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“Il teatro è il modo migliore di stare al mondo”

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In queste settimane lo stiamo vedendo nella fiction de La Dama Velata di Rai1 che vede come protagonisti Lino Guanciale e Miriam Leone. Nel cast, troviamo anche il bravissimo Paolo Mazzarelli, il quale mi ha concesso quest’intervista. Paolo è un volto assai conosciuto per il pubblico del piccolo schermo per aver preso parte alla seconda stagione di “Rossella” nel ruolo del cattivissimo Giuliano Sallustio. Per due anni, ha fatto parte alla sitcom Camera Cafè, ha partecipato anche a “Medicina Generale”. Al cinema, lo abbiamo visto nel film “Vallanzasca – Gli angeli del male”, dove interpreta l’autista della banda. Paolo, tuttavia, nasce come attore teatrale e il teatro è e rimarrà la sua più grande passione.

Chi è Paolo Mazzarelli?
Oddio, domanda impossibile. Diciamo così: un uomo di quaranta anni che sente di aver già vissuto tante vite, ma spera in futuro di poterne vivere ancora altre, inaspettate. Uno che spera di scoprire chi è giorno per giorno, passo dopo passo. Quindi forse un esploratore, un curioso cronico, un appassionato di sfide, di scoperte, di bellezza. Un innamorato della vita, insomma.

In questi settimane ti vediamo nella fiction di Rai1 “La Dama Velata”. Per quali motivi hai accettato di fare parte di questo nuovo prodotto televisivo?

Il regista de La dama velata è Carmine Elia, con cui avevo già lavorato in “Rossella”, dove ero il protagonista maschile. Quando Carmine mi ha detto che c’era un piccolo ruolo per me ne “La Dama Velata”, ho accettato perché lo stimo e perché in quel momento avevo voglia e bisogno di lavorare.

Ci racconteresti meglio il tuo personaggio?
Interpreto Gerard, un musicista mezzo fallito che è stato amico di gioventù di Guido, il protagonista interpretato da Lino Guanciale, quando i due vivevano insieme a Parigi. Gerard rappresenta per Guido il passato che ritorna, un passato però carico di segreti e di ombre.

Cosa vorresti che arrivasse del tuo personaggio al pubblico del piccolo schermo?
Con Gerard si trattava di “raccontare”, recitandolo, un personaggio border-line, un bohémien, un vizioso dedito alla musica e all’oppio in egual misura, uno col sorriso triste stampato in faccia, ma anche un ricattatore e, in qualche misura, un fantasma. Uno che dovrebbe suscitare nello spettatore un misto di pietà, di fascino e inquietudine. Per essere un piccolo personaggio, sono tante cose da raccontare!

Perché hai scelto di entrare a far parte del mondo dello spettacolo?
Ho scelto di fare teatro, non recitazione. E l’ho scelto semplicemente perché ho ritenuto che il teatro potesse essere, per uno come me, il modo migliore di stare al mondo. Se è vero infatti che è un mondo durissimo (e a volte sconfortante per come viene trattato in Italia) è anche vero che si tratta pur sempre di un mondo infinitamente stimolante che ti permette di crescere e di fare incontri straordinari, sia quelli “reali” che quelli “virtuali”, con i grandi autori e con i grandi ruoli che si incontrano sul cammino. La recitazione è stata una scelta successiva, così come la televisione e il cinema sono arrivati molti anni dopo, e sono ancora adesso un piacevolissimo “di più” cui cerco di non affezionarmi troppo, perché so che potrebbero svanire da un momento all’altro. Il teatro no. Il teatro per me resterà finché camperò.

Quali fini ha, secondo te, l’attore nei confronti del pubblico?
Quando le cose sono scritte bene, l’attore – se è bravo- non deve far quasi nulla e tutto funziona da sé. Quando le cose son scritte male, allora l’attore deve inventarsi dei piccoli trucchi per evitare che il pubblico pensi continuamente: “che stupidaggini che si dicono, questi”. Forse quello che l’attore deve fare verso il pubblico è semplicemente averne rispetto. Aver rispetto dell’intelligenza del pubblico e provare a sorprenderlo, a divertirlo, a inquietarlo, a emozionarlo. Deve cercare di fare di tutto pur di evitargli la noia e la banalità dell’interpretazione più scontata. Altre volte, invece, è il contrario, e un buon attore deve dimenticarsi del pubblico, e pensare a sorprendere solo se stesso.

Hai fatto parte di numerose fiction di successo come “Rossella” , dove interpretavi Giuliano, un uomo cinico e senza scrupoli. Cosa ti ha lasciato?
Ogni lavoro ti lascia mille cose, gli incontri, i momenti di crisi, quelli di gioia. Rossella è stata la mia prima cosa da protagonista in tv e la ricordo soprattutto con un gran senso di divertimento. Era eccitante e divertente.

Quali ruoli prediligi? Meglio essere un cattivo o un buono?
Sono categorie che esistono solo nei libri per bambini e in televisione. Nessuno è del tutto buono o del tutto cattivo. Ogni persona ha le sue complessità. Quello che conta è affrontare un personaggio che abbia un suo carattere, una sua umanità, un suo obiettivo, una sua credibilità. Il personaggio di Giuliano aveva senz’altro, come direbbe Vallanzasca, “il lato oscuro un po’ pronunciato”, ma poteva anche essere visto come un bambinone viziato incapace di tenere a freno i suoi impulsi più bassi, quindi come un poveraccio, che però si crede di essere chissà chi. Ne “L’assalto”, di Ricky Tognazzi, ad esempio, interpretavo un malavitoso che però si spaccia per essere un bravissimo ragazzo. Se i personaggi hanno due/tre facce da mostrare, per un attore è grasso che cola.

Nasci come attore teatrale, ma cosa rappresenta per te il teatro?
La mia vita.

Quali sono le principali differenze tra teatro, cinema e televisione?
Meryl Streep dice che per un attore recitare a teatro è come fare l’amore, mentre recitare per il video è una forma di autoerotismo. Se lo dice Meryl Streep, non può che essere così.

Cosa diresti a tutti coloro che vorrebbero intraprendere la carriera da attori ma che non hanno il coraggio di credere fino infondo a questo mestiere?
Se non hanno il coraggio di credere fino in fondo, è meglio che lascino perdere. La fiducia in se stessi è la base di tutto. Ne serve una quantità immane per resistere alle infinite difficoltà che si incontrano.

Nuovi progetti?
Sto girando “E’ arrivata la felicità”, nuova serie Rai diretta da Riccardo Milani e Francesco Vicario e scritta da Ivan Cotroneo. Una commedia, finalmente, in cui interpreto un personaggio buono, innamoratissimo di sua moglie (Claudia Pandolfi) ma, temo, un po’ cornuto. Sarà molto divertente. A teatro con la mia compagnia, la Compagnia Musella Mazzarelli che ho fondato assieme a Lino Musella, porteremo in giro “La società”, il nostro ultimo spettacolo.

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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