Ecco perché sarebbe un errore la responsabilità civile (diretta) dei magistrati

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Parliamo di responsabilità civile (diretta) dei magistrati. Facciamolo in modo semplice, comprensibile a tutti.

Esempio 1. – Sono un pubblico ministero. Tizio è tossicodipendente. Fermato e controllato dalla Polizia, viene trovato in possesso di 10 dosi di eroina. A verbale dirà che a fornirgli la sostanza è stato Caio, che Caio è il suo fornitore abituale, che per ogni dose pretende € 50,00, che lui paga vendendo per Caio le ulteriori dosi di eroina.

Chiedo, ed ottengo dal Giudice, che Caio, già più volte condannato per reati in materia di stupefacenti, venga sottoposto a custodia cautelare in carcere.

Al processo, però, Tizio ritratta le accuse; afferma che le sue dichiarazioni gli furono estorte dalla Polizia o che comunque si è inventato tutto: Caio non gli aveva mai venduto quelle dosi, né mai lo aveva fatto in passato.

Vere o non vere che siano le sue affermazioni, il Giudice del processo non può tenere in considerazione le dichiarazioni rese alla Polizia da Tizio.

Quelle dichiarazioni semplicemente non sono mai esistite. Per il Giudice del processo conta solo il fatto che nei confronti di Caio non vi sono prove, e dovrà assolverlo e liberarlo.

Caio, a quel punto, chiederà i danni direttamente al PM ed al Giudice che lo misero ingiustamente in galera. Quasi sicuramente Caio perderà la causa, ma intanto il PM ed il Giudice dovranno trovarsi un avvocato, affrontare un processo e così via.

Cosa accadrà, in futuro, quando un altro Tizio accuserà Caio di cessione di stupefacenti?

Esempio 2 – Sono giudice del lavoro. Devo decidere se il licenziamento irrogato da una multinazionale nei confronti di un dipendente sia giusto oppure no. Nel decidere so che uno dei due potrebbe farmi causa direttamente.

A chi darò ragione? Questi sono solo esempi banali. Dovrei aggiungere che la scienza giuridica non è una scienza esatta e certamente lo è molto meno delle altre. Il diritto si nutre esclusivamente delle parole delle leggi, non delle leggi della natura.

Già è difficile riuscire a intendersi sul senso delle parole in generale, figurarsi quando si tratta di parole trasformate in legge. La responsabilità civile dei magistrati in Italia esiste già. Solo che oggi può essere fatta valere chiamando in causa lo Stato e non direttamente il magistrato.

Sarà poi lo Stato a rivalersi nei confronti del Magistrato in caso di soccombenza. Se da domani dovesse essere consentito citare direttamente in giudizio il magistrato, basterebbe leggere gli esempi (banalissimi) sopra riportati per capire quanto possa essere irrazionale una soluzione del genere.

Del resto la “ragione” non va molto di moda di questi tempi (ammesso che lo sia mai stata in questo Paese).

Aldo Aceto

Sono nato a Pescara il 20 ottobre 1963 e vi risiedo da sempre. Ho conseguito il diploma di maturità classica presso il Liceo Ginnasio “G. D’Annunzio” di Pescara nel corso dell’anno scolastico 1981/1982 con la votazione di 60/60. Nel dicembre 1986 ho conseguito la laurea in Giurisprudenza presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi “G. D’Annunzio” di Chieti, discutendo la tesi di diritto penale su “Il ravvedimento del concorrente” (rel. Prof. Vincenzo Scordamaglia) e riportando la votazione di 110/110 con lode. Ho sostenuto il concorso per l’accesso alla magistratura effettuando la prova scritta nel novembre 1987 e quella orale il 4 ottobre 1988, classificandomi, in graduatoria, al terzo posto. Con D.M. 7 giugno 1989 sono stato nominato Uditore Giudiziario e sono stato assegnato alla (allora) Procura della Repubblica presso la Pretura di Pescara ove ho prestato servizio fino al 10 gennaio 1994, giorno in cui ho preso possesso, a seguito di domanda di trasferimento, dell’ufficio di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pescara, svolgendo le funzioni di Coordinatore del Gruppo IV (reati edilizi e ambientali in genere, reati in materia di salute, alimenti, colpe professionali, ecc.) dalla data di sua istituzione fino al giorno del mio trasferimento al tribunale di Larino (9 giugno 2008). Dal 10 giugno 2008 al 4 gennaio 2013 sono stato Giudice del Tribunale di Larino presso il quale ho svolto le funzioni penali di GIP/GUP, presidente del collegio penale, giudice monocratico penale, e le funzioni civili di Giudice Unico del Lavoro. Nell’agosto 2013 mi sono state conferite le funzioni giudicanti di legittimità e dal 9 gennaio 2014 esercito le funzioni di Consigliere di Cassazione presso la Terza Sezione penale della Suprema Corte di Cassazione.

One comment

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    Maria

    1 Luglio 2014 - 22:37

    Non c’è alcuna ragione logica affinché i giudici non rispondano personalmente dei propri errori. Solo approvando in toto questo emendamento potremmo auspicare finalmente ad una “chiarezza” di un potere basilare come quello giudiziario. Troppe ingiustizie si sono viste e si vedono, la ” legge ” non può essere interpretata con libero arbitrio. È assurdo!!!

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