Il comandante si scusa con la ragazza non vedente maltrattata sul traghetto

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”A nome della compagnia e dell’intero corpo dell’equipaggio vorremmo porgere alla signora Kedrit Shalari il nostro più sentito rammarico per aver appreso che durante il viaggio da Valona per Brindisi a bordo della nave da me comandata, abbia avuto l’impressione di essere stata maltrattata e discriminata”.

Lo scrive in una nota il comandante Panagis Valentis del traghetto a bordo del quale, il 16 agosto scorso, alla 24enne di origini albanesi, che ha sporto querela ai carabinieri, sarebbe stato vietato di accedere alla zona ristorante e all’area passeggeri perché accompagnata dal suo cane guida.

Personale dello staff, secondo quanto dichiarato dalla ragazza, avrebbe minacciato di mandarla via buttandola a mare con Vera, il golden retriever che l’accompagna.

”Dall’esito dell’indagine tutt’ora in corso – scrive ancora il comandante – si evince che il comandante di bordo si è subito informato delle condizioni della donna e ha disposto che un marinaio la accompagnasse usufruendo dell’ascensore che già di per sé dispone di quanto necessario per il corretto utilizzo di persone non vedenti.

Le è stato quindi assegnato un confortevole posto presso uno dei tavoli con salottini con vista mare nel corridoio sul Deck 6, adiacente alla reception”.

”L’assegnazione di un marittimo dedicato – prosegue – è stata probabilmente fraintesa come lesiva e discriminatoria della propria persona, ma è prescritto da normative comunitarie.

Nel momento in cui la signora Shalari manifestava l’intento di recarsi una seconda volta presso il vano ristorante, l’ufficiale di sicurezza, avendo ricevuto già da diversi passeggeri, tra i quali molti bambini e persone anziane, segnalazione del cane sprovvisto di museruola, evidenziavano l’impossibilità di fare accedere il cane al locale ristorante segnalando in alternativa di ricoverare il cane presso l’apposito canile della nave o rimanere seduta mentre il personale di bordo si sarebbe premurato di recarle quanto da lei desiderato”.

”Va anche detto – continua – che il posto in cui la sig.ra Shalari protestava era tra due porte tagliafuoco e da lì era stata invitata più volte a spostarsi.

L’ufficiale di sicurezza richiedeva l’intervento della polizia portuale albanese e la passeggera veniva ammonita a spostarsi e invitata ad assumere un atteggiamento meno aggressivo e più collaborativo. Se fosse stata minacciata avrebbe potuto denunciare l’accaduto alla stessa polizia albanese”.

Infine, il comandante ”invita la Shalari e il suo accompagnatore a indicare la persona che si sarebbe macchiata della infame frase in modo da permettere l‘applicazione delle procedure disciplinari e sanzionatorie previste”.

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