Sono orgoglioso di essere del Sud. Mentre alcuni “onorevoli” si dovrebbero vergognare

Shares

Sono sempre stato orgoglioso di essere Italiano, per di più del Sud, e di conseguenza non me ne sono mai vergognato, neanche quando, qualche anno fa, a Dubai un tassista filippino, compresa la mia nazionalità, ha cominciato a canticchiare “Berlusconi bunga bunga”.

Ieri, però, le mie certezze in proposito hanno subito un duro colpo, quando alla TV ho sentito un deputato della Lega (“onorevole” ha sì perduto il suo significato etimologico, ma continua ad essere parola troppo grossa per certa gente) approfittare incredibilmente dell’infinita tragedia che si era appena consumata al largo di Lampedusa per uno squallido attacco alla ministro Kyenge e alla presidente Boldrini, oltre che, ovviamente, agli immigrati.

Mi sono, però, immediatamente detto: “Perché devo vergognarmi io di essere Italiano, come lo sono i soccorritori che piangevano e non smettevano di cercare chi non poteva essere ancora vivo, come lo sono milioni di persone disponibili, sensibili, pronte all’accoglienza e a dare e fare quello che possono per alleviare le sofferenze altrui? E’ lui che si deve vergognare di quello che è e che dice!”

Purtroppo, non credo che abbia questa sensibilità. Allora, sommergiamo lui e quelli come lui col nostro sincero, sentito, profondo e, principalmente, esplicito disprezzo.

Nicola Trifuoggi

Nato ad Avellino nel 1942, divenne magistrato nel 1967. Dopo il tirocinio presso gli Uffici Giudiziari di Napoli fu trasferito alla Procura della Repubblica di Genova come sostituto, dove, tra l'altro, condusse una delle prime indagini sul terrorismo, cui venne poi riunita altra indagine condotta da Mario Sossi, successivamente rapito dalle Brigate Rosse, con il coordinamento del Procuratore Francesco Coco, ucciso dalle BR nel 1976. Trasferito alla Pretura di Recco, si occupò prevalentemente della tutela dell'ambiente, di inquinamento delle acque e di reati edilizi. Nominato nel 1976 Pretore di Pescara, anche in questa città fu incaricato di innumerevoli inchieste per reati urbanistici ed edilizi. Nel 1989 gli venne conferito l'incarico direttivo di Procuratore della Repubblica presso la Pretura di Chieti, poi nel 1998 quello di Procuratore della Repubblica di L'Aquila e Procuratore Distrettuale Antimafia, infine nel 2003 quello di Procuratore della Repubblica di Pescara, trattando personalmente o coordinando delicate e complesse indagini per gravi reati contro la pubblica amministrazione. In pensione dall'agosto 2012, continua a visitare le scuole della regione per parlare agli studenti di legalità e Costituzione, a svolgere relazioni in convegni giuridici, anche nazionali, a presentare libri. Tra i tanti riconoscimenti, da ultimo ha ricevuto il Premio Nazionale "Agenda Rossa" per il suo impegno contro la criminalità di ogni genere.

Comments (4)

  • Avatar

    riccardo

    11 Ottobre 2013 - 16:24

    Anch’io sono orgoglioso, di essere del nord, non perchè il nord sia meglio del sud, per intenderci. Il Sud Italia è una terra antica e meravigliosa è piu’ attraente del nord, è molto meglio delle terre del nord per tanti e validi motivi.
    Tuttavia, sono disgustato dal fatto che da oltre 50 anni tutti gli italiani che producono un reddito, e bisogna ammettere che moltissimo di questo peso è sulle spalle del Nord, siano costretti a versare ogni anno le tasse anche e soprattutto per sostenere il problema del Sud Italia. Non ho mai compreso perchè in queste bellissime terre non si riesca a fare impresa privata come in tutto il resto d’Italia. Avete paesaggi bellissimi, spiagge meravigliose, clima perfetto e cucina mondiale. Perchè è così difficile fare del sud la zona turistica numero uno in Europa e addirittura al mondo? cosa manca a questi luoghi? hanno tutto.
    Forse vi manca la consapevolezza del potenziale che avete, non capite che è meglio fare da sè che dipendere dagli altri? Non sò qual’è la risposta, forse è un’altra, ma quale?
    Lasciate perdere i commenti dei leghisti integralisti che molte volte sono esagerati, ma vi posso dire che conosco numerosi meridionali che vivono qui al nord da tanti anni e hanno una visione del sud non proprio positiva, qui c’è tanta gente come voi, che è venuta per lavorare onestamente e ce l’ha fatta, si è costruita una vita dignitosissima, ci hanno dato tanto, ma non tornerebbero al loro paese se non per fare le ferie. Dovete smettere di lamentarvi se venite criticati, guardatevi dentro, perchè la criminalità è così forte da voi al punto che riesce ad insinuarsi dappertutto, anche nello stato? Non è colpa del Nord se da voi ci sono questi problemi che sono un grande ostacolo allo sviluppo del vostro territorio. Fate autocritica e ascoltate le ragioni di chi vi guarda con sospetto, la vita è dura per tutti e lavorare per se stessi è una cosa, farlo per mantenere anche chi non produce non è sempre accettabile soprattutto se dopo così tanto tempo non è ancora servito a niente.

    Rispondi
  • Avatar

    Antonio

    11 Ottobre 2013 - 18:42

    Riccardo il tuo commento è un’ accozzaglia di stereotipi anteguerra messi insieme in maniera pietosa. “Non ho mai compreso perchè in queste bellissime terre non si riesca a fare impresa privata come in tutto il resto d’Italia” ( perché si scrive con accento aperto, dimenticavo che le scuole del nord preparano meglio i loro studenti ), sai cosa vuol dire fare impresa al sud?
    Chi lavora al sud, chi fa impresa al sud, lavora per tre dei tuoi sfigati compaesani.
    Niente Stato, infrastrutture indecorose per dei cittadini che pagano le tasse, criminalità organizzata moooolto violenta e convincente. Una persona come te, dalle mie parti, non arriverebbe neanche alla maggiore età. Fidati.
    Ricordati però una cosa – la storia ce lo insegna – la tua ricchezza è solo effimera, non durerà in eterno. Anche i settentrionali hanno conosciuto l’ emigrazione. Non dimenticarlo e fanne tesoro. LA STORIA è ciclica.
    L’Italia ha solo 150 anni e quello che tu chiami meridione è stato per oltre 500 anni la Magna Grecia.

    Rispondi
  • Avatar

    Mario Cosenza

    11 Ottobre 2013 - 22:05

    Caro Riccardo,tutto quello che auspichi non potrà mai avvenire finchè il Sud resterà colonia,l’ultima colonia d’Europa.L’unica speranza è la decolonizzazione cioè l’Indipendenza.
    Finchè Caino governa,Abele può solo soccombere:è così dal 1860 e non venirmi a raccontare la favola del “è passato tanto tempo”.Finchè saremo insieme il Sud sarà sempre servo.SEPARIAMOCI!!!

    Rispondi
  • Avatar

    Alessia de Bellis

    12 Ottobre 2013 - 00:10

    Caro Riccardo; la tua analisi mi sembra un po’ troppo semplicistica: nei secoli passati il Regno di Napoli era all’avanguardia in moltissimi settori economici, da quello siderurgico a quello marittimo-navale, da quello agricolo a quello tessile. Napoli competeva con Parigi e Londra per l’eccellenza dei suoi filosofi ed artisti e fu la prima Capitale europea ad avere l’illuminazione stradale, la prima in Italia ad avere una ferrovia e l’unica dove circolavano monete d’oro: AVEVAMO IL BILANCIO STATALE IN ATTIVO a differenza del Regno di Sardegna (quello dei Savoia) dove si viveva nell’arretratezza più nera e dove s’inventò il bluff della cartamoneta. I Savoia, aiutati dai massoni Inglesi e dai cafoni mafiosi siciliani, pensarono bene d’impadronirsi di tutto quel ben di Dio e Vittorio Emanuele II non esitò un attimo ad invadere il Regno dell’incredulo cugino Francesco II di Borbone, ad incamerare tutto quello che c’era nel Banco di Napoli derubando i meridionali di tutti i loro beni ed a commettere le peggiori razzie mai avvenute prima di allora con relativi stupri ed impiccaggioni in pubblica piazza. Si uccisero anche tanti bambini e villaggi interi letteralmente scomparvero (ricordiamo il Generale Pinelli). Successivamente i vincitori di quella tremenda guerra civile provvidero ad inventare la storiella di un Sud povero ed ignorante “liberato” dagli illuminati Savoia portatori di progresso e la propinarono a tutti gli studenti della neonata Italia. Provvidero, inoltre, a coprire col segreto di Stato tutte le prove di quelle stragi e ci tolsero la cosa più importante per un popolo: la memoria storica e la consapevolezza della propria grandezza. Fummo trattati come delle Colonie e, come si fa con le Colonie, fummo destinatari di politiche assistenziali scellerate (v. la Cassa per il Mezzogiorno);si inventò allora la storiella dei meridionali fannulloni. Tutto questo mentre la Mafia/Massoneria prosperava. Per quanto appena detto, ti inviterei a verificare quanto su scritto leggendo i documenti storici sul tema ed, immediatamente, ti pregherei di smetterla di offenderci con questa storiella per cui sono 50 anni che ci sostenete e che lavorate per noi, perchè ti assicuro che…sono 150 che sopportiamo la vostra boria da illuminati conquistatori. Historia magistra vitae!

    Rispondi

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top