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I migliori non trovano lavoro, lo creano

L’Italia sembrerebbe non essere un Paese per giovani. E dicono sia in declino. Le leve del comando sono tutte in mano a persone ben oltre gli anta. Quali sono le ragioni di questa “gerocrazia”? Un problema culturale, legato alla nostra radice latina? Un “mammonismo” genetico?

In realtà il problema sembra non avere soluzione. In un’economia stagnate con crescita tendente a zero e con una riforma pensionistica che estende l’età lavorativa non si creano nuove opportunità e nuovi posti al sole per i giovani.

Ma il futuro va costruito. È tempo di rovesciare la prospettiva. Non si può più pensare di studiare, entrare nel mondo del lavoro e trovare il “posto” della vita. Non è più così perché è cambiato inevitabilmente il contesto socio-economico e di competizione sul mercato, non solo italiano ed europeo, ma a livello globale.

Dobbiamo apprendere ad essere tutti imprenditori di noi stessi. Nel film the Social Network, che racconta la nascita ed affermazione del fenomeno mondiale Facebook, il preside di Harvard dice a due studenti che sono andati a lamentarsi con lui: “I migliori studenti di questa università, una volta fuori da qui, non trovano lavoro, ma lo creano”.


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