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Chi vuole uccidere l’agroalimentare del Sud
10 Nov 2013 09:23

Sbagliato dire che sia solo una guerra commerciale. Protagonista la Pomi, quella di “O così. O pomì”, slogan felicemente inventato da Pirella nel 1984.

Dunque l’azienda di Parma diffonde una pubblicità con la quale assicura di utilizzare per i suoi prodotti solo pomodori freschi coltivati nel cuore della Pianura padana. Non aggiunge che quello è il territorio più inquinato d’Italia.

Ma la campagna di promozione giunge nel mezzo delle rivelazioni sulla “Terra dei fuochi” della Campania, dove per decenni la camorra ha sotterrato i rifiuti industriali mortali provenienti, guarda caso, proprio da quella pianura che sarebbe così pulita da sfornare pomodori lindi e pinti.

Immediata (per una volta) la reazione: è uno sciacallaggio che finisce non per affossare una regione ma l’Italia.

La Pomì viene accusata di segare il ramo su cui è seduta perché all’estero ci metterebbero poco ad accomunare Padania, Campania e tutto il resto e a evitarne non solo i pomodori.

Specie in un momento in cui nei nostri porti arrivano una dietro l’altra navi stracolme di concentrato di pomodoro cinese. Ma evidentemente, si aggiunge, l’impulso a danneggiare il Sud è troppo forte e l’occasione troppo ghiotta da non capire di darsi le classiche randellate dove sappiamo.

E’ intervenuta anche la ministra all’Agricoltura, De Girolamo: denunciate i supermercati che disdicono i contratti con i produttori meridionali. Ma la ministra dirige un ministero in cui il suo predecessore leghista Zaia ne ha combinate di tutte contro il Sud.

La società pubblica Buonitalia che pubblicizzava nel mondo solo i marchi dell’agroalimentare settentrionale, a cominciare dal prosecco veneto.

Solo formaggi nordici per il nuovo panino Italia della McDonald’s, che qualche mese dopo l’ha eliminato per evitare che i clienti glielo sbattessero in faccia. L’ordinanza (poi ritirata a furor di sdegno) con la quale si imponeva di produrre la bufala campana solo in stabilimenti appositi nel giro di qualche mese, ciò che li avrebbe fatti chiudere tutti sùbito.

Il pervicace “no” a fare di Foggia la sede dell’Agenzia italiana per la sicurezza alimentare, col risultato di concentrarla a Parma (rieccola) dove c’è già la sede europea. Il “no” anche ad accogliere al Nord (e a pagamento) i rifiuti di Napoli nonostante la cattiva coscienza di aver contribuito a quel dramma affogando le discariche campane con i sopradetti molto più pericolosi rifiuti industriali padani.

E’ questo che ha creato la “Terra dei fuochi”, fuochi che salgono dalle viscere della terra sprigionati da velenosissime reazioni chimiche contro le quali gli stessi chimici sono disarmati. “Terra dei fuochi” attorno alla quale sta nascendo un Sud imprevisto e benvenuto, Sud che finalmente si mobilita a sua difesa, fa sentire che non vuole più subire e vedere distruggere le sue ricchezze. Dopo lo scempio di Bagnoli non ancòra bonificata dal suo passato siderurgico. E mentre si vive la tragedia dell’Ilva di Taranto con la sua bonifica finora ingannevolmente neanche cominciata.

In questa atmosfera, piomba la Pomi. Pomodori solo da qui, solo Pomì. Ma non isolata, si accusa. Perché il Sud che scende in piazza punta il dito anche contro il “Servizio pubblico” tv di Michele Santoro, imputato di essere fra l’altro un salernitano che avrebbe dovuto sapere bene che i “Fuochi” divampano a non meno di cento chilometri dai pomodori, quindi quale pericolo da armare la Pomì? Quale pericolo per speculare sulla paura? A parte il fatto che la gran parte del pomodoro lavorato in Campania proviene della Puglia.

Ma colpire l’agroalimentare del Sud significa colpire il Sud al cuore di un suo tesoro invidiato nel mondo. Una illusione di prenderne il posto non capendo che può finire come Sansone con tutti i filistei. E mentre il Sud più inetto continua, per dire, a non difendere la sua pizza, l’alimento più diffuso sulla Terra, col “Gambero rosso” che nella sua guida indica una sola pizzeria campana fra le migliori quattro italiane (poi rimediando con un elenco a parte per quelle napoletane). E mentre il Sud più inetto continua invece a svendere il suo olio d’oliva per la gloria e gli affari di tutti i grandi marchi dell’inesistente extravergine nordico. E mentre, non per divagare, avviene anche altro mentre il Sud sta a guardare.

Avviene che il denaro sequestrato ai boss mafiosi venga quasi tutto speso per far funzionare (stipendi e dintorni) l’agenzia di Equitalia creata invece per investirlo, quel denaro, e magari investirlo al Sud che le mafie le subisce di più. Ma questa è una storia che, più che il Sud, spiega l’Italia. Intanto Angelino Alfano (siciliano) e Raffaele Fitto (pugliese) si contendono la guida del centrodestra. E se invece, magari, si mettessero insieme da meridionali di punta per contribuire anche al risveglio del Sud? Fantapolitica, bellezza, fantapolitica.

da: La Gazzetta del Mezzogiorno


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