Alluvioni, tangenti e violenze. Tutte le ferite del Sud

Shares

Ogni tanto entro in un tunnel, il mio studio, escludendomi dal mondo (se non faccio così, non riesco a portare a termine i compiti che mi do); e quando ne esco, cerco di recuperare un po’ di arretrato.

Così, in pillole (prima di tornare nel bunker, per i prossimi tre giorni, e consegnare finalmente il testo definitivo del nuovo libro che uscirà a novembre):

1 – orribile la vicenda del ragazzo ucciso con un tubo ad aria compressa. Ne ho lette di tutti i colori. Ricordo episodi analoghi nello stabilimento siderurgico di Taranto, con attrezzi così, per la pulitura delle macchine, credo, da parte degli operai. È come giocare con una pistola carica: si può morire;

2 – altri arresti a Milano-Expo, incluso l’ex responsabile del “Padiglione Italia”: a volerla inventare una metafora così, si sarebbe stati accusati di eccesso di fantasia. Per favore, trovate subito qualcosa perché si parli con disgusto di Napoli, per pagine e pagine, giorni e giorni, se no qualcuno potrebbe accorgersi che su quel che accade nella “capitale immorale” d’Italia, ci si limita a “dare la notizia”, senza chiedersi se esista un “sistema Milano”, se c’entrino Comunione e Liberazione, la Lega, il Pd e quanti altri, da decenni, gestiscono tutto il potere, ogni appalto, ogni euro, restando estranei, si capisce, a ogni pastetta, inciucio, imbroglio. E quando non possono dirsi estranei, può accadere che una provvidenziale leggina li renda, se non tali, “redenti”. Fino al nuovo scandalo. Panettone gratis a chi segnalerà motociclisti senza casco a Napoli o un babà che non piace alla Gabanelli, pronta a inviare il massimo esperto mondiale di babà e sfogliatelle (un finlandese di origine birmana diplomatosi in babaologia in Mongolia) per denunciare lo spaccio improprio di zuccheri vesuviani;

3 – l’alluvione che cancellò mezza Giampilieri, nel Messinese, fu imputata alle vittime: colpa loro, era da prevedere (avessero chiesto prima a Gabrielli…), non si doveva costruire lì! Andate a rileggere cosa ebbero il coraggio di scrivere i giornali del Nord. Le vittime furono 37. Il governo non decretò nemmeno il giorno di lutto. Furono lasciati soli. Poi vennero le alluvioni di Genova, 3 morti, e quella in Toscana: e furono messe accise sul prezzo della benzina, per soccorrere i cittadini danneggiati, ma solo quelli del Nord. Tre anni dopo, Genova, dove si è costruito nel greto dei torrenti e persino a scavalco, è di nuovo massacrata, la gente ha case e negozi devastati, vite distrutte, famiglie rimaste senza niente («Non lasceremo soli i genovesi», annuncia il capo del governo, Renzi. Meno male, almeno loro). Mentre i soldi per risanare la città sono rimasti bloccati. Di chi la colpa? Della “burocrazia”. Sotto una certa latitudine, è delle vittime;

4 – la Protezione Civile a Genova non previde il disastro, e non solo a Genova. Quando queste cose accadono, nei Paesi civili, il capo del servizio che non ha funzionato si dimette e lascia il posto a uno meno incapace. Gabrielli resta lì, come se non c’entrasse nulla. Era il vice di Bertolaso e prefetto de L’Aquila, dove non si accorse di nulla: case antisismiche che cadono a pezzi e costate, a metroquadro, più del grandhotel; mentre i superstiti venivano quasi “imprigionati” nelle tendopoli, senza poter incontrare i giornalisti, potersi riunire in assemblea. E quando gli aquilani scesero in strada con le carriole, per fare quello che altri, cui spettava, non facevano, scattò la repressione. Poi, il Gabrielli ci spiegò che gli emiliani sì che avevano saputo reagire al terremoto! Prima se ne va, meglio è.

Pino Aprile

È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, ha lavorato in televisione con Sergio Zavoli nell'inchiesta a puntate Viaggio nel sud e a Tv7, settimanale di approfondimento del TG1. È autore di libri tradotti in più lingue come Elogio dell'errore, Elogio dell'imbecille e Terroni. Conclusa l'esperienza di direttore di Gente si è occupato principalmente di vela e altri sport nautici, dirigendo il mensile Fare vela e scrivendo alcuni libri sul tema, come Il mare minore, A mari estremi e Mare, uomini, passioni. Nel marzo 2010 ha pubblicato il libro Terroni, un saggio giornalistico che descrive gli eventi che hanno penalizzato economicamente il meridione, dal Risorgimento ai giorni nostri. L'opera è divenuta un bestseller, con 250.000 copie vendute[1]. Per questo libro, il 29 maggio 2010, gli sono stati conferiti, fra gli altri, a Palermo il Premio Augustale, a Reggio Calabria il Rhegium Julii, ad Aliano il Premio Carlo Levi, ad Avezzano il Premio Marsica. Dal libro nasce lo spettacolo teatrale omonimo con l'attore Roberto D'Alessandro e musiche di Mimmo Cavallo. Per iniziativa di Marcello Corvino, della Promomusic, dagli ultimi tre libri di Aprile e dalle canzoni brigantesche e meridionaliste di Eugenio Bennato, è tratto il lavoro teatrale Profondo Sud, con cui i due autori hanno esordito l'estate del 2012. Nell'agosto 2011 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di San Bartolomeo in Galdo; il 19 gennaio 2012, quella di Ponte, in provincia di Benevento, e il 1º febbraio 2012 quella di Laterza, in Provincia di Taranto e il 27 dicembre 2012 quella di Caccuri in provincia di Crotone. L'11 novembre 2011, a New York (Manhattan), in coincidenza con la presentazione dell'edizione americana di Terroni, ha ricevuto il premio "Uomo ILICA 2011" (Italian Language Inter-Cultural Alliance) e il 10 agosto 2012 si è aggiudicato il primo premio della prima edizione del Premio Letterario Caccuri dedicato alla saggistica.

One comment

  • Avatar

    Tino

    20 Ottobre 2014 - 09:33

    Nel messinese avevano edificato abusivamente una collina franosa determinandone la frana. Hanno fatto bene?

    Rispondi

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top