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Al magistrato Colangelo è stata rafforzata la scorta. Colangelo è uno di noi

A Giovanni Colangelo, procuratore di Napoli, è stata rafforzata la scorta perché c’era (c’è) un piano dei camorristi per fargli male. E siccome non sono ipocrita uso la parola giusta: per ucciderlo.

Perché vogliono colpire Colangelo questa feccia di camorristi strafatti di cocaina, spietati quanto arroganti e ignoranti? Perché Colangelo e i suoi magistrati ai boss della camorra non solo tolgono uomini (li sbattono in galera) ma levano soldi, montagne di soldi che questi rifiuti dell’umanità accumulano trafficando in droga, sfruttando prostituzione e vendendo carne umana, corrompendo e inquinando la società e l’economia legale.

Ma Colangelo per questi rifiuti della società è un obiettivo da colpire perché è anche uno dei magistrati più bravi, equilibrati e corretti ch’io abbia conosciuto professionalmente (non ho il piacere di poter dire che è mio amico, lo conosco solo professionalmente).

Colangelo è uno di quei magistrati che parla poco in pubblico e parla solo quando ha da dire qualcosa di serio per cui valga la pena. Colangelo è quel magistrato che ogniqualvolta coglie successi importanti contro la camorra con arresti e sequestri di beni, non se ne vanta mai. Anzi è uno che sottolinea sempre, ma proprio sempre, che non è fondamentale quello che fanno i magistrati (e cioè la repressione, che pure è una funzione importante) ma lo è quel che deve fare lo Stato.

Colangelo dice sempre, riporto le sue parole, quelle che ripete come fossero un mantra “ora là dove noi abbiano reciso il cancro camorra deve arrivare lo Stato a colmare quei vuoti per evitare che altri criminali, magari più giovani, prendano il posto di quelli che sono stati arrestati”. Poi lo Stato non arriva mai. È per questo motivo che vogliono far male a Colangelo. Pochi di voi sanno chi è Colangelo perché è persona schiva, riservata.

E però Colangelo è uno che tutti i giorni lavora per noi napoletani, per ripulire questa città da certa feccia. Ah, dimenticavo una cosa che non è secondaria: Colangelo non è napoletano, nel senso che non è nato a Napoli, ma è di quelli che si sentono Napoletani (la N maiuscola l’ho messa non a caso) e che ama Napoli visceralmente e la conosce centimetro per centimetro, casa per casa, chiesa per chiesa, monumento per monumento, canzone per canzone, vicolo per vicolo, sogni, bisogni, sentimenti, frustrazioni. Sentirlo parlare di Napoli, mi è capitato ad un convegno, ti fa apprezzare la grandezza di questa grande metropoli culturale al centro del Mediterraneo.

È per questo che noi dobbiamo essere al fianco di Giovanni Colangelo. Noi dobbiamo essere la scorta di Colangelo.

Perché noi siamo Colangelo e siamo i suoi magistrati. Non scrivo queste parole per incassare “mi piace” ma per chiedervi di condividere il contenuto e chiedere ai vostri amici di fare altrettanto. Colangelo è uno di noi.


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