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Salviamo gli archivi dei figli abbandonati di Napoli

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“Esposito di tutto il mondo unitevi”.  All’appello per salvare la ruota degli Esposti, la famosa struttura girevole che dal ’300  nel plesso della Basilica della Santissima Annunziata c’erano tanti figli abbandonati della Napoli che fu.

Si sono riuniti davvero nel cuore di Forcella dove si trova la Basilica della Santissima Annunziata, la chiesa resa famosa nel mondo per aver regalato ai tanti bambini orfani uno dei cognomi più diffusi in tutto il Sud: Esposito.

Nella Chiesa, infatti, è presente la Ruota dell’Annunziata, un meccanismo di legno e marmo, con una fessura esterna in cui venivano lasciati i bambini che le madri non potevano mantenere: con un campanello venivano avvisate le sorelle dell’ordine che girando la ruota accoglievano nella loro grande famiglia i trovatelli. Un simbolo importantissimo per Napoli la ruota dell’Annunziata.

Che dimostra la generosità di una città, la sua capacità d’accoglienza, il suo essere comunque Capitale. Oggi la Ruota versa in pessime condizioni e così gli Archivi dove sono custodite le storie e le vicende degli Esposito. E la cosa drammatica è che la sua ristrutturazione non è contemplata nemmeno nel pacchetto fondi Unesco per ristrutturare il Centro Storico.

E così il comitato per «Il diritto alle origini» ha manifestato davanti alla chiesa dell’Annunziata per chiedere a gran voce di non lasciare che quel patrimonio archivistico si cancelli, quel patrimonio che consentirebbe loro di conoscere le proprie origini.

Quelli che un tempo erano chiamati «i figli della Madonna» oggi vogliono che sia aperto l’archivio dei bambini adottivi, nati all’ospedale dell’Annunziata o abbandonati alla Ruota, per conoscere le proprie mamme, chi li ha messi al mondo.

L’unica cosa che sanno della loro origine, infatti, è un numero: solo quello li collega alle proprie  radici. “Le famiglie  – dicono molti di loro – sono quelle che ci hanno adottato. Ma così possiamo ritrovare la nostra identità”. 

Lucilla Parlato

Giornalista professionista e militante del movimento di Insorgenza civile. Ha lavorato all'estero, Roma, per 17 anni, accumulando molteplici esperienze, da Mediaset alla web tv, da uffici stampa istituzionali anche scabrosi alla carta stampata. Poi ha deciso di mollare tutto e da tre anni è rientrata nella sua unica capitale, dove per altro è anche nata: Napoli, dove cura la comunicazione di Insorgenza e collabora con il quotidiano on line Paralleloquarantuno.

One comment

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    Elena

    29 Giugno 2016 - 18:10

    Mio padre e stato abbandonato al annunziatela di Napoli con il cognome uggi Giovanni e cerca la madre

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