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Napoli: come chiameremo la nuova #affittopoli?

Tra un po’ dimenticheremo affittopoli e parleremo di monnezzopoli e tangentopoli o chissà quale altro scandalo di ritorno.

La prima volta che a Napoli si parlò di affittopoli, per quel che io ricordi, era nel 1997. C’era (c’è ancora) un eccellente cronista, Fabrizio dell’Orefice, che la tirò fuori a Napoli. Lavoravamo assieme al quotidiano ‪#‎Roma‬.

All’epoca, se non ricordo male, c’era (c’è ancora) un Comune che manco sapeva (ora lo sa?) di che cosa era proprietario, c’erano (ci sono) case locate per poche lire (c’erano le lire) a politicanti e amici degli amici, case date in comodato gratuito ad associazioni, partiti, partitini e altri gruppi e poi c’erano interi rione dell’edilizia pubblica gestiti da camorristi.

Poi c’era tutta la filiera economica parassitaria dei fitti passivi. Inchiesta giornalistica di Dell’Orefice. Scandalo nazionale. Chiacchiere e bla bla bla dei politici. I soliti politici puri che promisero di rivoltare l’intero settore dei fitti passivi e degli affitti come un guanto.

I soliti faremo, vedremo, puniremo, sistemeremo, adegueremo. E poi, NULLA. Deve essere proprio difficile capire di che cosa siamo proprietari, togliere le case a chi non ha alcun titolo, evitare di perdere la proprietà per usucapione, adeguare i canoni e non pagare più fitti passivi per locali visto che ne abbiamo a iosa di locali che non utilizziamo.


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