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La confessione di Brusca: “Riina mi disse che stava trattando con l’onorevole Mancino”

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Mancino e Brusca

“Dopo la strage di Capaci Riina, tutto contento, mi disse, alludendo allo Stato, che si erano fatti sotto e che gli aveva dato un papello così. Aggiunse che il terminale delle richieste che aveva fatto avere alle istituzioni era l’onorevole Mancino ma non mi disse chi erano i tramiti”. Torna sul papello con le presunte richieste della mafia allo Stato Giovanni Brusca, che ieri ha deposto al processo per la strage di via D’Amelio. “Si trattava, mi fece capire – spiega – di una richiesta scritta e che si trattava di molti punti. E che il destinatario politico era Mancino“.

“Dopo la strage di Capaci in alcune riunioni si decisero alcune persone da eliminare prioritariamente: l’onorevole Mannino, verso il quale Riina aveva qualche ruggine di troppo, Piero Grasso, il dottore La Barbera, l’ex ministro Salvo Andò.

E qualche mese prima mi si disse di fare più attentati possibile alle sedi della Dc”, racconta Brusca ricostruendo il piano di attentati che Cosa nostra progettò dopo il passaggio in giudicato della sentenza del maxi processo. “Quando io stavo preparando l’attentato a Mannino – aggiunge – Riina mi disse di fermarmi. Eravamo circa 20 giorni prima della strage di via D’Amelio”.

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