Il #Sud di domani è una terra che deve credere nell’#innovazione e nella #cultura

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Matteo Renzi e Roberto Saviano discutono animatamente, ma in realtà hanno la stessa preoccupazione. Una preoccupazione giusta: quella di affrontare i problemi di un Mezzogiorno che viene descritto in modo impietoso dai dati e dalle statistiche diffusi in questi giorni. L’altissima disoccupazione, la presenza invadente della malavita organizzata, l’evasione fiscale e l’economia sommersa si aggiungono alle forme ormai intollerabili di “cattiva occupazione“.

Dovremmo smettere di ragionare sempre e solo in termini di conflitti. E’ arrivato il tempo di pensare con la volontà di costruire, di creare vere opportunità, di fondare nuovi modelli di buona occupazione. Dobbiamo fare questo recuperando un modo di governare il Paese guidato dalla capacità di avere visione; tenendo sempre a mente, in qualunque contingenza ci troviamo, che gli obiettivi devono essere di lunga durata, con quella lungimiranza che, mai come ora, si rende necessaria. Non parlare più di “interventi straordinari per lo sviluppo del nostro Sud“, mentre ancora a Taranto tante ragazze e ragazzi lottano per provare a cambiare il destino a loro riservato dalle polveri rosse della più grande acciaieria d’Europa.

C’è bisogno di investire in altro. Ecco le scelte su cui indirizzare gli sforzi: ambiente, cultura, ricerca, tutela del paesaggio, gestione dei rifiuti, energia, agroalimentare, turismo, innovazione legata ai processi produttivi. E dopo la grande scommessa di Expo si faccia, proprio nel Mezzogiorno, una grande scommessa sull’utilizzo delle risorse idriche. Dovrebbe essere l’impegno corale di una classe dirigente che vuole rivoluzionare davvero l’immagine e la realtà del Paese.

Facciamo tutti insieme lo sforzo di immaginare l’Italia e il Mezzogiorno tra dieci anni: chiediamoci come appariranno ai nostri figli, a un viaggiatore che vorrà visitare la penisola. Dobbiamo ascoltare i cittadini, ricostruire i rapporti di fiducia, dare spazio e dignità al lavoro delle moltissime forme di associazioni che in questi anni hanno svolto i mestieri dello Stato, al posto dello Stato. Dobbiamo far questo per non commettere più gli errori fatti nel passato.

Ecco l’Italia del futuro: un Paese che ha sanato le ferite impresse dalla speculazione, che è stato capace di recuperare la bellezza del suo paesaggio, che ha saputo ritrovare nelle parole della Costituzione il valore della tutela della sua cultura autentica, che ha definito un modello di sviluppo industriale sia tenendo conto delle sue caratteristiche geofisiche, che salvaguardando le grandi tradizioni che attraversano la sua storia. Un Paese che ha creduto nell’innovazione e nel valore della cultura, nel valore del lavoro, del rispetto delle regole, delle pari opportunità. Far cambiare verso al Sud non è solo una questione di denari: c’è bisogno di dare una prospettiva, una speranza ai nostri giovani, che vivono di connessioni digitali ma che, spesso, non hanno accesso ad internet ad alta velocità, perché il servizio non copre ancora tutto il territorio nazionale.

Ma per far questo dobbiamo ragionare sul Mezzogiorno e sull’Italia in maniera strutturale, evitare che sia il dibattito di un’estate e poi nulla più. Dobbiamo credere che il Mezzogiorno potrà avere tassi di sviluppo (sostenibile) impensabili nelle altre zone della penisola e dell’Europa, grazie a una quantità e a una qualità di talenti e di ricchezze naturali che rischiamo di disperdere e che, invece, non possiamo assolutamente più permetterci di sprecare. E dopo Expo si faccia, proprio nel Mezzogiorno, un piano per la valorizzazione dei beni comuni, iniziando dall’utilizzo pubblico delle risorse idriche. L’orgoglio, la creatività e il coraggio sono tratti distintivi che non sono mai mancati in chi è nato al Sud, e a chi ancora oggi sale su un aereo a basso costo per cercare fortuna altrove, così come i suoi nonni si ammucchiavano su treni merci, alla ricerca di fortuna in Svizzera o Germania.

Il governo italiano faccia allora una grande scommessa, che parta proprio da un luogo del Mezzogiorno. Disegni un modello partendo dai territori: non scriva l’ennesimo piano straordinario calato dall’alto. Decida che questo luogo sarà la nostra Silicon Valley, un distretto tecnologico che produca innovazione legata ai processi produttivi. Ad esempio: dando in questo parco la possibilità di scrivere nuovi software a cui nessuno, se non un italiano, penserebbe e, perché no, realizzando nello stesso luogo gli studi per realizzare serie televisive per il web (chiedendo alla Rai di svolgere il suo mestiere di principale azienda culturale del Paese) che raccontino meglio di qualunque altro medium, a tutto il mondo, la nostra identità. Il governo affidi ad una commissione il compito di definire le caratteristiche urbanistiche e industriali per destinare l’area scelta a diventare il più grande parco tecnologico d’Europa. Chieda ad una delle società che controlla direttamente di varare un piano di investimenti strutturali per realizzare il progetto. Si invitino tutte le società e le associazioni che lavorano nel mondo digitale a presentare progetti ed idee. Ambiente, agricoltura, design, comunicazione, moda, turismo, saranno alcuni dei temi al centro dell’attenzione e dello sviluppo: si sceglieranno i migliori progetti ed entro poco tempo, in totale trasparenza, si darà via alla loro realizzazione. Si pensi sin dall’inizio questo distretto come un luogo pieno di bellezza: il parco accoglierà il campus tecnologico (dove confluiranno le università che già operano su questi temi), le strutture operative, le aule, i laboratori, ma anche le residenze, le mense, i luoghi di vita comune. Quello che sorprenderà è che c’è più di una generazione pronta a raccogliere questa sfida.

Una sfida che anche la politica deve fare propria, perché la più grande emergenza che stiamo vivendo è la crisi di fiducia. No, non sarà difficile realizzare tutto questo per i cittadini di un Paese che ha visto la nascita dell’Olivetti, se tutti affronteremo questa sfida con entusiasmo, spirito di condivisione e una forte determinazione: lavorare per lo stesso obiettivo di un futuro migliore.

Massimo Bray

Massimo Bray è nato a Lecce, ha studiato a Firenze, vive a Roma. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia, conseguita nel 1984 e un itinerario da borsista a Napoli, Venezia, Parigi, Simancas, nel 1991 entra all’Istituto della Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, come redattore responsabile della sezione di Storia moderna dell’Enciclopedia La Piccola Treccani. Non lascerà più l’Istituto, fino all’elezione al Parlamento: nel 1994 ne diviene il direttore editoriale. In questo ruolo, mantenendo intatto il rigore che contraddistingue un’istituzione culturale di così grande prestigio, ne ha seguito l’apertura al web con grande entusiasmo. Il progetto di definire l’Enciclopedia degli italiani online è il modo di interpretare la missione della Treccani nel XXI secolo. La scelta è quella di mettere a disposizione di un numero sempre maggiore di utenti un patrimonio di conoscenza di alta qualità; la convinzione è che il nostro Paese debba elaborare nuove forme di gestione del patrimonio culturale, coniugando la forza dei contenuti con le innovazioni tecnologiche. Massimo Bray è stato anche direttore responsabile della rivista edita dalla Fondazione di cultura politica Italianieuropei, che ha tra i suoi principali obiettivi quello di elaborare analisi e riflessioni pubbliche sui nodi cruciali dell’innovazione politica ed economica europea. La fondazione è un luogo di incontro tra le diverse tradizioni culturali del riformismo italiano. Sull’edizione italiana di Huffington Post è autore di un blog dedicato all’esperienza della cultura, con particolare attenzione all’editoria tradizionale e digitale. Ha presieduto il consiglio d’amministrazione della Fondazione La Notte della Taranta, che organizza il più grande festival europeo di musica popolare, dedicato al recupero della pizzica salentina e alla sua fusione con altri linguaggi musicali, dalla world music al rock, dal jazz alla sinfonica. Grazie al lavoro del gruppo di competenze che gestisce la Fondazione e soprattutto alla straordinaria coralità dei talenti musicali coinvolti nell’Ensemble Notte della Taranta, il festival è divenuto, negli anni, un riconosciuto modello culturale che, di edizione in edizione, non cessando di produrre nuove forme di elaborazione artistica, ha cominciato a produrre interessanti economie per il territorio. Alle elezioni politiche del 2013 è stato eletto deputato nelle fila del Partito democratico e il 28 aprile 2013 è stato nominato ministro per i Beni, le attività culturali e il turismo del governo presieduto da Enrico Letta. Su Twitter è @MassimoBray.

Comments (8)

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    camillo capobianco

    16 Agosto 2015 - 19:16

    Il SUD non puo’ essere tra dieci anni, ci vogliono provvedimenti immediati che portino ossigeno alle famiglie e non situazioni che col cambio di governo verranno abbandonate. Iniziare dal SUD gli appalti per il miglioramento delle strutture scolastiche.Iniziare immediatamente i lavori per la manutenzione delle strade. Obbligare i Comuni il cambiamento energetico pena multe, l’illuminazione al led non è presa in considerazione dal 90% dei comuni del sud. Lo smaltimento rifiuti viene affrontato con metodi obsoleti, ci sono impianti che differenziano automaticamente il rifiuto urbano, facendo diventare produttivo il rifiuto. MA IMPORTANTE SAREBBE E’ IMMEDIATO UN DECRETO CHE RIDUCESSE NOTEVOLMENTE IL COSTO DEL CARBURANTE AL SUD, PENALIZZATO PER LA MANCANZA DI TRASPORTI ADEGUATI E QUINDI PENALIZZANTE SINO AL 30% DEL REDDITO SULLE FAMIGLIE GIA’ IN STATO DI POVERTA’. Si smaltiscono ancora in mare le acque reflue, questo dovrebbe essere vietato e non creare strutture di smaltimento in tal senso che inquineranno le coste del SUD che sono petrolio per le popolazioni del meridione. Il decidere lentamente perché intanto il SUD diventi terzo mondo e facilmente appetibile per gli squali dell’imprenditoria e finanza?

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    Antonio Ferrari

    17 Agosto 2015 - 01:58

    il sud deve credere e sapere che nessuno gli toglierà le castagne dal fuoco! tanto più lo “stato” al quale si appella sempre!

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    Antonio Ferrari

    17 Agosto 2015 - 02:05

    l’italia si divide in due parti: una europea, che arriva all’incirca a roma, e una africana o balcanica che và da roma in giù. L’italia africana o balcanica è la colonia dell’italia europea.

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    antony

    17 Agosto 2015 - 08:58

    la testa non deve esistere solo per dividere le orecchie.
    Bisogna avere modestia,capacità e umanità.
    Basta ai protezionismi o falsi umanismi, diciamo no al nepotismo, alla massoneria alle mafie, alle prepotenze alla sete di potere. PI§ giustizia, uguaglianza, democrazia,

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      camillo capobianco

      17 Agosto 2015 - 13:19

      Il SUD non è il luogo delle mafie la vera mafia è al Nord, gente che vende i rifiuti al Sud in modo illegale, i rifiuti di Napoli provengono dalle industrie del Nord non dimentichiamolo. I veri affari delle mafie avvengono al Nord. Sono convinto che al Nord la corruzione fa parte del modus vivendi degli imprenditori e politici e quindi si accetta passivamente perché le opportunità di appaltare e investire non mancano. Società importanti come ILVA sono state cedute quasi gratis a costi irrisori e con agevolazioni senza limiti. Si stanno aspettando gli appalti per le infrastrutture che prenderanno solamente società del Nord perché sono le sole che hanno le certificazioni e pur non avendo maestranze assunte daranno in appalto i lavori. E’ questo che non fa ripartire il SUD, la mafia degli appalti. Gli interventi al SUD devono far crescere le Società Meridionali. Se non cresce la classe imprenditoriale non cresce il SUD. Presenza di lavoro diretto senza intermediari al SUD.

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        Antonio Ferrari

        17 Agosto 2015 - 18:55

        e il sud non dice mai di no! questo povero sud, è sempre colpa dei nordisti della storia che li ha fatti così dell’ignoranza, il sud! appunto è la colonia del nord!

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    camillo capobianco

    18 Agosto 2015 - 10:08

    Non certo l’ignoranza, la maggior parte dei laureati italiani e Meridionale, forse le opportunità maggiori al nord che ha concentrato le industrie e le vie di comunicazioni con il mondo intero. la possibilità di incontri tra finanza e industria ha portato ha uno sviluppo smisurato del nord a spese del SUD. E’ difficile creare una classe imprenditoriale dove tale esperienza è stata poco sviluppata, al SUD l’imprenditoria è artigianale non industriale. Anche il cooperativismo è inaccettato, ancora paure di perdere il proprio orticello. Il lavoro che arriva creando delle mega-industrie imposte dal potere politico e non sviluppato dalla popolazione del territorio è una forma di neo-colonialismo.iL sud DEVE RIPARTIRE CON PROPRI IMPRENDITORI CHE DEVONO SVILUPPARE LE PROPRIE RELAZIONI INTERNAZIONALI E CONSOLIDARE GLI INVESTIMENTI SUK TERRITORIO.

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    Antonio Ferrari

    19 Agosto 2015 - 19:05

    la maggior parte dei neolaureati è meridionale!? che poi vengono al nord e al centro a Roooma ad occupare cariche pubbliche ed altro, ma, non con la mentalità moderna, aperta, progressista, attuale. ma, bigotta della loro terra, piena di pregiudizi, preconcetti, inibizioni si dice che i meridionali non avendo sbocchi sociali, locali per divertirsi possibilità in generale specialmente nell’entroterra per socializzare in particolare nel sesso; allora si rifugiano nello studio! rimanendo però quello che sono! frutti della loro terra.e mentalità. non basta essere colti e laureati per essere bravi anzi la cultura e lo studio li rende anche più pericolosi sotto certi aspetti, se la testa e l’ottica rimane quello che è! entrare in certi luoghi pubblici a roma, e sentir parlare, sembra di essere catapultati nei quartieri spagnoli a napoli, o nella vucciria palermitana!

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