Il giovane imprenditore calabrese che con una startup ha conquistato l’America. E l’Europa

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Non è un caso incontrare talenti nostrani, in particolare calabresi, che fanno impresa altrove, ed è sempre meno un caso riscontrare in questi imprenditori di nuova generazione il desiderio di migliorare le condizioni affinché sia più facile sviluppare e sostenere il movimento delle startup che in questi ultimi anni ha mostrato numeri in continua crescita.

Daniele Calabrese è di Cosenza, classe 1975 e studi in Scienze Politiche, appassionato di tecnologia si trasferisce negli Usa per lavorare nella Banca Mondiale. Ma ben presto si rende conto di aver maturato un obiettivo ben diverso da quello di far carriera in una prestigiosa istituzione internazionale. In uno dei tanti viaggi in Africa, si rende conto che ci sono alcuni elementi determinanti e caratterizzanti la vita sociale dell’uomo e che sono proprio tali elementi a contraddistinguere in ogni parte del mondo la tendenza delle persone a socializzare e stare in gruppo.

Uno di questi elementi è la musica. Dal 2008 l’ intuizione di Daniele e il sogno di restituire alla musica la sua dimensione sociale e il suo valore aggregativo tra persone, diventano una startup che si chiama Soundtracker e la tecnologia si riscopre non il fine ma il mezzo per recuperare una forma di comunicazione molto importante quale è, appunto, la musica.

Negli anni, i numeri di Soundtracker crescono enormemente coinvolgendo un mercato giovane e globale che utilizza l’App per creare e condividere la propria musica con le persone che stanno attorno e non solo. 32 milioni di brani con crescita settimanale di 40-50k, 1 milione e 700 mila artisti, 4 milioni e 800mila downloads di cui 1 milione di utenti attivi e raggiungibili su dispositivi (computer, tablet e smartphone) iOS, Android, Windows Phone Windows 8, Nokia, Java e BlackBerry 10 oltre che via Web; 37 e più milioni di stazioni create; 115 e più milioni di play per le stazioni; 55 e più milioni sessioni di ascolto. Numeri che rendono orgoglioso Daniele e ci proiettano a discutere delle differenze tra il contesto USA ed Europeo in merito alle startup.

In un mercato americano che guarda molto a se stesso e ai propri prodotti, nel quale difficilmente uno “straniero” che realizza il proprio prodotto in Europa riesce ad entrare e ad avere successo, Daniele afferma che non sarebbe affatto poco lungimirante favorire la crescita del mercato europeo affinché diventi più ricettivo alle startup e capace di sostenerle in tutte le loro fasi di crescita. Infatti, il mercato del mobile che ha una crescita esponenziale enorme e le stesse proiezioni per il futuro saranno certamente superate dalla realtà. Per essere all’altezza di un mercato USA che vive di grandi investimenti privati e politiche di Tax break, l’Europa dovrebbe iniziare a rispondere facendo aumentare i volumi di investimento dei Venture Capital e non soltanto il numero delle competition che danno pochi soldi alle startup per abbandonarle quando iniziano a crescere.

La proposta di Daniele è molto semplice, per quanto complessa nella sua realizzazione visto le difficoltà che i Paesi europei incontrano nel parlarsi tra di loro e nel progettare insieme qualcosa che non siano le restrizioni economiche o i patti di stabilità. “Trans-border Operation”, ovvero creare venture capital che abbiano investimenti provenienti da più Paesi europei e creino così delle collaborazioni transeuropee in favore delle startup, perché da soli Paesi come l’Italia, la Francia, la Germania, etc. non potranno mai raggiungere il volume di investimenti che esiste negli Usa per questo settore.

Certo, sistemi come quello della Sylicon Valley non sono replicabili in altri contesti, ma Daniele è convinto che si possa trovare una strada europea per incentivare e sostenere il cammino di nuove aziende che nascono con l’obiettivo di innovare. Bisogna iniziare a “pensare europeo”, dice Daniele, prendendo dagli USA alcuni esempi che aiutano le startup a diventare aziende come il Tax Break, incentivi pubblici nella fase di fatturazione delle startup (ovvero l’esonero dal pagamento delle tasse per qualche tempo…cosa che in Italia è impossibile visto che le aziende sono tassate ancora prima di iniziare ad operare, e non fa differenza se sei una startup), oppure stimolando le startup a creare più sedi della propria azienda in diversi Paesi europei, per raccogliere maggiori opportunità e pensare in globale.

Soundtracker è una azienda che impiega 23 persone e ha una doppia anima: il quartier generale si divide tra Washington, dove Daniele vive con la famiglia, e Cagliari, da lui considerata come la culla europea di Internet – la prima città europea a dotarsi di un quotidiano online, L’Unione Sarda, già nel ‘94. A lavorare in questa azienda , dunque, non ci sono solo americani, anzi molto forte è la componente italiana.

Tutto questo ha un preciso significato e da un messaggio molto chiaro che si traduce nelle parole di Daniele quando gli chiedo come si vede in futuro : “sono molto interessato a contribuire allo sviluppo del sistema Europa attraverso il recupero di una identità europea e di quella self-confidence che vuol dire credere nelle capacità, nel talento e nelle idee che nascono dalla nostra storia in quanto europei, in quanto italiani”.

Anna Laura Orrico

Sono a nata a Cosenza nel 1980 e sono da sempre convinta che qualunque forma di cambiamento (sociale, economico, politico, etc.) possa nascere e crescere solo con la spinta “dal basso”, ovvero di un gruppo di persone o di comunità che sperimentano ogni giorno cosa vuol dire provare a cambiare direzione e farla cambiare anche agli altri. Mi sono laureata all’Università della Calabria in Scienze Politiche e ho fatto qualche esperienza interessante nella cooperazione internazionale, seguendo un progetto in Burundi. Ho viaggiato e sperimentato me stessa in diversi progetti, tutti sempre a stretto contatto con l’idea che si può immaginare e lavorare per migliorare qualcosa di ciò che sta intorno a noi. Ritornata in Calabria mi sono immersa nella sfida di dare concretezza e identità all’Associazione Io resto in Calabria con la quale ho realizzato tanti progetti di rinascita civile e morale, rivolti in gran parte ai giovani: Gocce di (buona) politica, scuola di cittadinanza attiva e partecipazione politica; Calabria Day, iniziativa che ogni anno si pone l’obiettivo di raccontare la Calabria delle storie positive e farlo coinvolgendo i protagonisti delle stesse e i giovani per far si che non credano che la nostra regione è solo ‘ndrangheta e malaffare. Sono una Project Manager del cambiamento, se posso osare, perchè mi piace coinvolgermi in tutte le iniziative dove è possibile esprimere un linguaggio nuovo, che parli di merito e non di raccomandazione, che parli di poter fare qualcosa piuttosto che apsettare che qualcuno ci regali qualcosa. Oggi sto lavorando per far nascere a Cosenza il primo Talent Garden del Sud Italia. Sarà uno spazio di coworking dedicato all’innovazione, da tutti i punti di vista e con tutte le idee talentuose che stanno emergendo e potranno avere una casa dove sperimentarsi.

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