Quelli che restano al Sud e sfidano la crisi economica. Sono realtà imprenditoriali, start up, giovani che hanno deciso di non rinnegare le loro radici e di andare avanti nonostante tutte le difficoltà ambientali. Ma, si sa, Internet azzera anche questo.

È nata in tempo di crisi. E, forse, non poteva essere altrimenti: la start-up di Antonio Leone, 47 anni, napoletano, e di sua moglie, Francesca Scarpetta, sembra fatta apposta per navigare nelle acque della recessione. Come? Rilanciando il baratto, un vero e proprio antidoto contro quell’economia di carta crollata quattro anni fa. La coppia di imprenditori ha fatto tesoro di quella lezione e, nell’ottobre del 2011, hanno lanciato la piattaforma “Cambiomerci.com”. Qui, le imprese, una volta registrate e pagato un ticket di ingresso, possono mettere sul mercato i prodotti rimasti in magazzino (anche a causa della crisi) per acquistarne altri senza spendere un euro. Merce contro merce. I due imprenditori trattengono, per ogni scambio, una percentuale che si attesta sul 5% per ogni scambio realizzato.

L’idea è piaciuta tanto che, nel giro di pochi mesi, nel network del baratto creato dalla coppia di imprenditori partenopei, sono già confluite 350 imprese che, ogni settimana, fanno girare transazioni per circa 50mila euro con un giro di affari annuo che si attesterà sui 2,5 milioni. Ma Leone, che è l’amministratore delegato della start-up da un po’ di tempo va su e giù fra Italia e Stati Uniti, facendo la spola fra San Francisco e Los Angeles. Viaggi d’affari perchè, nella sua borsa, c’è un progetto ancora più ambizioso: creare negli Usa una “E-bay del baratto”.

L’operazione dovrebbe partire entro la fine dell’anno ma l’idea è piaciuta a più di un fondo di venture capital e potrebbe, effettivamente, rappresentare un vero e proprio capovolgimento dei ruoli, dal momento che questa volta sono gli italiani a tentare di conquistare uno spazio di mercato in un territorio, quello di Internet, che da sempre è dominato dagli americani. La nuova piattaforma si chiamerà Goodschange.com e prevede un investimento di circa 3,5 milioni di dollari. “Abbiamo semplicemente intercettato una richiesta del mercato e gli americani hanno fiutato subito l’affare”, racconta Antonio Leone che, a settembre, spiegherà il suo progetto agli studenti della Ucla a Los Angeles. A differenza del sito Cambiomerci.com partito due anni fa, questa volta la platea degli utenti sarà allargata a tutti i consumatori. Ma, attenzione, non si scambieranno oggetti usati.

Per questo già esistono siti ad hoc. Chi si iscriverà su Goodschange.com venderà essenzialmente servizi. In cambio riceveranno una moneta complementare, il Goodsy, con il quale potranno acquistare le merci messe a disposizione dalle aziende.

Queste, a loro volta, con i crediti incassati, potranno rivolgersi agli altri fornitori presenti in rete, innescando così un vero e proprio circolo degli affari. I vantaggi sono evidenti: gli utenti possono acquistare merci vendendo attività, dai servizi di traduzione al marketing on line, raggiungendo nuovi mercati. Le aziende, possono alleggerire le scorte di magazzino ottenendo crediti per acquistare prodotti utili senza ricorrere alla liquidità, sempre molto ridotta in tempo di crisi. La società, questa volta, sarà negli Stati Uniti. Ma l’occupazione (si prevede l’assunzione di un centinaio di persone) sarà tutta concentrata a Napoli. “Non è solo una questione di campanilismo – spiega Leone – ma sono convinto che qui esistono una professionalità e una capacità creativa che è davvero difficile trovare in altri Paesi”.

L’esperienza di “Cambiomerci.com”, del resto, è stata significativa. In poco più di un anno di attività l’organico è cresciuto fino ad attestarsi sulle 20 unità. Il 30% del personale è laureato. Ma, nella squadra ci sono anche giovani specializzati nel trader e nel marketing on line, un settore fortemente in crescita. L’investimento iniziale si è attestato sui 200mila euro ma oggi l’azienda vale almeno dieci volte di più. Nel board, nel frattempo, sono entrati Massimo Cortucci Advisor finanziario e il direttore del marketing, Giuseppe Gargiulo. L’obiettivo è di far lievitare il numero delle imprese da 350 a 600 entro la fine dell’anno. Due le sedi già operative, a Napoli e Milano. Ma nei prossimi mesi dovrebbero aprire altre due: Lazio e Toscana.