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Il Sud ha un’identità?

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Iniziamo con una domanda.

Esiste un’identità comune dei cittadini del Sud?

Per chiedercelo, dovremmo porci anche la questione inversa: esiste un’identità dei cittadini del Nord?

Nel primo caso diciamo che è esistita una “Questione Meridionale”, politica e soprattutto storica. Ma è appartenuta al periodo post-unitario ed al dopoguerra, fino a tutti gli anni ’70.

Per la questione settentrionale, il problema è stato posto tutto in termini politici, dalla Lega Lombarda, poi Lega Nord. Ma è di recente proposizione, ovvero dell’ultimo ventennio. E tale partito, con le sue cerimonie, i suoi simboli, le sue lotte, i suoi programmi politici, a volte truculenti, ha creato comunque un’identità.

Diciamo quindi che: se la “Questione Meridionale” è stata posta dallo Stato, cioè dall’alto, la “questione settentrionale” è nata come spinta dal basso. Quindi ha avuto modo di creare una forma di identità , quella del “Vento del Nord”.

Anche se poi, a ben vedere, l’ultima è stata proposta in virtù di opposizione alla prima. Le rivendicazioni della Lega, oltre al becero razzismo ed una rozzezza culturale di fondo, si rivolgevano al malgoverno di Roma nello sperpero del denaro, soprattutto quello diretto per decenni al Sud.

Continuando il ragionamento: al Meridione non è mai nata una “Lega Sud” e questo è un dato emblematico, che porta a  pensare che un comune sentire non vi è mai stato. Il tema dell’emigrazione ha fatto da collante, all’estero, per gli uomini nati al Sud, che si ritrovavano lontani dalla loro patria e si percepivano coesi da culture somiglianti.

Anche le trincee della prima e seconda guerra mondiale, hanno accomunato gli uomini del Sud, che si percepivano uniti nella somiglianza di costumanze, ancora più demarcate dalla difformità da quelle degli uomini nati al Nord.

Ma sono state circostanze particolari. Al Sud, non è mai nata un’identità comune definita. Nonostante il mezzo millennio del Regno di Napoli e delle Due Sicilie.

Perchè questo?

Per quale ragione non si è sentito il bisogno di creare una Lega Sud, che tutelasse esclusivamente gli interessi del Meridione?

La risposta potrebbe essere: non ce n’è mai stato bisogno. Il Sud si è sentito tutelato dalla creazione della Cassa del Mezzogiorno e dall’esistenza centenaria di un movimento culturale chiamato “Questione Merdionale”, che annoverava: Gaetano Salvemini, il filosofo Benedetto Croce, Giustino Fortunato, il primo ministro Sidney Sonnino, Saverio Nitti e Antonio Gramsci (in una forma più neutra).

E poi le regioni del Meridione, non hanno mai avuto un indice di coesione, perchè vittime di un fattore d’ignoranza fomentata dal latifondismo. Il Sud, infatti, è stato strozzato dal latifondismo, anche negli aspetti culturali e non solo in quelli economici. Vivere da mane a sera nelle campagne, ha tolto le possibilità di un’urbanizzazione costante, di cui hanno goduto pezzi ampi di territorio al Nord.

E’ la civis che crea le condizioni per lo sviluppo di una cultura sociale e quindi la proliferazione del concetto di istituzione.

Il Sud è stato per troppi decenni vittima dei feudatari, poi tramutatisi in latifondisti, e poi riciclatisi in rappresentanti del popolo, in virtù di parlamentari del nuovo Parlamento post unitario.

Questa è una traccia di lettura che pone l’abitante del meridione d’Italia, in una condizione civica non congiunturalmente favorevole. Non è una scusante, ma la gestione del potere al Sud, ha avuto sempre la sinistra sagoma di una sopraffazione continua, volta a trattare gli uomini come mera forza lavoro da eterodirigere, per conservare lo status quo.

L’abitante del Meridione, non ha mai avuto possibilità di mobilitarsi, perchè tenuto in isolamento e in una condizione d’ignoranza, che l’ha sottratto dalla fruizione della cultura democratica, nata dalla Rivoluzione Francese.

Certi ritardi nel senso di democrazia, quindi, che si riscontrano ancora oggi, sono frutto di quella situazione e di quella condizione. Sembra una provocazione e non lo è, ma al Sud, la cultura della civis, ancora non si sedimenta al punto tale da produrre un senso di “bene comune”, che poi è una delle sfaccettature del Senso dello Stato.

Non bisogna, comunque,  generalizzare e cadere in luoghi comuni, ma prendere spunti di ricerca per capire le omissioni che hanno portato il Sud a permanere nella diffidenza verso le Istituzioni. Non è solo un problema di classe dirigente. Chi lo asserisce dimentica che la classe dirigente non si vota da sola, ma viene votata, dunque scelta.

C’è da lavorare molto, ma per diventare forti, bisogna sapersi leggere dentro.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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