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Termoli rifiuta 100 assunzioni e 18 milioni milioni di euro. Per la puzza del letame dei bovini

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Bovini

A Termoli, sulla costa molisana è scoppiata la “guerra della vacche”, anzi, delle “manze”. L’azienda bolognese Granarolo sarebbe pronta a investire sul territorio circa 18 milioni di euro e a creare 100 posti di lavoro, ma in cambio ha bisogno di spazi per far nascere una “nursery” da 12 mila bovini.

Il progetto “Gran Manze” (come lo ha ribattezzato la stessa Granarolo), però, non è piaciuto per niente al sindaco della città adriatica molisana, Antonio Di Brino. “Non permetterò che Termoli venga trasformata nel letamaio di questa regione”, ha scritto in un durissimo comunicato che, in pratica, ha chiuso la porta in faccia alla ditta di Bologna.

L’amministrazione comunale è pronta a opporsi “con ogni mezzo e in ogni sede” a questa ipotesi, ha aggiunto il sindaco. In molti, però, considerano troppo frettolosa questa decisione che rischia di far perdere un’opportunità importante di sviluppo per un territorio dove molte aziende chiudono e altre sono in cassa integrazione.

Il progetto “Gran Manze” ha bisogno di una superficie di circa 100 ettari e molti comuni dell’hinterland molisano si stanno confrontando, anche con Termoli, per individuare un’area alternativa come possibile candidata per l’investimento. Anche lo stesso sindaco di Termoli, a mente fredda, ha ammesso di aver avviato il confronto con altri colleghi amministratori.

Le parole di Antonio Di Brino, però, hanno fatto irritare, e non poco, il deputato molisano del Pd, Danilo Leva, che ha definito “irresponsabile” la presa di posizione dello stesso primo cittadino rispetto alla possibilità dell’investimento annunciato da Granarolo. “Di Brino non si è opposto né alla centrale Turbogas e né tantomeno all’approdo sul territorio di industrie chimiche – ha detto Danilo Leva – mentre non ha dimostrato di saper incrementare le presenze turistiche a Termoli”.

Anche il senatore molisano del Pd, Roberto Ruta, è intervenuto sulla questione e, in maniera più diplomatica, ha chiarito che la zona di Termoli non è tra quelle individuate per il progetto. Nel frattempo, non si è fatta attendere la contro replica al parlamentare Danilo Leva, dello stesso Antonio Di Brino che ha definito “scomposta” la reazione dell’esponente del Partito Democratico.

I tentativi di rilancio economico di una regione – ha detto il sindaco – vanno concertati, in un’ottica appunto democratica, con gli amministratori locali e non calando dall’alto progetti di cui nessuno conosce nulla”. Allora forse è il caso che il sindaco, la sua amministrazione, le autorità locali si informino su questo progetto, perché non conviene a nessuno chiudere “a priori” la porta in faccia a progetti di sviluppo in grado di portare nuovi posti di lavoro al Sud. L’importante è chiarire i pro e i contro di ogni iniziativa e coinvolgere anche i cittadini nelle scelte che riguardano il loro futuro.

Giuseppe Lanese

Giornalista professionista, comunicatore e formatore. E' tra i fondatori di Restoalsud e caporedattore della stessa testata. E' responsabile cultura dell’agenzia di stampa nazionale Primapress. Ha curato dal 2009 al 2015 il blog "Parole e Musica" di Repubblica.it. Attualmente scrive e realizza video interviste per Tiscali.it sui temi della cultura e dell'innovazione e, sempre per Tiscali, si occupa del coordinamento nazionale della rete news delle regioni. Collabora con l'Università Telematica Pegaso per il corso di "Comunicazione digitale e Social Media" come cultore della materia ed è responsabile comunicazione dell'Ufficio Scolastico del Molise.

Comments (4)

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    gempili

    12 Giugno 2013 - 17:53

    se Granarolo vuole le metto a disposizione i miei terreni in Sardegna..

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    biondo

    12 Giugno 2013 - 17:53

    i politici molisani se pensavano al turismo non dovevano permettere la realizzazione di 3 stabilimenti chimici, 2 centrali turbo gas, ad un altissimo impatto ambientale per un’assorbimento di max 10 unità lavorative (Molisani già residenti) per ogni singolo impianto.

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    massimo

    13 Giugno 2013 - 10:06

    Vorrei che quei posti di lavoro venissero occupati da italiani, vorrei far presente che non sono 100 impieghi da scrivania ma accuditori di bovini, cioè spala letame portatori di mangimi, scommetto che verranno impiegati solo manovalanze extracomunitarie.

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    Michele

    28 Giugno 2013 - 13:09

    Sono vent’anni che non vedo un operaio agricolo che non sia albanese, rumeno, pakistano o indiano. Se la gente avesse davvero voglia di fare quel lavoro i posti ci sono. Ma serve gente o qualificata (almeno per la zootecnia), o che abbia voglia di lavorare e di imparare a fare qualcosa. Non servono vecchi e giovani scansafatiche che, oltre a non avere alcuna esperienza ed alcun titolo, pretendono posti di lavoro comodi e buoni stipendi.

    Premesso ciò, a proposito di Gran Manze, vi allego la lettera di un imprenditore agricolo molisano (che lavora con Granarolo) che esprime tutte le sue perplessità sul progetto. Gran Manze, qualora attuato, andrebbe a soddisfare esclusivamente i bisogni delle aziende della pianura Padana (danneggiando notevolmente le piccole aziende locali).

    Ecco la lettera:

    In riferimento al progetto Gran Manze.

    Sono venuto a conoscenza del progetto Gran Manze in un incontro con la direzione Gran Latte Soc. Coop Agricola che fornisce il latte vaccino al gruppo Granarolo e controlla la gestione della società. In tale occasione, in qualità di socio, ho già espresso parere contrario.
    Con la presente ribadisco tutte le mie perplessità a riguardo del progetto in questione:

    La pianura Padana è un’area con un grosso sovraccarico di bestiame per unità di superficie agricola (Uba/Ha). Gli allevatori di quest’area, promotori del progetto Gran Manze, intendono sostituire il bestiame giovane con altre fattrici per poter aumentare la produzione di latte, aggirando l’emergenza nitrati con lo spostamento del bestiame giovane nel Sud Italia.

    Il trasferimento del bestiame giovane dalle regioni del Nord Italia alle regioni del Sud comporterebbe la diffusione massiccia di tutte le influenze bovine (IBR, Parainfluenza, BVD, sinciziale, ecc.) in aree attualmente indenni da tali epizoozie. Tale provvedimento causerebbe, in primo luogo, l’immediata diffusione di epidemie letali per tutta la zootecnia delle regioni meridionali.

    Gli agricoltori del Basso Molise, al momento, non sono interessati all’utilizzo dei reflui zootecnici, che in Regione sono già abbondantemente disponibili. L’abbondanza è tale che gli allevatori di specie avicola sono costretti a pagare lo smaltimento (nella piana del Fucino) della pollina prodotta nei propri allevamenti.

    Inoltre, a breve, le quote latte verranno abolite con conseguente liberalizzazione della produzione. La liberalizzazione, insieme al trasferimento del bestiame giovane, comporterà un aumento della produzione soltanto nelle zone più vocate (come la Pianura Padana) con conseguente ribasso del prezzo del latte alla stalla. Tali ribassi andrebbero a colpire proprio tutti quegli allevamenti di montagna e del Sud Italia che, loro malgrado, lavorano in zone svantaggiate.

    Infine, la realizzazione di questo progetto premierà esclusivamente gli allevatori del Nord Italia, in particolare coloro che non hanno mai rispettato la legalità delle quote latte. Conseguentemente penalizzerà gli allevatori del Molise e di tutto il Sud Italia provocando l’inevitabile chiusura degli allevamenti, l’abbandono delle campagne, l’ulteriore degrado del territorio, oltreché un nuovo incremento della disoccupazione.

    Lo scopo della presente è quello di richiamare l’attenzione della politica e della cittadinanza sul progetto Gran Manze. Tale proposta anziché fornire un contributo valido all’economia regionale, causerebbe soltanto una serie di danni irreparabili al già fragile settore agricolo della regione.

    Bojano, 21 Giugno 2013 Dr. Antonio Di Giorgio

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