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Turismo in Sicilia, per tornare ai livelli pre covid bisogna attendere il 2022

  • Gli scenari economici per il settore turistico nell’isola descritti in un report di SRM, centro studi di Intesa Sanpaolo
  • Secondo i ricercatori, nell’ipotesi migliore il settore recuperà il 75 per cento del suo potenziale pre pandemia
  • La crisi sanitaria ha messo in evidenza i gap strutturali del sistema turistico siciliano

Quali sono gli scenari economici per il turismo siciliano nel 2021? Dopo l’anno orribile della crisi pandemica il 2021 potrebbe far ripartire questo comparto nevralgico per l’economia della regione. Secondo i dati di Srm, centro studi di Intesa Sanpaolo, per la stagione che sta per iniziare emergono tre scenari di riferimento possibile.  Una cosa è certa: nel 2021 il settore non tornerà ai livelli pre covid 2019.

Le stime della domanda turistica in Sicilia

I tre scenari elaborati da Srm si distinguono per la velocità della ripresa. La crescita della domanda turistica nell’isola di potrebbe attestare in valori compresi tra i  7,1, 9,4 e 11,4 milioni di presenze. In termini di percentuali, quei tre indicatori rappresentano rispettivamente il 47%, il 62,5% e il 75,1% del potenziale espresso dal turismo siciliano nel 2019. Altro dato interessante consiste in una stima che prevede una ripresa più veloce del turismo domestico rispetto a quello internazionale.

Ovviamente, ciascuna delle ipotesi considerato porta un valore aggiunto diverso. Nello scenario peggiore la ricchezza recuperata dal settore arriverà a sfiorare i 100 milioni di euro, mentre nello scenario migliore, quello che ipotizza di tornare al 75 per cento dei livelli pre covid, il valore aggiunto è stimato in 406 milioni di euro.

I difetti strutturali del sistema siciliano

C’è da notare che la crisi del 2020 non ha fatto altro che amplificare i difetti strutturali del sistema turistica siciliano. La ripresa prevista per quest’anno è minore rispetto alla media nazionale. Parametro che va preso in esama anche riflettendo sul fatto che in Sicilia, ogni presenza  turistica aggiuntiva sul territorio genera 71,5 euro di valore aggiunto, mentre in Italia supera i 103 euro.

Gli scenari

Ecco i tre scenari elaborati da Srm per il settore turistico siciliano nel dettaglio:

Scenario 1 (il più ottimistico)

Per il 2021 si stimano 11,4 milioni di presenze turistiche, con un recupero della domanda del 2019 del 75%, meno del dato nazionale (76,8%) e meridionale (79%). In riferimento alla provenienza, la spinta del turismo domestico è in linea con quella nazionale e meridionale (91% contro 90,1% Italia e 91,5% Mezzogiorno), mentre quella relativa alla componente internazionale si presenta meno vivace (59,5% contro 63,7% Italia e 60% Mezzogiorno). Il minor recupero della domanda internazionale, unito a una debole capacità propulsiva del turismo locale, ridimensiona, rispetto all’Italia e al Mezzogiorno, la positività dell’impatto economico generato dalla crescita delle presenze. In particolare, l’impatto positivo sulla spesa turistica è di circa +7,5 miliardi di euro rispetto all’anno precedente (recupero del 71,4% sul 2019, Italia 73,9% e Mezzogiorno 75,9%). Tale incremento favorirebbe una crescita di 2,8 miliardi di euro del fatturato del settore (recupero del 69% rispetto al 2019, Italia 70,3% e Mezzogiorno 72,2%).

Scenario 2 (base)

Per il 2021 si stimano circa 9,4 milioni di presenze turistiche, con un recupero della domanda del 2019 del 62,5%, minore del dato nazionale (65,4%) e meridionale (67,4%). Anche in questo caso, si riscontra una maggiore vivacità nella ripresa della domanda domestica, quasi in linea con quella nazionale e meridionale (80,8% contro 81,7% Italia, mentre 80,9% Mezzogiorno), rispetto a quella estera, più distante dalle altre aree geografiche considerate (44,5%, Italia 49,5%, Mezzogiorno 45,7%). L’ impatto positivo sulla spesa turistica è di circa +6 miliardi di euro rispetto all’anno precedente (recupero sul 2019: 57,5%, Italia 61,9%, Mezzogiorno 62,9%). Tale incremento favorirebbe una crescita di 2,3 miliardi di euro del fatturato del settore (recupero del 55,8% rispetto al 2019, Italia 59,2%, Mezzogiorno 60%).

Scenario 3 (il meno ottimistico)

Per il 2021 si stimano 7,1 milioni di presenze, riconquistando quasi la metà della domanda turistica del 2019, recupero inferiore al dato nazionale e meridionale (52,3% e 53%). La componente domestica recupera quasi il 70% sul 2019 (Italia 71,7%, Mezzogiorno 69,4%), mentre quella internazionale appena il 24% (Italia 34%, Mezzogiorno 26,4%). L’impatto positivo sulla spesa turistica annuale è di +4,6 miliardi di euro (recupero sul 2019: 43,5%, Italia 50,7% Mezzogiorno 50,1%) con una spinta del fatturato del settore di 1,7 miliardi di euro (recupero del 42,6% rispetto al 2019, Italia 48,9%, Mezzogiorno 47,6%).

Il valore aggiunto

In termini di valore aggiunto, si stima che in Sicilia la ripresa della domanda turistica possa far recuperare tra 99,4 milioni, 270 milioni e 406,8 milioni di euro a seconda delle tre ipotesi considerate, con un relativo impatto sulla ricchezza totale dell’area tra lo 0,12%, lo 0,34% e lo 0,51% (si ricorda che il peso della filiera turistica sul totale dell’economia regionale è del 9,6%).

Il recupero della ricchezza nella regione si presenta più contenuto rispetto al dato nazionale sia per la più debole ripresa della domanda straniera, sia per un minore effetto moltiplicativo di ricchezza del turismo locale (ogni presenza aggiuntiva sul territorio genera 71,5 euro di valore aggiunto, mentre in Italia supera i 103 euro).

Per  Massimo Deandreis, Direttore Generale di Srm per ritornare ai livelli pre covid bisognerà attendere almeno sino al 2022: “Gli scenari 2021 in Sicilia indicano una ripresa della domanda complessiva, spinta in particolar modo da quella domestica, mentre la piena ripresa delle presenze straniere, in particolare quelle più “lontane”, sarà destinata a essere raggiunta tra la fine del 2022 e il 2023”.


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