce di 89.000 unità (-1,9%) concentrandosi nelle imprese medie e grandi. Si accentua la flessione nelle costruzioni (-163.000 unità pari a un -9,3%). L’occupazione si riduce anche nel terziario (-1,2% pari a 191.000 unità in meno) con cali soprattutto nella pubblica amministrazione e nel commercio.

AUMENTANO SCORAGGIAMENTO A DISOCCUPAZIONE LUNGA DURATA: Crescono in maniera sostenuta(+11,6%) coloro che rinunciano a cercare lavoro perchè pensano di non trovarlo (i cosiddetti scoraggiati) arrivati a quota 1.790.000. L’incidenza della disoccupazione di lunga durata (12 mesi) sale dal 52,5% al 56,4% nel 2013.

DRAMMA SUD: nella media 2013 il tasso di disoccupazione è stato pari al 12,2% ma nel Sud ha raggiunto il 19,7% mentre nel Nord è all’8,4% (10,9% al Centro). Il tasso di disoccupazione ha ampiamente sforato il 20% in Calabria (22,2%), Campania (21,5%) e Sicilia (21%) mentre è al 5,5% in Trentino e all’8,1% in Lombardia. In Campania nel 2013 lavoravano meno di 4 persone su 10 tra i 15 e i 64 anni (39,8%), un dato appena superiore al tasso di occupazione in Calabria (39%) e Sicilia (39,3%).

Comments (2)

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    TERRONE DOMENICO

    3 Marzo 2014 - 10:17

    IO O DECISO TORNO AL SUD PER APRIRE UNA PICCOLA IMPRESA TUTTA MIA DOPO QUASI 20 ANNI AL NORD TORNO PER CONTRIBUIRE A FAR RINASCERE LA DIGNITA ‘ CHE CI SPETTA E FAR SI CHE GLI ALTRI DEVONO VENIRE A LAVORARE DA NOI .SE VOGLIAMO LA CAMORRA SI ELIMINA

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    mauro

    3 Marzo 2014 - 11:24

    E Squinzi parla di riportare la questione settentrionale al centro delle attenzioni del governo Renzi che non ha speso una sola parola per il Sud, ma si sa, al Sud siamo piagnoni,ci lamentiamo sempre,e mentre un’ altra generazione emigra, o si arrangia,per non parlare di chi si perde in un presente drammatico ed un futuro senza speranza; cosa dire di più,credo che in alcune parti del Sud la disoccupazione giovanile sia ancora più alta,tutto quello che ha scritto Pino Aprile per il Sud anche per i decenni avvenire è fondamentale per capire le dinamiche di fenomeni che hanno radici lontane,ovvero nella volontà politica di bloccare al Sud ogni attività che possa essere anche lontanamente concorrenziale con i settori produttivi ed occupazionali del nord,basta pensare che si è aperto al marocco la possibilità di piazzare liberamente in italia i propri prodotti agricoli, danneggiando enormemente il mercato e la produzione di arance del meridione, credo che il governo italiano avrebbe agito diversamente se a rischio fossero le produzioni tipiche di certe parti del nord come il mais,il radicchio,o la soia; e mi fermo qui..

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