Rubare è peccato grave. Rubare ai poveri è sacrilegio. Rubare beni materiali è reato. Per chi ruba la speranza, invece, non è prevista la galera. Eppure è il furto che fa più male agli uomini.

All’Expo di Milano la mafia è riuscita a mettere le sue mani sugli appalti. Che la mafia riuscisse a intrufolarsi in quel grande affare lo temevamo e prevedevamo in molti. Questa piaga puzzolente di cui ancora non riusciamo a liberarci trova adepti dappertutto.

La corruzione spuzza” disse, due anni fa, Papa Francesco a Napoli. Mafia, camorra e ‘ndrangheta si adeguano ai tempi. Cambiano vestito e accento. E riescono a ingannare e ammaliare tanta gente. Troppo forte, per costoro, è il richiamo del denaro. Se un mafioso deve vergognarsi, un professionista, un uomo delle istituzioni, un politico corrotto e colluso deve farlo mille volte di più. Eppure, nonostante la gravità del fatto, la povera gente, quella che stenta a tirare avanti, quella che vive con pochi spiccioli al giorno, di questi grandi imbrogli non si accorge immediatamente. Se le viene detto che tutto va bene, ci crede. Alla povera gente fa molto più male la camorra spicciola con i suoi velenosi tentacoli. Quella che la controlla a ogni passo. Che le vieta finanche di respirare. Quella che tiene in ostaggio interi famiglie e interi paesi.

Le “paranze de’ criature” e i loro adepti, scagnozzi, rapinatori, aspiranti camorristi seminano terrore nelle province di Napoli e Caserta. Purtroppo di loro si parla solo quando ci scappa il morto. Le cose naturalmente non stanno così. In questi giorni, a Sessa Aurunca, la camorra ha bruciato gli alberi e le coltivazioni della cooperativa “Al di là dei sogni”. Giovani che si sono rimboccati le maniche e lavorano sodo sui terreni confiscati al clan Moccia. Ma “loro” non si sono arresi. “Loro” non si arrendono. “Loro” vogliono spegnerli, quei sogni. Vogliono spegnere quelle speranze che si sono accese nei cuori di tanti giovani. Un anno fa, a pochi passi da quei terreni, venne data alle fiamme la fabbrica di detersivi di Antonio Picascia, un industriale perbene, schierato chiaramente dalla parte dello Stato. La fabbrica è rinata con enormi sacrifici e tanto coraggio.

Adesso è venuto il turno di Simmaco Perillo. Lui e i suoi “sogni” danno fastidio. “Uccidiamolo, poi vedremo che ne sarà dei suoi sogni” complottarono i fratelli di Giuseppe. Così ragionano anche “loro”. Da queste parti è vietato sognare. Vietato vivere. Vietato sperare. Se proprio vuoi rimanere qui, devi obbedire. Mangerai il tuo pane. Magari anche più di un pezzo, ma devi tacere. Il diritto alla parola non ce l’ hai. E se te lo prendi provvederanno a fartelo lasciare. Intanto a Casalnuovo, cittadina alle porte di Napoli, che già soffre per l’ alto tasso di mortalità per cancro, dovuto anche al degrado ambientale, avviene l’ ennesima rapina, che sottrae al rapinato non il superfluo ma il necessario. In pieno giorno, cinque uomini in sella a tre moto, volto coperto da caschi integrali, bloccano, minacciano, rapinano un uomo a bordo della propria auto. Poi sfrecciano via tra la gente in panico.

Pochi giorni prima Gianluca, un giovane papà e sua moglie, accompagnano Matteo, il loro bambino in un ospedale di Napoli. Matteo è affetto da una grave e rara malattia. Il traffico intenso rallenta la velocità. Il caldo si fa sentire. Si procede a passo d’uomo. Poi … Tutto avviene alla velocità della luce. Due motociclette di grossa cilindrata si avvicinano. I motociclisti, armati, indossano caschi integrali. Gianluca naturalmente crede che sia una rapina. Una delle tante. Invece, no, non è una rapina. Uno di loro si affaccia al finestrino aperto e con ansia guarda all’ interno. Attimi di panico allo stato puro. Matteo intuisce che qualcosa non va. Ha paura e piange. Gianluca ancora non capisce che cosa stiano cercando quelle persone senza volto. All’improvviso il capo ordina agli altri di lasciar perdere e di proseguire. Un’accelerata ai motori e via a tutta velocità. Gianluca e la sua famiglia sono basiti. Terrorizzati. Col cuore in gola. L’hanno scampata bella. Finalmente capiscono che erano finiti nel mirino di una banda armata che, evidentemente, aveva sbagliato il bersaglio da colpire. Ridiamo alla nostra gente il diritto alla serenità. Tuteliamo i nostri concittadini. Non lasciamoli in balia di questi criminali senza scrupoli. Difendiamoli dai rapinatori di vita e di speranza