';

Lavoriamo ad un’Europa più unita, solidale e prospera

Il varo del quantitative easing da parte della Bce è una buona notizia, perché rappresenta uno sforzo imponente di immissione di nuova liquidità nell’eurozona, in grado di dare all’economia e agli investimenti la giusta scossa verso la ripresa.

Non si può non rilevare però ancora una volta la miopia dell’atteggiamento della Bundesbank, che ha imposto alla BCE un incomprensibile soglia del 20% alla condivisione del rischio derivante dall’acquisto di titoli, lasciando il rimanente 80% sulle spalle delle banche statali.

Una scelta sbagliata ed inutile perché come è ben risaputo dagli esperti di politica monetaria le perdite nell’ambito del programma varato dalla Bce sono in realtà solo ipotetiche: la Banca Centrale ha delle riserve praticamente illimitate ed è sempre pronta a farle valere nell’ambito della coesione monetaria europea.

Così, nel tentativo di riaffermare l’esigenza del rigore nella tenuta dei bilanci statali, la Germania lancia in realtà un dannoso segnale di sfiducia sull’area euro agli investitori continentali ed extracontinentali, certificando la situazione di un’Unione “a metà”: disponibile alla condivisione dei benefici ma non dei rischi derivanti dalle politiche comuni.

E’ la strada esattamente opposta a quella perseguita da un’autentico stato federale, gli USA, che grazie a un mix di riforme, investimenti e politiche monetarie espansive sono usciti ormai ufficialmente dalla recessione.

Anche qui, come negli Stati Uniti, lo sforzo straordinario della Bce dovrà trovare corrispondenza nell’attuazione di riforme strutturali e nell’introduzione di politiche fiscali incentrate sugli investimenti. Il Piano Juncker in questo senso rappresenta una grande possibilità per tutti gli Stati Membri ed è ora urgente più che mai la sua applicazione per poter sfruttare al meglio gli effetti della misura varata oggi.

Il Qe rappresenta un’iniezione di fiducia straordinaria che dovrà essere sostenuta anche al livello dei singoli stati attraverso la prosecuzione determinata nel cammino delle riforme: su questo l’Italia si è mossa per tempo, tanto da essere riconosciuta oggi come un modello europeo concretamente perseguibile.

Andiamo avanti dunque con fiducia, verso la giusta direzione riconoscendo l’importante svolta della BCE in campo monetario e rinnovando i nostri sforzi a sostegno di politiche di coesione per un’Europa più unita, solidale e prospera.


Dalla stessa categoria

Lascia un commento