Coronavirus: l’inizio di una nuova era

Shares

Analizzando gli avvenimenti politici degli ultimi anni e i punti di alcuni programmi elettorali, oltre ad una guerra contro un nemico invisibile che sta coinvolgendo tutti da Gennaio, è inquietante come adesso si stia rincorrendo nel realizzare esclusivamente tutto ciò di cui fu proposto al popolo italiano. Si sta tornando a valorizzare settori snobbati e bistrattati dalla politica e dalla società: Innovazione, Ricerca, Sanità, Cultura.

Il Covid-19

Il coronavirus ci ha fatto fare un balzo avanti di 40 anni (se non di un’era) ma per il semplice motivo che l’Italia stessa era ferma a congetture di 40 anni fa.
Un balzo evolutivo in avanti che ci ha fatto scoprire a tutti la possibilità di lavoro da casa, ovviamente in alcuni ambiti, le videoconferenze anche tra capi di Stato che prima costavano alla collettività, la tecnologia di stampa 3D a cui si sta ricorrendo per innovare e produrre strumenti salvavita e dispositivi di protezione individuale.

Questi sono solo alcuni esempi di cosa sta accadendo nel mondo e ancor più nello specifico in un paese come l’Italia che è sempre stata diffidente verso chi aveva un approccio non tradizionale per la nuova era digitale, per i nuovi settori lavorativi e per il settore produttivo.

La ricerca e la sanità

Altro esempio è il valore di sanità e ricerca che adesso l’Italia ha riscoperto solo nelle ultime settimane grazie all’Istituto Pascale di Napoli e non solo e a medici e infermieri che, con turni massacranti, stanno tenendo fede alla loro missione lavorativa.

L’articolo 32 della Costituzione recita:”La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.”

Bene, adesso abbiamo scoperto che l’Italia deve ringraziare i padri fondatori della nostra Repubblica se non abbiamo avuto numeri di vittime in notevole salita come sta accadendo in Spagna e Stati Uniti d’America, quest’ultimo Paese da cui molti politici italiani hanno preso ispirazione per privatizzare il settore della sanità italiana, oltre a quello dell’istruzione.

È la Costituzione italiana che ci sta salvando la vita. E la nostra fortuna che è stata immediatamente applicata quando è arrivata l’onda mortale del coronavirus in Italia.

Il lavoro e il reddito universale

Altro aspetto cruciale è stata la scoperta nei fatti della richiesta di reddito in sostegno alle famiglie e ai lavoratori di qualsiasi settore produttivo italiano.
Oltre ad una Cassa integrazione nata ai tempi degli esuberi Fiat, l’Italia del lavoro, quella citata all’articolo 1 della Costituzione, ha scoperto che c’è la necessità di reddito di sostegno e di un welfare che diventi un asset del Paese.

Basti infatti pensare che da qualche settimana si parla di reddito di quarantena. Un’iniziativa partita dal settore di arte e spettacolo falcidiato prima dal coronavirus e poi da un decreto del Presidente del Consiglio che richiede come requisito di avere 30 giorni lavorativi con contributi Inps ex Enpals nel 2019.

La stragrande maggioranza del settore vive in precarietà. In una relazione recentemente depositata in Parlamento dalla Slc CGIL si sottolinea come gli artisti vengano sottopagati o pagati addirittura con ritardi come ad esempio solo dopo l’arrivo dei finanziamenti o che addirittura vengano pagati meno del minimo garantito dalla legge per i lavoratori di qualsiasi settore.

Salvatore Imperio

Salvatore Imperio, nato a Foggia il 14 Luglio 1982, appassionato di musica, Digital Journalism e social media. Blogger, fonda il sito di informazione dedicato esclusivamente alla musica indipendente “MIE Musica Italiana Emergente” in cui, insieme ad altri appassionati e ricercatori di musica, si occupa di raccontare e informare del vero fermento che la musica italiana sta vivendo. “La musica mi ha già salvato più di una volta e io non posso che raccontarla alla gente” questa è la visione che Salvatore Imperio ha in mente perché “non si può vivere di tormentoni e canzoni che non dicono niente”. Diplomato in Informatica, è iscritto al corso “Culture digitali e della comunicazione” del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top