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Si è costruito ovunque. Ed ora affoghiamo nel cemento

Le immagini che arrivano da Peschici sono terribili e drammatiche. Questa ennesima sciagura è l’ennesima fotografia di un Paese che affonda nel fango della corruzione e della cementificazione selvaggia. Dopo una frana o un alluvione non si possono piangere, ogni volta, dei morti e poi, puntualmente, dopo poche settimane tutto torna come prima e nell’indifferenza di sempre. Nella compiacenza e nell’omertà di amministratori pubblici che svendono i propri territori a quel trasversale “partito del mattone”.

Negli ultimi 20 anni circa, riferisce l’Ispra, alla velocità di 8 metri quadri al secondo, è stata cementificata una superficie pari all’estensione di Puglia e Campania insieme. Si è costruito ovunque, anche nei posti più impensabili e dove esistevano vincoli o divieti. E nessuno controlla mai nessuno. Scusate, pertanto, se insisto e se rischio di sembrare anche irruento. Chi mi conosce davvero sa da quanto tempo (da oltre 5 anni) e come ho nel cuore e quanto approfondisco i temi ambientali.

Occuparsi del nostro territorio e della sua tutela, infatti, significa occuparsi di noi e della possibilità di avere, come comunità, un futuro. Da decenni vige un modello di sviluppo perverso perché fondato sul consumo inesorabile di tutte le risorse materiali e naturali che ci ha fatto vivere ben oltre le nostre possibilità. Senza alcuna armonia con il nostro paesaggio, portatore di valori inestimabili e di una propria cultura che deve essere tramandata.

Tollerare, perciò, ancora l’assioma secondo cui la natura può essere addomesticata dall’uomo, sopportando i suoi avidi istinti, è da imbecilli. Oggi, infatti, sempre più frequentamente e violentemente, la Natura ci ricorda che non possiamo continuare a violentarla. Dovremmo, come diceva negli anni ’90 l’ecologista e pacifista Alex Langer, avviarci consapevolmente verso una “conversione” ambientale, ossia dobbiamo proprio sforzarci di cambiare, ribaltandolo, il nostro modo di pensare il territorio. La più “grande opera” di cui questo Paese ha bisogno, come suggerisco umilmente da tempo, è la messa in sicurezza del paesaggio, e bisogna intervenire urgentemente, secondo evoluti modelli di prevenzione, sulle piaghe del consumo di suolo, dell’abusivismo edilizio, del dissesto idrogeologico.


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