Questo sito contribuisce alla audience di

La #desertificazione del #Sud è solo colpa dei meridionali?

Shares

Più di centomila micro imprese create nel giro di pochi anni, per circa 220 mila occupati, prevalentemente giovani e donne. Tutto questo è avvenuto nel Sud, grazie ai fondi in favore dell’autoimpiego e dell’autoimprenditorialità.

L’annuncio, a metà agosto, dello stop alla misura per esaurimento delle disponibilità, peraltro relativamente modeste, non poteva passare sotto silenzio. La contraddizione tra i fatti  – minuscolo ma dissetante rubinetto strozzato – e le parole – reazioni di premier e governo ai traumatizzanti dati Svimez sul disastro Sud, con promesse di masterplan e valanghe di euro (70-80 miliardi) a sostegno del Mezzogiorno prossimo futuro  – era troppo stridente per passare inosservata.

Notizie come questa non sono eccezionali. Il regime di austerità imposto al meridione negli ultimi venti anni, con poche soluzioni di continuità, dai vari governi succedutisi alla guida dello Stivale, tra mancati pagamenti alle imprese da parte delle varie PA e addizionali Irpef e Irap che accrescono la pressione fiscale ben oltre la media nazionale, ricorda il famoso vizio del prete che predica bene e razzola male: come Paese abbiamo imputato alla Germania quello che, in concreto, realizzavamo a casa nostra.

La domanda che mi pongo, che pongo, è: ma la tragedia Mezzogiorno è solo colpa dei meridionali?

Aggiungendo subito: la questione non mi interessa ai fini di istruire processi diretti ad addebitare responsabilità. I Borbone lasciamoli agli storici. Che Napoli fosse nel 1860 la città di gran lunga più importante d’Italia, oltre al Nitti citato recentemente da De Masi, lo hanno ribadito agli anni nostri studiosi dalle origini insospettabili, quanto a partigianeria, come la belga Stephanié Collet.

Non è questo che conta oggi. Quello che mi preme chiarire è altro. E’ vero o non è vero che la cultura territorialista di ispirazione leghista ha condizionato pesantemente la politica e la conseguente legislazione interna del nostro Paese?

Vi è stata o non vi è stata una drastica diminuzione dei trasferimenti dallo Stato centrale alle regioni meridionali?

E’ vero o non è vero che la gestione politico economica degli ultimi anni di recessione ha inciso in maniera determinante su una distribuzione iniqua del fardello, nel senso che il Sud ha pagato in Pil e occupati molto più del resto del Paese?

Se si è tutti d’accordo su questi dati – e per quante contorsioni si possano fare, è difficile manipolare i numeri! – mi permetterei di porre altri due quesiti:

1) La drastica compressione dei consumi registratasi a Sud del Garigliano è stata funzionale agli interessi del Paese? O hanno ragione coloro che, come Srm, evidenziano che sarebbe stato meglio favorire investimenti nel Mezzogiorno, anche perché il 40% di quanto erogato torna a beneficio dell’economia del Centro-Nord?

2) Posto che sussistano dubbi e incertezze sull’opportunità di politiche dei due tempi, che affidino a un Nord ‘presunto motore italico’ il compito di rilanciare la marcia e trainare anche chi proceda al rallentatore, chi rappresenta ragioni e istanze del Sud?

Il declino dell’intero sistema Italia avvenuto in questo inizio di millennio induce obiettivamente a concordare con Srm. Quanto alla seconda risposta, formalmente è scontata. I vessilliferi del Sud sono i parlamentari meridionali, chi altro?

Il problema è che, come una catena di montaggio, domanda genera domanda. E il nuovo nodo da sciogliere, sulla base del ragionamento abbozzato, è: ma gli eletti del Mezzogiorno cosa facevano quando la berta Bossi (e poi Maroni e poi Salvini), filava il suo tessuto divisorio, con beneplacito dei partiti maggiori del centrodestra e del centro sinistra? Quando i fondi della coesione territoriale andavano a finanziare i cassintegrati in deroga, per ovvi motivi presenti massivamente ben oltre il Garigliano? Quando il federalismo pasticciato, ‘all’italiana’, veniva codificato per usare criteri standard o storici secondo le convenienze sociali e politiche del Centro-Nord?

La provocazione che lancio, io che rifuggo dall’idea di una contrapposizione uguale e contraria tra i territori, è: siamo proprio sicuri che la crescita, anche rivendicazionista, di un movimento meridionale non sia cosa buona e giusta?

Se questo fenomeno inducesse finalmente un risveglio delle coscienze anche nei partiti ‘tradizionali’, se i criteri di selezione della nuova classe dirigente politica meridionale venissero informati a una salutare, maggiore attenzione alla gestione equilibrata di politiche e normative nazionali, non sarebbe un grande passo in avanti?

Lungi da me riprendere chiavi interpretative della realtà che hanno fatto il loro tempo, ma, nel caso specifico, una dialettica fertile non potrebbe finalmente sfociare, come sintesi, in un futuro migliore per l’intero Paese?

Roberto Race

Sono nato a Napoli il 23 luglio del 1980, un anno importante che apre al decennio dai cui parte la mia formazione. Avevo quattro mesi quando il sisma ha devastato l’Irpinia ed ha creato a Napoli quel terremoto sociale da cui la città non ha più saputo uscire. Ciò mi ha segnato e legato fortemente a questa terra dandomi la voglia di rimboccarmi le maniche per migliorare lo stato delle cose. Gli anni 80 sono quelli che portano alla caduta del Muro di Berlino e della Cortina di Ferro, alla fine delle ideologie ed alla nascita di una nuova Europa. Ma sono anche gli anni della vittoria al Mondiale dell'82, degli scudetti e della Coppa Uefa vinti dal Napoli di Maradona, gli anni dei Queen e dell’avvento della televisione commerciale. Questi avvenimenti hanno influenzato molte delle scelte per la mia formazione e l’attività professionale successiva. Negli anni 90 ho iniziato a coltivare due grandi passioni: quella per il giornalismo e la comunicazione in generale e quella per la storia moderna e contemporanea e per la politica. Ed ora eccoci al dunque… Sono un giornalista professionista ed esperto in comunicazione e public affair laureato in Scienze Politiche all'Università L'Orientale di Napoli. Da maggio 2009 sono segretario generale della Fondazione Valenzi, istituzione internazionale impegnata nella cultura e nel sociale, dedicata a Maurizio Valenzi, l’ex parlamentare italiano ed europeo, sindaco a Napoli dal 1975 al 1983. Ho collaborato e collaboro con alcuni dei più importanti giornali italiani, ultimi tra questi Panorama, Economy e Il Sole 24 ore. Sono stato e sono consulente di alcune aziende italiane, come Fiera Milano, Isvor Fiat, Fater, Arti Grafiche Boccia, Nardelli Gioielli e Liu Jo Luxury, e di alcune istituzioni del Mezzogiorno, occupandomi soprattutto della comunicazione delle politiche industriali e di internazionalizzazione delle imprese. Dal 2004 al 2007 ho collaborato con la Rappresentanza della Commissione Europea in Italia per l’organizzazione di seminari di formazione per giornalisti e operatori della comunicazione sull’ Europa e le sue istituzioni. Durante il Secondo Governo Prodi sono stato consulente per le strategie di comunicazione del Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione. All'attività lavorativa ho affiancato l'impegno associativo, offrendo le mie competenze alle organizzazioni di cui ho fatto e faccio parte. Sono stato responsabile relazioni esterne della Fondazione Mezzogiorno Europa, il think tank che raccoglie l'eredità politico culturale del "Centro Mezzogiorno Europa" fondato nel 1999 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dell’ufficio stampa del Movimento Federalista Europeo, l’organizzazione fondata nel 1943 da Altiero Spinelli. Sono socio di Rena - Rete per l’Eccellenza Nazionale. Da ottobre 2008 sono Segretario Organizzativo di ARTETECA Network, responsabile ufficio stampa e relazioni istituzionali di EXPOSITO - Osservatorio Giovani Artisti e di INWARD - Osservatorio sulla Creatività Urbana; da novembre 2008 interlocutore della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù, per la creazione del primo “Tavolo tecnico sulla creatività urbana” ed il coordinamento delle ACU Associazioni per la Creatività Urbana d'Italia; da giugno 2010 consulente dell’ANCI Associazione Nazionale Comuni d'Italia per la “Valorizzazione della street art e del writing urbano”. Dopo aver conseguito la laurea, ho iniziato a collaborare con docenti di altri atenei affiancando alle materie che più mi hanno interessato le competenze acquisite in ambito professionale. Collaboro a Roma con la cattedra in “Politica economica internazionale” del Corso di laurea specialistica in Relazioni Internazionali della Facoltà di Scienze Politiche della LUISS e con il Master in Public Affairs, Lobbying e Diritto parlamentare della LUMSA, a Milano con il “Corso di Alta Formazione in Design del Gioiello” del Politecnico e a Napoli con la cattedra in “Comunicazione della moda” del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. Insomma mi dedico a diverse attività perché amo il mio lavoro e mi dà grande soddisfazione creare casi di comunicazione!

One comment

  • Avatar

    Alessia

    10 Settembre 2015 - 15:07

    Ma l’hai letto TERRONI di Pino Aprile? Ti cambia la vita…

    Rispondi

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top