Se il piccolo utente fa causa al colosso: il caso di due fratelli siciliani bloccati da Google

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Due fratelli, Davide e Martino Giorgianni, da Rometta superiore, piccolo paesino del Messinese, hanno inferto un duro colpo allo strapotere delle multinazionali. Il colosso in questione, in questo caso, è Google e il primo dei due fratelli a cui è toccata la “censura” è stato Martino, 42 anni, al quale è stato chiuso, in maniera del tutto ingiustificata, il proprio account di distribuzione di App sul Play Store di Google.

Tra l’altro, Martino per aprire l’account aveva versato alla Google Payment Ltd la somma di 25 dollari che non gli è stata rimborsata dopo la chiusura. Il giovane siciliano, però, non si è perso d’animo e con l’assistenza dell’avvocato Andrea Caristi, del Foro di Messina, ha citato la Google Payments Ltd dinanzi al Giudice di Pace di Rometta per richiedere la restituzione della somma.

Google, attraverso lo staff del prestigioso studio romano e con ben quattro avvocati, di cui uno messinese come i fratelli Giorgianni , si è costituita in giudizio fornendo una sostanziosa memoria difensiva e sollevando numerose eccezioni di giurisdizione, asserendo la competenza dei Tribunali di Santa Clara (California) o del Regno Unito (Galles), ma nulla è valso a convincere il Giudice di Pace di Rometta che, ritenuta la sua competenza e giurisdizione, ha condannato il colosso a restituire a Martino i 25 dollari oltre al pagamento delle spese legali.

Senza dubbio, parlando di una piccola cifra, i 25 dollari pari a circa 22 euro, la questione è puramente di principio e rientra in quel dogma collettivo per il quale è impensabile che il piccolo utente del web sfidi il gigante informatico.   

La storia, però, si fa più complessa per quanto riguarda il contenzioso che porterà a giudizio a fine ottobre Google incorporated, quindi la società principale, contro l’altro fratello, Davide Giorgianni, talento dell’informatica di 32 anni e titolare della One Multimedia, bloccato cinque anni fa da Google.

Siamo nel 2012 e Davide, già sviluppatore di giochi di successo internazionale, crea un’app molto innovativa attraverso la quale visionare su device mobili Android un formato fino a quel momento non utilizzabile. Il genio informatico di Rometta, allora ventisettenne, realizza un sogno colmando un gap tecnologico mondiale. È un’associazione di tutela dei diritti audiovisivi che nota e segnala la novità a Google che, per tutta risposta, chiude l’account di Davide, impedendogli qualunque attività.

Il gigante di Mountain View finisce, così , per bloccare completamente i due fratelli di Rometta e, mentre si attende un probabile appello sul caso di Martino nel quale si proverà nuovamente a far leva sulla questione della sede di competenza del giudizio, avrà inizio l’altro processo contro Davide.

 

Anna Laura Maffei

Giornalista, blogger ed esperta di comunicazione, scrive di innovazione e tecnologia, di sociale, di cultura e di scuola. È communication manager e vicepresidente di Digital Media, partner editoriale di ANSA.it, già service giornalistico di Tiscali.it e main partner di RestoalSud.it, portali d’informazione per i quali scrive i suoi articoli. Per la testata RestoalSud.it ricopre il ruolo di caporedattrice dal 2014, ha curato la selezione e l’editing dei testi dell’omonimo libro ("#RestoalSud", Pietre Vive Editore, 2018) ed è coordinatrice didattica della Resto al Sud Academy, l’incubatore di talenti digitali del Mezzogiorno. Opera come consulente ed esperta di comunicazione digitale e social media per PMI e Startup e svolge attività di ufficio stampa. Ha collaborato con diverse testate informative, rigorosamente “all digital”, tra cui Gosalute.it, TerzoSettore TV e Look Out TV, quest’ultima tra le web tv di riferimento nell’ambito del racconto delle culture, diretta da Claudio Martelli, di cui è stata project manager. È coautrice della seconda edizione di “Brand Journalism. Storytelling e marketing: nuove opportunità̀ per i professionisti dell’informazione” (edita dal Centro di Documentazione Giornalistica).

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