La città di Bari offre i muri ai “graffitari”. Per riqualificare

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Writers a Bari

L’arte di strada a Bari ha il beneplacito del sindaco. Bombolette, sticker art, stencil e altri strumenti del difficile mestiere del ‘graffitaro’, sempre un po’ borderline fra il codice penale e le gallerie d’arte più di tendenza, non sono banditi. La città dal 25 giugno al 15 settembre ‘apre i muri’ a Sten & Lex, Ozmo e 108, SAM3 ed El Tono e Hell’O’Monsters, affermati street artist italiani, spagnoli e belgi.

E che muri: dal Palazzo dell’Economia ad una costruzione dell’Acquedotto Pugliese in piazza Diaz, dalla Caserma Rossani ad un sottovia. Un’iniziativa della galleria d’arte Doppelgaenger, nell’ambito di un più ampio evento artistico che si intitola ‘Fresh Flaneurs’.

Gli artisti di strada sono già al lavoro. Ed è così forte l’associazione murales-illegalità che alcuni di loro sono incappati nelle grinfie della polizia municipale che, non informata sull’iniziativa autorizzata dal comune della città, li stava per multare. Contro di loro anche il consigliere comunale Filippo Melchiorre che è intervenuto sull’opportunità di concedere a questi artisti spazi su edifici pubblici senza bandire una selezione ma solo attraverso una informativa di giunta. Tanto che nel dibattito sulla legittimità dell’iniziativa del Comune è stato richiesto un parere alla Soprintendenza per beni culturali.

Non sembra esserci pace per i writers. Anche per quelli ‘quotati’ da prestigiose gallerie d’arte e autorizzati. Eppure Bari avallando l’iniziativa – ben oltre i muri ‘dedicati’, come è già accaduto in altre realtà, offrendo invece spazi pubblici anche rilevanti – si è posta un gradino più in alto, al livello di altre città della cultura internazionali, avviando una riconciliazione possibile fra le origini sovversive di questo tipo di arte ed un contesto di espressione più istituzionale.

Non è la prima volta, tra l’altro, che questi artisti vengano coinvolti in azioni di riqualificazione urbana. L’arte di strada da tempo sembra aver superato gli additamenti di vandalismo, e celebrata invece in contesti di creatività più ufficiale.

Work in progress su come andrà a finire. Intanto nel sottopasso di Via Quintino Sella, il santo Patrono di Bari, San Nicola, viene raffigurato in un grande murales, in versione trina: con la pelle chiara e scura, come da iconografia, e così come interpretato nel 2013 da Gionata Gesi, in arte Ozmo per “Fresh Flaneur”.

Ci si augura che non si levi il disappunto pure dei Padri Domenicani. Non resta che aver fede nelle buone intenzioni di quanti credono che l’arte oltre a far molto per mantenere vivo lo spirito di una città, in questo caso rileggendo in chiave creativa l’estetica di parte delle sue architetture, possa nobilitarlo.

Foto da internet

Chicca Maralfa

Chicca Maralfa è nata a Bari nel 1965. Giornalista professionista, cura l’ufficio stampa della Camera di Commercio di Bari e dell’Unioncamere Puglia. È caporedattore del trimestrale Bari Economia & Cultura della Camera di Commercio di Bari. Appassionata di rock indipendente, musica d’autore e di fotografia, nella sua precedente vita è stata critico musicale della Gazzetta del Mezzogiorno e ha collaborato con periodici come Ciao 2001 e Music. Ha lavorato in televisione (Antenna Sud e Rete 4). Nel 2006 ha ideato e promosso il concorso internazionale di fotografia Bariphotocamera, oltre 150 partecipanti, vinto ex aequo da Mario Cresci e Francesco Cito.

One comment

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    ozmo

    30 Giugno 2013 - 20:54

    Quando sento la parola ‘riqualificazione urbana’ metto mano alla bomboletta (e spero che i giornalisti si informino : al museo di arte contemporanea di Roma tramite il mio intervento ho riqualificato il prodotto di un archistar costato milioni in centro a Roma? ma non vi siete informati con una piccola ricerca internet prima di citarmi?! ) Riqualifica urbana sottintende mancanza di valore artistico e aspirazioni . interventi di arte pubblica sono termini più consoni certamente per gli argomenti e elementi trattati in questo articolo. Detto questo intervengo e dipingo anche muri di centri sociali e contesti degradati, ma non certo con l’intento di essere accomodante per il passante . L’opera d’Arte secondo me dovrebbe essere come diceva Kafka , un pugno nello stomaco più che qualcosa di grazioso e colorato al posto di un muro degradato. grazie per l’interessamento. ozmo

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