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E la guida rivela: “Pompei è allo sfascio…”

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Pompei

Chi vive l’esperienza quotidiana della tutela dei beni archeologici di Pompei (Napoli) condivide le preoccupazioni avanzate dall’Unesco sulle sorti dell’antico sito romano più visitato al mondo. Santiago Faraone fa la guida negli scavi e l’allarme che lancia ogni volta che il problema torna alla ribalta è quello del controllo dei flussi turistici.

Sulle 73 Domus che possiede il sito di Pompei, solo tre sono attualmente visitabili – dice Faraone – s’immagini quando tocchiamo il picco dei 15 mila visitatori in un giorno, che in passato sono stati anche 20 mila. Nessuno si accontenta di camminare solo nelle strade di Pompei e vogliono tutti vedere le case all’interno. Casa Menandro, la Casa degli Amorini dorati e la Casa del Fauno sono le tre case oggi visitabili”.

“I turisti toccano gli affreschi – aggiunge – camminano sui mosaici, salgono sui muretti. E la stessa cosa succede nelle Terme del Foro e nelle Terme di Stabia. Di questo passo, tra qualche anno non resterà più nulla di questo immenso museo a cielo aperto. Che ci vuole a mettere un tettuccio sulla Casa del Fauno per riparare gli affreschi dalle intemperie? O anche un tappetino sui pavimenti a mosaico…Non dico il pavimento trasparente come è stato fatto ad Aquilonia, almeno un tappetino”.

Ma il vero problema da risolvere, secondo la guida non è tanto l’intervento mirato previsto con i fondi europei, quanto la necessità di assicurare agli Scavi di Pompei un consistente numero di custodi. “È la loro cronica carenza a impedire l’apertura delle Domus, perché nessuno vigilerebbe sulla loro tutela” afferma Faraone.

Da quando è crollata la casa dei Gladiatori sono stati assunti solo nove archeologi in tutto il Meridione” afferma.

“Mentre – suggerisce – Pompei potrebbe ritornare a una buona gestione se la Soprintendenza diventasse autonoma. Lo è stata per un periodo, finché Veltroni non l’accorpò a quella di Napoli che a sua volta dipende da Roma – spiega la guida -. Ora si sta proponendo di farla per la Reggia di Caserta. Ma Pompei è di gran lunga più complessa da gestire e allora, se si ritiene valida una Soprintendenza autonoma, si cominci da qui”.

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