Adesso si fa il #processo anche alle #vacanze

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L’ultima frontiera del populismo sono le ferie degli altri.

Con lo stesso livore con cui si pubblicano gli stipendi di politici e boiardi di Stato senza distinguere nulla da nulla e nessuno da nessuno, ecco che a finire nel tritacarne sono le ferie dei potenti.

Adesso, col sindaco di Roma in veste di imputato, si fa il processo alle vacanze.

A Marino, e al suo assessore Sabella, si rimprovera di non aver sentito il bisogno di rientrare nella capitale di fronte allo scalpore suscitato dal funerale di Casamonica.

E quando qualcuno scende nella piazza mediatica a gridare “vergogna“, subito altre mille voci si uniscono acriticamente a gridare pappagallescamente: “vergogna“, aggiungendo punti esclamativi ad libitum.

Ora, non è che Roma in questo periodo sia al massimo della forma, ma a Marino cosa si rimprovera, esattamente?

Di essersi preso quindici giorni di ferie ad agosto, essendo partito alla vigilia del 15.

Non mi pare il peggiore degli scandali italiani.

Ma pazienza: la demagogia è diventato il riflesso condizionato nazionale, e far ragionare i cervelli all’ammasso è tempo perso.

Roberto Alajmo

Roberto Alajmo è nato a Palermo nel 1959 e a Palermo dice lui "insiste a vivere". Scrittore, giornalista e drammaturgo italiano. Collabora con diverse testate nazionali. Giornalista professionista [1], dagli anni '90 è assunto al TG3 Sicilia della RAI e collabora con diverse testate nazionali. Dal 2012 è nella redazione della rubrica "Mediterraneo" [2]. Il suo primo romanzo pubblicato è stato nel 1986 "Una serata con Wagner". Sue opere sono tradotte in inglese, francese, olandese, spagnolo e tedesco. Con il romanzo "Cuore di madre" è secondo classificato al premio Strega e premio Selezione Campiello, premio Verga, premio Palmi). È stato docente a contratto di Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Palermo e consigliere d'amministrazione del teatro Stabile di Palermo. Con "Notizia del disastro" ha vinto il Premio Mondello e con il libro "L'arte di annacarsi" ha vinto il Premio letterario Antonio Aniante. Suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie La porta del sole (Novecento, 1986), Luna Nuova (Argo, 1997), Raccontare Trieste (Cartaegrafica, 1998), Sicilia Fantastica (Argo, 2000), Strada Colonna (Mondello, 2000), Il Volo del Falco (Aragno, 2003), Racconti d'amore (L'ancora del mediterraneo, 2003) Inoltre ha scritto il libretto dell’opera Ellis Island, con musiche di Giovanni Sollima (Palermo, Teatro Massimo, 2002). Il suo romanzo È stato il figlio è stato trasposto, nel 2012, in un omonimo film per la regia di Daniele Ciprì, con Toni Servillo come interprete protagonista. Il 27 settembre 2013 è nominato direttore dell'Ente Teatro Biondo Stabile di Palermo succedendo al regista teatrale Pietro Carriglio [3]. Fra i suoi libri: "Un lenzuolo contro la mafia" (Gelka 1993 e Navarra 2012) "Almanacco siciliano delle morti presunte" (Edizioni della Battaglia, 1996) "Le scarpe di Polifemo" (Feltrinelli, 1998) "Notizia del disastro" (Garzanti, 2001, Premio Mondello). "Cuore di Madre"(Mondadori, 2003, finalista ai premi Strega e Campiello. "Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo" (Mondadori, 2004) "È stato il figlio" (Mondadori, 2005, finalista al premio Viareggio e vincitore del SuperVittorini e del SuperComisso). "Palermo è una cipolla" (Laterza, 2005) "1982 - Memorie di un giovane vecchio" (Laterza, 2007) "La mossa del matto affogato"(Mondadori, 2008, premio Pisa). "L'arte di Annacarsi - Un viaggio in Sicilia" (Laterza, 2010) "Tempo Niente" (Laterza, 2011) "Arriva la fine del mondo (e ancora non sai cosa mettere)" (Laterza, 2012) "Il primo amore non si scorda mai, anche volendo" (Laterza, 2013) Per il teatro: "Repertorio dei pazzi della città di Palermo", "Centro divagazioni notturne" e il libretto dell'opera "Ellis Island", per le musiche di Giovanni Sollima. I suoi libri sono tradotti in inglese, francese, tedesco, spagnolo, svedese e olandese.

Comments (17)

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    Valerio Ricciardi

    1 Settembre 2015 - 10:03

    Ragionamento che non fa una grinza. Marino sinora è figura poco rilevante anche se apparentemente sin qui onestissima e fuori dal giro del malaffare, dotato di elevati principi anche se carente di istinto della priorità (detto da un giornalista e fotografo specializzato in Beni Culturali in senso più lato: la pedonalizzazione dei Fori Imperiali come primo atto di Giunta in una città piena di buche e con gli operatori AMA al bar più che di ramazza è stata depressiva per ogni persona di buon senso).
    Però è innegabile che un treno può decidere di deragliare tre giorni dopo la partenza per le ferie del Ministro dei Trasporti, e ciò se può far pensare che sia opportuno che torni anticipatamente nel caso di Immane Tragedia (come l treno TAV tedesco di qualche anno fa) non può prevedere la presenza “ad espiandum” del suddetto ministro 365 giorni l’anno.
    CASOMAI sarebbe stato molto apprezzabile se Marino avesse deciso di rinunciare alle ferie di quest’estate per dire, per lavorare al piano di rilancio della città, ma non per essere pronto a venire col cappello in mano a fare il figurante dell’indignazione per ogni episodio di cronaca sgradevole.

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    sg

    1 Settembre 2015 - 13:22

    Quando si decide di assumere il comando o la responsabilità della gestione politica e amministrativa di una comunità…….ancorché importante come la capitale…….quando si accettano le retribuzioni non a caso importanti e relativi a questi incarichi di grande responsabilità e di grande visibilità …….
    si deve esser capaci di NON FARE FERIE nei momenti delicati e/o che destano preoccupazioni per la collettività e/o per la seria visibilità di CHI COMANDA.
    Troppo facile altrimenti …..fermare le guerre perché i comandanti sono in ferie.
    Trovo disgustosa l’argomentazione troppo italiana e specificamente meridionale nella mentalità.
    Le ferie non si toccano ……..anche se la Capitale affonda….ebbene che aspetti…il sindaco è in ferie.

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    arturo

    1 Settembre 2015 - 13:45

    a Robbè! Non stamo a parlà d’un borgataro! Io coi figli nella [email protected] non vado in ferie.. E i romani che’ ssò? Non son forse come figli suoi? E’ da padre responsabile lasciarli nella [email protected] come stanno? E su! Un po di decoro!

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    marceff

    1 Settembre 2015 - 14:49

    E’ vero, sacrosante vacanze! Fonti USA al di sopra di ogni demagogia sostengono che al suo rientro in patria, Marino ha in serbo grandi novità per la Capitale. Nominerà assessore al traffico la sua bicicletta! Per quanto brillantemente strategica, l’iniziativa non è del tutto nuova per Roma. Qualche altro amministratore, in passato, nominò senatore il proprio cavallo.

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    juri gagà

    1 Settembre 2015 - 15:01

    Le vacanze sono belle quando hai la coscienza apposto !
    Questo signore la sua coscienza e nera ,come il carbone..
    Per portare capitali sporchi nelle isole felici Americane,ci vogliono 30 giorni di permanenza sul posto ,per le pratiche…Qui casca l’asino marino.

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    mexsilvio

    1 Settembre 2015 - 15:20

    e’ UNA malattia che colpisce chi ha perso lo scranno ed i soldi che gestiva ..!!!
    Roma capitale e’ costata agli italiani 500 milioni di euro , e alla fine neanche le strade anno saputo riparare . rimangono ancora le buche vecchie di 7 anni ..!!!!
    oggi c’e’ una nuova opportunità mettere la mani sui conti dei 300 milioni per rifare il trucco a Roma , e chi ha sentore di soldi pensate si lasci scappare l’occasione , almeno ci prova …!!!!

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    luca

    1 Settembre 2015 - 17:46

    demagogia, popoulismo io la chiamerei sconcerto! e sgomento! di fronte a persone incaricate dal popolo sovrano di amministrare il bene pubblico, approfittano della posizione raggiunta, per sfruttare una citta per i propri interessi! a marino non si contesta di aver fatto 15gg di ferie ma di essersi totalmente disinteressato in questo periodo dei gravi problemi che affliggono la città e che si sono verificati durante la sua assenza!!! comunque ricordo al sig. Roberto Alajmo che marino si e candidato spontaneamente a sindaco è grazie alla carica che ricopre, (ben renunerata) che è riuscito ad andare in ferie, se diventi un personaggio pubblico devi mettere in conto di accettare il bello ed il brutto della tua posizione! se non vuoi essere essere criticato per quello che fai vai a fare un lavoro qualsiasi oggi come oggi mal pagato, senza la possibilita di andarci in ferie! e questa non è demagogia e la REALTA’!!!!!

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    Bore

    1 Settembre 2015 - 18:36

    Alajmo. Trattasi di caxxate da competizione. Il sindaco della capitale, della città che “ospita” il vaticano e una delle più importanti città europee non è un portantino (senza che si offendano i portantini per l’accostamento irriguardoso) ma il massimo esponente politico, ancor prima che amministrativo, della gestione di un Comune così importante. Non solo ma è stato VOTATO dai romani, cioè dal popolo (che non può essere tirato in ballo solo quando si tratta di prendere la poltrona, diversamente diventa “populi-smo”). Ora, posto che sta più in giro che a Roma in una situazione simile DOVEVA, per senso del dovere e SERIETA’ di uomo che abbia almeno qualcosa tra le gambe oltre che dentro la testa, precipitarsi a Roma e non farsi i selfie mentre dà da mangiare alle tartarughe. Altrimenti è uno che non si rende connto delle cose e infatti lo hanno affidato a dei tutori. Ma i tutori servono per i minus habens e avesse un briciolo di dignità dovrebbe dimettersi. Ma da uno che cita quale suo riferimento culturale Celentano cosa ci si può aspettare?

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    max

    1 Settembre 2015 - 19:01

    Er Romano de Roma non poteva scendere più in basso nel votare uno così!

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    Giuseppe Terramagra

    2 Settembre 2015 - 07:15

    Ma il sindaco Marino e’ talmente poca cosa che potrebbe benissimo non tornare più dalle vacanze e Roma ne trarrebbe beneficio…..

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      Valerio Ricciardi

      2 Settembre 2015 - 09:08

      Personalmente di certo non rivoterei Marino (l’ho fatto SOLO perché la parentopoli di 400 neoassunti da Alemanno IN RUOLI IMPIEGATIZI a tempo indeterminato all’ATAC dove mancavano autisti, oltre solo per citare una cosa fra le cento alla batteria di Filobus della BREDA comprati a carissimo prezzo e lasciati nuovi ad arrugginire al sole in un pratone alla periferia di Roma perché la loro linea era stata già cassata… sulla Casilina infatti ora si allunga la metropolitana linea C… mi son sembrati troppo anche come livello di malaffare standard).
      Destra rapace, avida di bottino e che quando mette il muso nel piatto si sbrodola, sinistra divisa, incapace quando va bene, commensale nelle ruberie nei casi rimanenti. La differenza di quelli di sinistra quando rubano, anche a volte nemmeno poco, è che son più eleganti, non ruttano ed alzano il mignolino quando prendono il té, creandosi una patina di perbenismo ipocrita.
      Ma non è il caso di Marino, ottimo chirurgo di trapianti (ne ha al suo attivo quasi 700), che ha così modeste qualità politiche e tanto poco nerbo da risultare inadeguato alle esigenze di una difficile città come Roma, cui serviva un Dalla Chiesa redivivo incrociato con un Sabino Cassese e con la competenza finanziaria di Ugo La Malfa. Ma non c’è… E Marino valeva la pena che continuasse a fare il suo mestiere, dove una certa professionalità l’ha acquisita (anche se è noto sia anche raccomandato)… Un ruolo politico non si costruisce solo con le buone intenzioni, ci vuole anche capacità e visione pratica. E Marino ha una visione ideale, ma poco pratica. Non gliela fa, è “moscio” anche se per bene. Marino è una gran modesta figura, quindi non mi mancherà anche se non riesco a considerarlo un disonesto.
      * * * * * *
      Ma i commenti a lui negativi son basati su un ostilità a priori di tipo calcistico, berlusconiani orfani di Papi vs. compagni alivellodipresadicoscienzacapitocazzo, ne consegue che ritengo di non trovarmi un un blog frequentato da persone con cui si può avere uno scambio critico, perciò me ne disiscrivo senza rimpianti.
      Non c’è nulla da fare, date una tastiera a certa gente e magari anche un nick anonimo e darà il peggio di sé. Ha ragione Umberto Eco, Buona giornata a tutti.

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    Anonimo

    2 Settembre 2015 - 07:45

    Roberto e’ inutile,come dici te,cervelli all’ammasso.

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    gbravin

    2 Settembre 2015 - 09:03

    Il Sindaco Marino, anche se rientrasse anticipatamente dalle proprie ferie, ha il proprio futuro già scritto e preannunciato dal Prefetto Gabrielli. Se Marino anticipasse il rientro, perderebbe soldi dalla paga di sindaco, perché ne accorcerebbe la permanenza al Campidoglio. A breve, forse avremo la conferma di questo mio pensiero.

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    Orazio Fichera

    2 Settembre 2015 - 18:51

    Gentile dr. Alajmo,
    comunico con lei sul suo post su Marino dell’ 1 settembre 2015, usufruendo dell’ospitalità di questo sito, che ringrazio, ma di cui , lo dico per correttezza, non condivido né ispirazione né finalità.
    Con altrettanta correttezza devo manifestare seri dubbi sull’utilità del dibattito sui social che, contrariamente alla pretese di alta democraticità, svilisce ogni possibilità argomentativa, contribuendo, semmai, a rafforzare l’orientamento mainstream indipendentemente dalla posizione di partenza, soprattutto se antitetica ad esso: i commenti al suo post ne sono un evidente, ennesimo esempio.
    Ma di quelle e di questa spero di dar conto prima o poi a ‘restoalsud’.
    Ho comunque accantonato, per una volta, queste riserve, pur concedendomi una prosa non proprio consona ad un social, alla lettura del suo intervento sulla canea antimariniana.
    Non solo per esprimerle l’approvazione e i complimenti per la posizione decisamente fuori dal coro assunta sulle ferie del sindaco di Roma, quanto, e soprattutto, perché smarrito da ciò che traspare in filigrana in ordine alla sua concezione del sistema mediatico imperante, con conseguente rassegnazione finale.
    Chi ha deciso che bisogna sparare sempre e comunque sulla crocerossa Marini? E’ casuale o corrisponde a dei precisi disegni mediatici e/o politici? E’ misurabile la pelosità degli interventi dei suoi difensori d’ufficio?
    Chi fornisce il ripetitivo, assordante sistema di megafoni senza il quale nessun “vergogna” arriverebbe mai ad alcun pappagallo (su cui dirò)?
    Perché chi partecipa al populistico gioco al massacro degli stipendi non si prende, poi, cura di riferire che, quand’anche si requisissero in via definitiva tutti gli emolumenti a tutte le ‘caste’ burocratico-politiche (ma si, paghiamo – in tutti i sensi – per pochi o addirittura per uno, e tutti gli altri alla malora, senato, camera, istituzioni…), poco servirebbe al reale fabbisogno del paese, che sarebbe, come si dice dalle nostre parti, ‘cogghiri l’ogghiu supra u maccu’? Che per affrontare i reali problemi che attanagliano l’Italia, e non solo, bisogna attingere altrove? Più in alto?
    Ma lo sa che l’ideologizzazione dei pappagalli (su cui dirò) è arrivata al punto che costoro davanti a queste domande rispondono invariabilmente: ”intanto cominciamo con loro, poi si vedrà”? Che sono, di converso, radicalmente convinti che finanza internazionale, grandi evasori, etc. etc. sono ossi duri da lasciar perdere perché praticamente inattaccabili?
    Chi ha gestito i tritacarne dell’(in)formazione? Chi li gestisce? Tutti i tritacarne. Non solo le sette sorelle televisive (che , però, fanno la parte del leone). Anche le minori, e la stampa, e le radio grandi e piccole, che gracchiano dai supermercati alle botteghe, agli esercizi, ripetendo incessantemente gli slogan del pensiero unico dominante. E poi i social, con le limitazioni di cui sopra, e tutte le forme di comunicazione sminuzzata, dei suoi cascami sciolti, di cui è intrisa la nostra quotidianità. Attraverso percorsi che sono chiari a chi li governa, la deformazione della formazione e dell’(in)formazione raggiunge tutti. Ma proprio tutti.
    Diffidi di coloro che vantano autonomia di giudizio perché “non guardano mai la televisione”: sono i più (dis)(in)formati di tutti!
    Chi, almeno dal 2008 in maniera organizzata, sistematica, scientifica, soffia sul fuoco dell’antipolitica così esiziale per la tenuta della nostra fragile, malconcia democrazia nata dalla resistenza?
    Chi, col chiaro disegno di ridurre le tre dimensioni originarie resistenziali a quella planetariamente oggi dominante, fra l’altro nel suo risvolto italico più becero, si è visceralmente scagliato ‘senza distinguere nulla da nulla e nessuno da nessuno’ contro tutte le “caste” di cui è intessuto il paese, prima contrapponendole fra loro, seminando rancori, se non di peggio, ed infine approdando alla “casta” per antonomasia,quella dei politici che, per quanto becera, malandata e corrotta non è certo l’unica responsabile della situazione in cui siamo sprofondati?
    E delegittimando i politici, con gioco semantico, delegittimato la politica tout-court nella mente degli italiani?
    Chi è, insomma, la vera, unica casta? Qual ‘è il regime che ci governa: è forse quello mediatico?
    E siamo al punto.
    I pappagalli (ecco, lo dico) se fossero decentemente informati, non ciarlerebbero invano, ma volerebbero nel cielo riempiendolo dei colori dell’arcobaleno, lasciando quaggiù dei cervelli criticamente pensanti che nessuna demagogia potrebbe condurre all’ammasso.
    Voglio dire che far ragionare i cervelli momentaneamente ed incolpevolmente all’ammasso, non far tornare i pappagalli, è oggi l’impiego più proficuo, anzi necessario, del nostro tempo.
    Solo che bisogna risalire a monte. Stabilire la reale gerarchia fra demagoghi e pappagalli e, se ne siamo capaci, denunciare il gioco dei primi, contestandoli ed avversandoli.
    Potranno le mie domande esserle utili a ciò?
    Una sua risposta a questo commento mi sarebbe molto gradita. Cordiali Saluti.

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    raffaele

    3 Settembre 2015 - 22:11

    D’ACCORDO CON IL PROF.ORAZIO FICHERA DI GIARRE. RAFFAELE MURATGIA

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    salvatore mancuso

    7 Settembre 2015 - 18:20

    Bene, Orazio. Le tue domande, che seguono una puntigliosa ricostruzione del “fatto” meritano una risposta.

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