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L’assurdo divieto di cantare “Bella Ciao”

Su molte questioni è bene che ci sia confronto, posizioni differenti e, quando è necessario, anche scontro. Tante altre questioni però, santiddio, dovrebbero essere condivise, scontate, universalmente accettate. Non la pensa così il sindaco di Pescara che, nonostante le questioni urgentissime che la città gli pone, ha deciso di intervenire a gamba tesa sulla canzone “Bella ciao”.

Ma andiamo con ordine. Il 25 aprile scorso, la direzione scolastica del Circolo “11 febbraio 1944” di Pescara ha organizzato una commemorazione della Liberazione con studenti, famiglie e insegnanti cui ha aderito anche il Comune con i suoi Gonfaloni e con l’assessore alla pubblica istruzione.

L’iniziativa della scuola è stata resa ancor più appropriata dal fatto che la stessa prende il nome proprio dalla data del massacro nazifascista avvenuto a Pescara. Invece che un plauso, il Sindaco di Pescara ha inviato una lettera di reprimenda alla dirigente scolastica del suddetto circolo in quanto, nel luogo del massacro, tutti i presenti hanno intonato la canzone “Bella ciao”.

Occorre quindi ricordare che la “Bella ciao” della discordia non è una canzone inventata dai Modena City Ramblers o da Bertinotti, ma un canto di origine ottocentesca, legato alle mondine padane, che è poi divenuto l’inno di tutti coloro che hanno contrastato l’occupazione nazifascista. La canzone, quindi, non è certo stata patrimonio solo delle forze di sinistra ma di tutte quelle antifasciste, quindi anche dei cattolici, dei liberali, degli azionisti e di tantissimi liberi cittadini. Questo è semplicemente il canto di tutti coloro che si ritrovano nelle radici della nostra Repubblica.

Durante il successivo Consiglio comunale di Pescara, le opposizioni (Pd, Sel, Prc ma anche l’Udc) hanno intonato insieme Bella ciao in segno di protesta verso questa inutile bacchettata.
Certamente più di un Consigliere è stato parecchio stonato, ma mai stonato quanto lo è stata quella inopportuna e ideologica lettera di richiamo.


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