Il nuovo ciclo della nazionale italiana ha portato in dote un nuovo allenatore, Antonio Conte e dei nuovi volti in nazionale per costruire, si spera ,nuove soddisfazioni sportive per l’italia.

Non sono mancate alcune stoccate del tecnico “per il discreto e cordiale” boicottaggio delle attività sportive, portate avanti dalla FIGC, nei confronti degli azzurri, da parte di alcune società. In quella occasione il tecnico non esitò, come giusto che sia, a richiamare, anche con toni decisi, l’attenzione sull’importanza che l’intero movimento calcistico deve dare alla Nazionale Italiana, ai valori sportivi e umani che essa rappresenta. Siamo infatti tutti d’accordo con l’affermare che i risultati della Nazionale passano attraverso un processo che consente di portare, nelle fila della maggiore Rappresentativa Calcistica Nazionale, i giovani e i giocatori più meritevoli per rappresentare, nel mondo, i colori del nostro Paese.

Dunque, dietro la crescita della Nazionale, c’è e ci deve essere la crescita dell’intero sistema calcistico nazionale e con esso i mezzi e gli strumenti idonei a ottenere una migliore e sempre più efficace formazione calcistica: lo hanno già percepito tutti i paesi europei di maggior tradizione calcistica.

In primis la Germania, seguita poi dalla Spagna, dalla Francia e successivamente anche dai paesi extracomunitari come il Giappone, gli Usa,ecc.

Dinanzi agli insuccessi patiti nelle precedenti manifestazioni calcistiche europee e mondiali, le federazioni di questi paesi hanno impostato, con differenti modalità, un nuovo ciclo pluriennale, non solo con nuovi staff e atleti in ambito di nazionale ma, dotandosi come federazione o dotando le Società di nuovi mezzi o strumenti per innovare e migliorare le attività formative e o di scouting dei giovani nel loro sistema calcistico.

In Germania, ad esempio, la Federazione(Dfb) ha optato da diversi anni per gli Stutzpunkte, cioè per l’istituzione di punti di raccolta federale di giovani reclutati da una rete di centinaia di osservatori federali impegnati a raccogliere, per l’intero paese, i giovani più interessanti di età ricompresa tra 11 e 15 anni. Questi  vengono destinati alle cure di tecnici altamente specializzati, scelti appositamente per questi punti di raccolta dove, in maniera del tutto professionale, puntando sull’unico parametro della meritocrazia tecnica e sportiva, selezionano i giovani  più idonei a completare la loro formazione per essere infine selezionati dalle Società professionistiche. Anche queste ultime sono dotate di centri formativi per i quali vigono rigidi e preordinati obblighi di mantenere standard tecnici e umani di alto spessore (sia in termini di strutture sia in termini di risorse umane e culturali) certificati da controlli qualitativi biennali eseguiti da un’azienda apposita. La Federazione stessa, si preoccupa di elargire premi in denaro pur di garantire qualità e alti standard: il risultato è stato una lenta e costante crescita dell’intero movimento calcistico tedesco, culminata dalla vittoria del mondiale da parte della giovane nazionale tedesca.

In Spagna, per anni sul tetto del mondo calcistico, si è vinto grazie anche allo strumento delle Squadre B, cioè dell’opportunità riconosciuta alle società professionistiche d’istituire seconde squadre per consentire ai giovani delle stesse di maturare, con traumi minori, la prima esperienza in un campionato adulto professionistico e completare il processo formativo.

Sul punto l’Italia sembra interessata all’ipotesi Squadre B , ipotesi in effetti interessante anche perché darebbe lustro ulteriore al campionato di serie B. L’ipotesi viaggia in parallelo con la proposta sempre più probabile delle multiproprietà : sedicenti imprenditori potrebbero quindi a breve avere il controllo di più società e su di esse avere anche qualche squadra B. Si creerebbe un ampio movimento di atleti che troverebbero l’opportunità di maturare sotto il controllo di Società o “padroni” solidi economicamente e con prospettive di carriera più ampie.

Il rischio rimane però un calcio sempre più legato alla solidità economica e, probabilmente con poteri distribuiti iniquamente a sempre meno imprenditori col rischio per i piccoli imprenditori che, intraprendo un’avventura calcistica, si debbano misurare, con scarse probabilità di successo, con realtà importanti. Come ulteriore effetto, anche l’intero sistema giovanile verrebbe influenzato da queste nuove realtà, privilegiando, di fatto, chi ha tutte queste possibilità per far crescere i giovani, rispetto a chi deve accontentarsi “solo” dei classici settori giovanili e del classico meccanismo dei “prestiti” in sede di mercato.

In Italia attualmente permane il meccanismo delle Rappresentative provinciali,regionali e nazionali per dare risalto ai migliori giovani, meccanismo che prevede,tra l’altro, stage per trasformare i gruppi selezionati in una squadra in grado di esprimere un gioco e un’identità che rispecchi le idee dell’allenatore. Tuttavia, come sottolineato da Conte, allenatore dell’Italia, questi meccanismi vanno rivisti e analizzati sin dalla base perché ormai insufficienti a favorire la crescita dell’intero sistema calcistico nazionale, ma soprattutto perché insufficienti a dare possibilità a giovani atleti di farsi notare sin dai livelli più bassi. In effetti di giovani talenti italiani ce ne son tanti ma spesso si perdono sotto questi meccanismi di selezione e, se hanno la bravura e la fortuna di arrivare in serie importanti, vengono poi scartati a discapito di qualche straniero per esigenze di mercato.

Concordo con l’ipotesi di chi invece suggerisce l’istituzione di Centri Federali Stabili in grado di selezionare e allenare i migliori giovani sin dal livello provinciale per le varie fasce d’età. Questi Centri, se strutturati con tecnici altamente preparati e selezionati, potrebbero consentire di dare spazio e far crescere tanti giovani per dare loro un’ulteriore occasione formativa, un’ulteriore chance.

In quest’ottica son sicuro il Sud sarebbe assolutamente leader, perché i nostri giovani hanno tanta voglia, tanto coraggio e tanto talento inespresso da mettere in vetrina.

Ma per realizzare qualcosa di positivo e concreto nel sistema calcio c’è bisogno della collaborazione totale di tutti gli addetti ai lavori: c’è realmente la voglia di farlo e di cambiare questo trend e adeguarlo ai tempi?