“Punta Perotti non doveva essere demolita”. In un libro la rabbia dei Matarrese

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Punta Perotti

Venticinque anni di vicende urbanistiche, politiche e giudiziarie: sullo sfondo, tre palazzi autorizzati e costruiti sul lungomare sud di Bari, successivamente confiscati e, infine, demoliti.

Sette anni dopo l’abbattimento dei palazzi, Michele Matarrese, dal 1977 a capo dell’azienda edile di famiglia, la ‘Salvatore Matarrese’, scrive il libro ‘Assolti e confiscati – Punta Perotti, una storia di straordinaria ingiustizia’, edito dal ‘Gruppo 24 Ore’, per fare conoscere “il punto di vista di chi quella storia l’ha provata sulla propria pelle ricevendone amarezze e umiliazioni”.

Oggi a Bari, la presentazione ufficiale “occasione per ripercorrere la vicenda facendo sentire – si legge in una nota – la voce di chi, nonostante le assoluzioni in ogni grado di giudizio e la sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo che ha condannato lo Stato italiano a risarcire le imprese con 49 milioni di euro, l’ha sofferta più di ogni altro”. Oltre all’impresa, sono la pubblica amministrazione e la giustizia i temi principali affrontati nel libro, come ricorda anche il past president di Confindustria Antonio D’Amato nella prefazione, facendo riferimento all’insegnamento che si ricava pensando agli “ingenti danni ed il grande pericolo che una cattiva amministrazione ed un cattivo esercizio della Giustizia possono rappresentare per l’impresa ed il sistema economico del Paese”.

Approvazione delle lottizzazioni, giudizi e sentenze, poi il caso mediatico che va oltre i confini baresi, con professionisti e politici nazionali che entrano nel dibattito prendendo posizione sui tre
palazzi che si affacciano sul mare.

Un “susseguirsi – come vengonodefiniti – di anni bui che diventano macigni per ‘SalvatoreMatarrese’, ‘Mabar’ e ‘Iema’, le imprese costruttrici, ma ancora di più per le famiglie Matarrese, Andidero e Quistelli”. In 362 pagine Michele Matarrese ripercorre gli anni dal 1987 al 2012 fornendo aneddoti, riportando stralci di sentenze, atti amministrativi e articoli di stampa. E ancora foto, planimetrie, nomi e volti “di una vicenda che ha segnato l’edilizia e la giurisprudenza italiana, ma, prima di tutto, una famiglia”.

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