Silvio Spaventa: l’Abruzzo che pensa Italia

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Ultimamente, si è ravvivato l’interesse per l’opera di Silvio Spaventa, per la originalità della concezione che aveva dello strumento della politica, come leva  per il progresso della Nazione e della crescita spirituale dei suoi cittadini. Riteneva, che la filosofia,  fosse alla base di ogni azione di buona politica, il riferimento sicuro di sostegno al cammino retto da forte idealità, base essenziale per edificare la Comunità buona. La sua limpida e trascinante azione, di patriota, oppositore di primissimo piano ai Borboni di Napoli, per la costruzione dell’Italia unita; e poi da Statista dell’Italia nuova, seppe dimostrare rara capacità innovativa, nello svolgimento della sua opera, negli incarichi di primo piano che gli furono affidati.

Si distinse già agli albori della costruzione dello Stato unitario, come persona inflessibile nello svolgimento delle sue responsabilità di governo, orientate a preservare la nuova realtà, dalla corruzione, dagli opportunismi e da compromissioni con esponenti del vecchio regime. Nel contempo fu anche critico lungimirante, per alcune scelte che a suo parere, avrebbero allontanato le popolazioni meridionali dagli ideali unitari, ed alimentando scetticismo rispetto al nascente Stato italiano. Intuiva già nei primi passi della costruzione della nuova Italia, i germi che avrebbero depotenziato la forza morale della rivoluzione liberale, che lo aveva visto come esponente di spicco, nel panorama politico nazionale.

Decisiva, fu la sua proposta, sostenuta con il suo consueto impegno stringente, per il varo di un luogo di esercizio della giustizia amministrativa, distinto dalle funzioni del Governo politico, per la salvaguardia dei diritti dei cittadini, dalla pratica illiberale della discriminazione, mossa da chi, forte del potere affidato in nome dell’intero popolo italiano, penalizzava gli avversari e privilegiava i propri sostenitori.

Fu anche determinante il suo slancio politico  pluriennale per la nazionalizzazione delle ferrovie, in quel tempo gestite maldestramente da imprese prevalentemente straniere, disinteressate allo sviluppo della universalità del servizio di trasporto dell’intero paese. A distanza di molto più di un secolo, con il logoramento di quelle riforme, fiaccate dalla corrosione del tempo, si ripropongono gli stessi temi problematici, seppur in forme nuove e diverse.

In tal senso le intuizioni di Spaventa, tornano nuovamente utili ad ispirare cose nuove, per il cambiamento degli attuali nodi istituzionali da sciogliere, e delle scelte di sistema per lo sviluppo del paese. Il varo della IV sezione del Consiglio di Stato, progettato e poi diretto da Silvio nell’ultimo scorcio della sua lunga carriera di uomo di Stato, ci avvicinò alle società avanzate, come quella del Regno Unito e dell’allora Impero Tedesco.

Va ricordato, che tanto era il credito che aveva nel paese per la chiara sua coerenza di pensiero e di azione, che gli stessi esponenti della sinistra parlamentare, di cui egli era fiero e deciso oppositore, alternativi alla sua Destra storica, gli affidarono di costruire di sana pianta e di dirigere ciò che aveva così a lungo auspicato e progettato. Quella svolta epocale di civiltà e di innovazione, si innestò in un quadro sociale e politico nazionale, molto diverso da quello odierno.

Infatti la modernità della attuale comunità, con la relativa recente nuova configurazione dello Stato delle Autonomie, e a 50 anni dal varo dell’Istituto Regione, rende non rinviabile il cambiamento, che comunque avverrebbe in ritardo, rispetto ai guasti  palesi che si sono già prodotti e manifestati da tempo. Infatti si rende necessaria una revisione profonda degli strumenti di garanzia, per riproporre in termini nuovi, la stessa esigenza di imparzialità e di giustizia, allo scopo di riparare i cittadini dalla invadenza dei poteri amministrativi e governativi. Ciò è  necessario, qualora rimanesse lo statu quo, per evitare la conseguente rovina dei diritti della persona e della propria autonomia e libertà, tanto sottolineata dalla nostra Costituzione, così attenta ai pesi e contrappesi di poteri, necessari per la convivenza civile e sviluppo della democrazia. Questa impellente fortificazione degli strumenti di garanzia, sono irrinunciabili nella società complessa e moderna, per preservare la credibilità della Democrazia Repubblicana, sempre sottoposta al decadimento, quando i suoi fondamenti costitutivi vengono resi opachi ed ancor peggio calpestati.

L’altro nodo che si riattualizza, rispetto alle analisi e lotta di Silvio, è quello delle Ferrovie.  Possiamo affermare che oggi non ci sono monopoli odiosi, come quelli della seconda metà dell’Ottocento. Anzi, la non frammentarietà, che garantisce la sufficiente dimensione della azienda erogatrice del servizio di trasporto, di per sé è condizione essenziale per servire pienamente gli interessi generali:  è argine alla decomposizione della organizzazione dei trasporti, necessaria per disporre della credibilità occorrente, per assicurarsi capitali di investimento per opere complesse e costosissime. Ecco perché, il sostanziale monopolio naturale, detenuto da Ferrovie Italiane, è garanzia di qualità ed universalità del servizio: nel contempo, la rete ferrata di proprietà dello Stato, ci permette ampiamente, la tutela degli interessi pubblici.

Ma negli ultimi decenni, sono riemersi alcuni temi antichi, che a parere di famiglie ed imprese, vanno affrontati con vigore e celerità. Ci riferiamo all’alta velocità, che pur nella parzialità della sua diffusione nazionale, ha reso il trasporto ferroviario,  una alternativa validissima rispetto ai trasporti aerei e quelli su gomma. Però, siamo ben lontani dall’aver messo le popolazioni di ogni territorio in parità di condizione , ed  il trasporto delle merci, dotato di un piano nazionale funzionale alla efficienza trasportistica, fondata sulla intermodalità marittima e ferroviaria, che in altri paesi OCSE è dato da lungo tempo per scontato: cioè l’agevole ed ordinata divisione dei compiti tra le ferrovie, le vie aeree, le vie del mare e quelle stradali.

In tal senso, i collegamenti marittimi, nel versante Adriatico e quello Tirrenico, unitamente alle ferrovie, dovranno essere in grado di rendere più agevole il trasporto di merci e di persone, per disinnescare l’eccessivo ricorso del trasporto su gomma – soprattutto in quello autostradale delle merci – come sembrava potesse avvenire attraverso il programma dell’Unione, con il piano Trans european network transport. Abbiamo detto che Spaventa si batteva  nel propugnare la nazionalizzazione delle ferrovie, per garantire ad ogni cittadino le stesse opportunità, in ogni luogo della Nazione. Per questa ragione denunciava il disinteresse delle Compagnie private di quel tempo, ad investire nel sud insulare e peninsulare, come nelle zone periferiche e montuose  del centro e del nord, causa che aveva relegato quelle aree allo svantaggio rispetto alle grandi aree urbane, e che però assicuravano lauti guadagni, ma non investimenti.

Il problema è nuovamente lo stesso: occorrerà provvedere ad un piano che sappia riassorbire le differenze di opportunità, per ottenere l’agevole circolazione di ogni cittadino della Repubblica. In questo senso si colloca la delibera del CIPE di agosto scorso, che può assicurare cospicue risorse, per ammodernare e velocizzare la via ferrata tra PESCARA e Roma, praticamente intoccata dai primissimi anni del secolo scorso. L’evento che abbiamo intitolato “Silvio Spaventa: l’Abruzzo che pensa all’Italia” è stato concepito proprio per incitare a raccordo, idealmente e concretamente, i vari livelli di governo, la amministrazione di Ferrovie Italia, e i responsabili della giustizia amministrativa, insieme al magnifico rettore della Lumsa, studioso di Silvio Spaventa, ed al vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, proprio per contribuire a trovare soluzioni nuove, legate a principi antichi, capaci di sviluppare l’Italia, e con essa il nostro Abruzzo.

Il Paese ha bisogno di uno slancio nuovo, che non può che fondarsi su antiche aspirazioni di giustizia sociale e di convivenza civile, indispensabili per educare i giovani all’amore per la propria comunità, ad esercitare libertà ed autonomia responsabile, allo sviluppo ordinato delle nostre comunità. Il nostro conterraneo Silvio Spaventa, aveva salde queste convinzioni, e per questo ha saputo progettare le innovazioni necessarie, per poi governarle magistralmente.

Raffaele Bonanni

Raffaele Bonanni (Bomba, 10 giugno 1949) è un sindacalista italiano, dal 2006 segretario generale della CISL, confermato nel 2009 e nel 2013; si dimette il 24 settembre del 2014. Abruzzese di Bomba, provincia di Chieti, dopo il diploma all'istituto commerciale ha iniziato a lavorare come manovale in un cantiere edile della Val di Sangro, viene eletto delegato sindacale aziendale presso la Impresa Farsura, successivamente si iscrive alla CISL. Ha frequentato nel 1972 il "corso lungo" presso il Centro Studi della Cisl a Firenze. Prosegue la sua attività sindacale in Sicilia, dove si impegna alla costruzione di movimenti antimafia ed al varo di norme in edilizia contro lo sfruttamento degli edili e contro i sub appalti gestiti dalla mafia. Nel 1981 diventa Segretario Generale della CISL di Palermo e nel 1989 viene eletto Segretario Generale della CISL siciliana. Partecipa insieme a Leoluca Orlando alla costruzione di movimenti nel mondo cattolico per il rinnovamento della politica e delle istituzioni. Nel 1991 viene chiamato a dirigere la Federazione nazionale della Cisl dell'edilizia dove riesce ad incrementare fortemente le adesioni al sindacato ed a far adottare al parlamento norme di garanzia per i lavoratori di quel settore. Propone l'adozione del DURC (documento unico di regolarità contributiva) che prima riesce a far valere per l'edilizia e poi successivamente, eletto segretario della CISL, riesce a farlo estendere per tutti i lavoratori. Il 16 giugno 2014, il neo rettore dell'Università di Salerno, Aurelio Tommasetti, gli conferisce laurea honoris causa in economia. Entra a far parte della Segreteria Confederale della CISL per la prima volta il 16 dicembre 1998 e viene riconfermato Segretario Confederale nei congressi del 2001 e del 2005. Il 27 aprile 2006 succede a Savino Pezzotta come Segretario Nazionale, carica a cui è stato riconfermato nel congresso del 24 maggio 2009 e del 15 giugno 2013 . Si è dimesso dalla carica di Segretario Generale il 24 settembre del 2014. Nel Febbraio 2015 insieme a Raffaele Marmo e altri 5 soci fonda Italia Più. È sposato con Teresa, dirigente in pensione di Poste Italiane, ed ha tre figli, Donato, Raffaella e Denise.

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