Bovino, perla dei Monti Dauni. Noi lo sapevamo già

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Ora che anche la rivista National Geographic lo ha scritto, possiamo dire che noi lo sapevamo già?

Il fatto è noto. Il 27 marzo di quest’anno la prestigiosa rivista americana pubblica un articolo dal titolo NYC’s best sunset and 9 other ways to celebrate summer in cui cita tre località italiane come mete turistiche per l’imminente estate, una in Abruzzo e due in Puglia. Campli, Vieste e Bovino.

Senza nulla togliere alla bellissima Campli, al fascino senza tempo e alle leggende legate a Vieste e al Gargano in genere, gioiamo per Bovino.

Noi lo sapevamo già che Bovino era, potenzialmente, una grande meta turistica. Lo sapevamo già da ragazzi, quando l’estate preferivamo Bovino al mare. Lo sapevamo quando d’inverno preferivamo Bovino alle località sciistiche.

Bovino è un paese di collina con poche anime d’inverno che diventano molte di più d’estate. I turisti fino a qualche decennio fa erano in gran parte emigrati o figli di emigrati, oggi non più e non solo. Con il loro arrivo Bovino si trasforma, rinasce. Ogni estate.

Il paese, di origine medievale, era tutto organizzato dentro Porta Grande che segna tutt’oggi uno spartiacque: tra il di qua e il di là. Fuor la port, si dice per indicare la strada che portava fuori dal paese che oggi si sviluppa perlopiù proprio da questa parte, fuori la porta.

Seguendo il percorso delle case/mura, nel tratto che va dalla Porta Grande al campo sportivo, si percorre una strada che costeggia il giardino segreto e che porta direttamente all’entrata principale del castello. Il castello di origine aragonese, è posto nella parte più alta della collina ed è ancora oggi intatto con le sue due torri e il passaggio che le collega sollevato in aria, come sospeso nel vuoto.

Il borgo ha due caratteristiche che lo rendono particolare, l’avvitarsi verso l’alto che lo rende simile ad un imbuto rovesciato e il bianco candido della calce viva con la quale sono dipinte le facciate delle abitazioni.

La vera perla di Bovino è la villa comunale.

La villa è un giardino all’italiana e si trova fuor la port, nella parte bassa del paese. Un viale di castagni, con una piccola chiesa posta in fondo al suo percorso, e uno di tigli ad esso parallelo, posti a quinconce costituiscono la parte superiore, mentre nella parte inferiore, delimitata a sud da un grosso muro controterra, trovano posto arbusti diversi, aiuole coloratissime e una vasca piena di pesci rossi. Più decentrate sono due fontane e un piccolo gazebo.

D’estate, soprattutto nelle ore più calde, è il polmone verde di Bovino.

La strada che da Porta Grande s’insinua all’interno del borgo e porta fino alla parte più bassa del paese si chiama Via Roma. Fino alla metà degli anni Ottanta era, quello che oggi si chiama, un centro commerciale a cielo aperto.

S’iniziava con la farmacia, appena varcata la Porta sulla sinistra, sulla destra invece un negozio di tessuti. Un po’ più su sempre sulla destra un negozio di alimentari. Sulla sinistra, in un piccolo slargo un bar. Superato lo slargo la strada diventa più stretta e le botteghe sono una di fronte all’altra. Tre macellerie, un orafo, ancora negozi di generi alimentari, un emporio, un secondo bar con doppio ingresso, uno su Via Roma e uno su Piazza Duomo. Qui l’imperiosa facciata della cattedrale, il portone dell’arcivescovado, il tabaccaio, il barbiere, il circolo culturale. Continuando a scendere un altro negozio di generi alimentari, una seconda farmacia, un bar, l’edicola e in fondo, quasi a chiudere la prospettiva la caserma dei Carabinieri, oggi sede del museo civico.

Oggi non è più così, la maggior parte di quei negozi non è più e al loro posto, proprio come nei grandi centri urbani, pub, pizzerie. Luoghi dello stare.

La struttura urbana è rimasta la stessa sono cambiate le funzioni, ma il fascino del borgo è intatto.

Grandi pietre di fiume, bianche, pavimentano tutto il centro storico nella parte che sale fino ai quartieri posti più in alto. Qui in ogni casa si sentono i rintocchi del campanile. Un rintocco piccolo per ogni quarto d’ora, uno più sordo per l’ora intera.

D’estate ogni giorno e come un giorno di festa. Sarà l’aria salubre, il paese è a 647 metri di altezza ed è circondato da natura, sarà la bellezza della sobria architettura civile che ti circonda, sarà l’innata ospitalità comune a tutte le genti del Sud, il dato è che una volta che hai visitato Bovino ci torni perché, in fondo, rappresenta e riconosci l’Italia in questa piccola gemma sui Monti Dauni.

L’Italia è nata sulla dorsale appenninica, in piccoli borghi che un tempo erano piccole città. L’Italia dei comuni, della cultura, del buon vivere è nata qui su queste montagne. Le montagne che partono da Genova e arrivano giù fino alla Sicilia.

Il National Geographic se n’è accorto adesso, ma noi lo sapevamo già. Lo abbiamo sempre saputo.

P.S.: La foto che accompagna l’articolo è di Donato Di Giovanni.

Oscar Buonamano

Direttore editoriale di Carsa Edizioni ed Editor di Lector in fabula, European cultural festival. Gli studi di architettura, l’interesse per la letteratura contemporanea e la voglia di capire il mondo sono le passioni con le quali convive sul suo blog, Culture metropolitane, de L’Espresso. Tra le sue pubblicazioni, L’Aquila. La città e il nuovo millennio (2018), Pescara città giardino, le case della Pineta (2014), Il Pescara di Zeman (2012). È vice presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo. Dal 2020 è il direttore responsabile della rivista on line pagina21.eu

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