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Dimostrammo che a #Cosenza era possibile realizzare l’#impossibile

Sui giornali, molto letti allora, trent’anni fa di questi giorni, apprendevi che il più’ grande concerto rock di tutti i tempi aveva raccolto 100 milioni per l’Africa. Reagan era stato operato di tumore. Del Live Aid fregava non aver visto niente (poi l’avremmo visto tante volte), di Reagan non mi fregava nulla. Sui giornali, quasi tutti i giornali italiani, c’eravamo finiti noi, gli ultrà di Itaca. Era stato dopo i 36 morti dell’Heysel alla finale di Coppa dei campioni. Piero Romeo l’aveva messo in testa a Padre Fedele il monaco matto che come San Francesco stava con gli ultimi della terra. Facciamo un raduno di tutti gli ultrà d’Italia ad Itaca (Cosenza) e cerchiamo di capire perché ci ficchiamo in questa storia della guerra tra bande. Non era mai accaduto prima. Eravamo di serie C e in quel mondo certe gerarchie contavano. Raccogliemmo soldi grazie al monaco e ci mettemmo al lavoro. Con Luca Ardenti chiamavamo i giornali di tutt’Italia e molti capiredattori fiutarono la notizia. Mandarono gli inviati. Leonardo Cohen di Repubblica lesse la notizia sui giornali locali e arrivò autonomamente per pennellare uno dei suoi capolavori. I giornalisti trovarono i romanisti e i laziali, Palombella quello del film di Nino D’Angelo e Re Cecconi da Napoli, le brigate rossonere del Milan. Scesero i genoani. I Freak Brothers ternani ci cercavano da tempo perché eravamo i Nuclei sconvolti. Vennero da Reggio Calabria, da Catania, da Messina, da Caserta e da Battipaglia. C’erano i nocerini fratelli di 1000 avventure. Gli atalantini strinsero la mano ai genoani. Non era mai accaduto prima. Parlammo in pubblico in un convegno di quelli seri. Vivemmo assieme per tre giorni che sembravano il tempo di Cent’anni di solitudine. Si cementarono amicizie personali che vanno avanti da allora. Dimostrammo che ad Itaca era possibile realizzare l’impossibile. Ricordo un prato in Sila con cento ultrà attorno al monaco. Le cene al ristorante dopo il convegno al cinema Italia con la tovaglie a mo’ di sciarpe. Le notti infinite e le gazzarre in piscina. Volevamo cambiare il mondo per renderlo più colorato e solidale. Restano ricordi indelebili di una comunità che ha perso qualche fratello andato via troppo presto. E dei vecchi giornali ingialliti dei giorni del Live Aid quando i Queen incantarono il mondo. E pensare che prima li paragonavo ai Pooh.

Ho scoperto grazie a Renzo Andropoli che Peppino Picciotto ha dato un nuovo giro di vita alla sua ricca esistenza aprendo un ristorante nel nord dell’Olanda. In poche righe io non posso spiegare l’enormità esistenziale di questo personaggio. Vi può essere utile questo biopic per immagini da lui prodotto https://www.facebook.com/giuseppe.picciotto.14/videos/vob.1643108882/1012955137814/?type=2&theater per introdurre l’altezza. Peppino nella sua ricca vita è stato Jo Pinter, ha recitato con Tornatore e Zeffirelli,ha accompagnato in tv Lory Del Santo, vitellone e ragazzo di vita. Giravo con lui in Porche da ragazzetto e si organizzavano delle feste punk strabilianti con lui truccato da Ziggy Stardust. Colto e irriverente, ha sempre vissuto la vita come un’opera d’arte. Ad egli si deve la coniazione del fortunato neologismo Cosangeles molto in voga ad Itaca negli anni Ottanta. Tutto nasce sul set di “Bonnie e Clayde all’italiana”. Peppe fa il personaggio del duro. Pausa in auto con i due protagonisti: Ornella Muti e Paolo Villaggio. Parlano del loro mondo dorato da successi e di bella vita. I loro viaggi internazionali. Di scatto la Muti si volta e chiede: “Peppino e tu di dove sei?” “Di Cosangeles”. Ho un testo di Picciotto in qualche cartella. Spero di usarlo. Spero anche di andare a trovarlo su al nord nel suo ristorante in Olanda.

Ho letto una bella intervista su un blog fatta ad Ercole Scorza http://www.senocrito.it/postcard/?p=2053  . Per me Ercole è stato Emiddio che mi regalò l’opera omnia delle poesie di Pasolini e molte colonne sonore della mia vita.. Ho scritto del nostro intenso rapporto presentando una sua mostra di fotografie dedicate a Itaca. Con lui ho portato l’assalto al cielo come nei film di Sergio Leone, ho ascoltato musica nel suo negozio, ho prodotto televisione rivoluzionaria simile a quella di Santoro e Ghezzi. E’ molto cresciuto quel robusto popiliano dai modi bruschi e irruenti. In molti lo seguono sui social e si anima per tutelare il centro storico di Itaca che si sfarina come quello di San’a. Nelle sue foto c’è molto punctum e anche un po’ di studium. Nella sua testa porta molti ricordi: Roma, Milano e ovviamente Itaca. Custodisce di tutto. Anche delle immagini del nostro sodalizio creativo. Spero che un giorno mi aiuti a renderle pubbliche.

A Taormina il bel mondo ha premiato Claudio Greco stilista che trae ispirazione dall’essere vissuto ad Itaca. Lo vidi la prima volta che serviva da garzone nella rosticceria “L’archibugio”. Troppo elegante per rimanere dietro quel bancone. Claudio viene dalle stesse periferie di Ercole. Ha vinto un incidente da ragazzino e con grande stile ha vissuto la gaytudine in una città di provincia del Sud. Si è affermato prima nella danza e poi nella moda diventando uno stilista di grande prestigio. Una storia d’amore lo ha catapultato nel miglior mondo partenopeo. Impegnato in modo costante in campagne di solidarietà, Claudio il divino è sempre circondato da una comunità di persone che lo adorano. Dispensa umorismo, grande bellezza e simpatia. Claudio Greco da Itaca quando lo incontro sembra appena arrivato da un film di Paolo Sorrentino.

Ho appreso che ad Itaca cinque studenti delle mitica scuola media “Zumbini” hanno vinto ad Expò il titolo italiano di robotica http://www.ilquotidianoweb.it/news/societa-cultura/736133/Robotica–scuola-di-Cosenza-.html    . Guidati da eccellenti professori i nostri ragazzetti smanettoni hanno ricostruito la favola di Hansel e Gretel con otto robot che hanno strabiliato la commissione. Ora questi ragazzi si apprestano ad andare a 13 anni in Cina ai campionati del mondo per rappresentare il tricolore. I loro nomi sono:  Lorenzo Graceffa, Desirè Fiore, Luigi Sposato, Arimondo Scrivano, Mauro Leporace e Giuliano Grescinbene. E in questa domenica estiva penso al nonno omonimo Mauro Leporace, e al bisnonno e a quelli che portarono questo cognome di come possano andare fieri che nella loro città, dove Telesio l’innovatore osservò la natura e  l’economista Serra cambiò la dottrina nel XXI secolo, ci sia un loro discendente che vada dall’altra parte del pianeta così giovane a proporre insieme ad altri 4 coetanei la sua virtù e conoscenza.


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