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La resurrezione di Pasolini in questa Italia ormai perduta nello spritz

A poche ore della visione del film di Abel Ferrara provo a fissare qualche pensiero. Non m’interessa di chi ha scelto il silenzio in sala e fuori ne parla male. Sto con coloro, e ci sono, che hanno trovata giusta la scelta fatta dal regista de “Il cattivo tenente. Pur se disorienta il pastiche linguistico dell’inglese misto al romanesco (importanti saranno le scelte di doppiaggio) i nei del film stanno in piccole cose.

Il moleskine di Furio Colombo, l’estetica rifatta di certe attrici, qualche altro piccolo peccato veniale.

“Pasolini” con questo film torna al mondo nella ragionata caduta agl’inferi e resurrezione civile di uno dei più’ significativi intellettuali del Novecento italiano.

William Defoe e’ entrato da par suo in un personaggio complesso e difficile, spesso rock e glamour in un biografismo credibile e che mi par anche necessario. Le ultime ore di Pasolini sono anche le ultime lettere di Pasolini. E Abel regge il gioco a Pasolini dando vita al romanzo “Petrolio” e ancor di più nel “Porno-Teo-Kolossal” con Ninetto che diventa Eduardo De Filippo e Scamarcio che diventa Ninetto in un viaggio che è la prosecuzione degli Uccellacci e degli uccellini.

Siam tornati a vedere l’orgia che era sparita dagli schermi e anche le fellatio omo tra le contrade di periferia e le immagini di Salo’ tutte assieme hanno levato la polvere da santino a Pierpaolo che ci viene restituito in quel mondo orrendo che si annunciava.

Un libro di Sciascia sul tavolo, musiche pasoliniane, l’allegra bellezza di Laura Betti tornata dalle pubbliche virtù’ di Jancso, decor analitico, fotografia adeguata con inquadrature dell’Eur che puntano la bellezza immemore di un’architettura fascista che ha segnato l’eterno fascismo italiano. Ho pianto al dolore della madre nell’apprendere di aver perso un secondo figlio. Ho sorriso nel vedere che il mio antico amico Fabio Nunziata, uno dei figli migliori della mia Itaca, e’ Editor del film.

Per questo e’ altro mi metto dalla parte di Abel Ferrara che so essere dalla parte del torto. Perché oggi ancora Pasolini vive. E non posso che bearmi di tanto pasoliniano parlare nell’epoca delle parole vacue di un Paese erroneamente perduto a tenere in mano bicchieri di spritz e che dovrebbe pensare a impugnar spranghe e a forgiar parole poetiche per riscattare il proprio destino.


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