L’#estate al #Sud in questi tempi difficili

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Che sia una buona estate in questi tempi difficili. Mia figlia Rosa non sopporta che Bruno Martino canti : “Odio l’estate” ed io ho difficoltà a spiegare il successo della malinconica e struggente song rielaborata da La Crus e Chat Baker.
La mafia uccideva d’estate per i cadaveri eccellenti. Aiutava ad occultare i moventi e i mandanti. Non solo quella terribile delle stragi di Falcone e Borsellino. Non c’è più la mafia di una volta.

Ricordo l’estate. Quella degli anni Sessanta sulla rotonda sul mare Nettuno di Paola uguale uguale a quella di Fred e dove vidi Jimmy Fontana quando non sapevo fosse un collezionista di armi. Le estati a Pistoia con colonna sonora blues e gli epigoni di Aquarius e far baldoria e baccanale in una tranquilla città’ di provincia.
Ricordo le estati. Quando le vacanze erano lunghissime nella stessa località. Oppure quelle dei viaggi in treno per le rotaie d’Europa quando chiamavi due volte a casa.  Ricordo la fuga da un amore finito con un biglietto chilometrico, un sacco a pelo, un concerto ogni sera in una città diversa e nelle cuffie “I treni a vapore”. Duro’ cento giorni prima di tornare a casa.

Un solstizio degli anni Novanta organizzammo una gran festa a Itaca in piazze dei Follari senza pensare a lire e dollari. Musica e incontro nel centro storico abbandonato illuminato dai mangia fuoco. Scoprivamo parole come Ciroma grazie al pensiero eretico di Franchino l’astronomo e di altri compagni di viaggio.

I carri armati che turbavano certe vacanze. Il golpe in Russia, l’invasione di Praga, i cancelli di Danzica. È passato un secolo. Quello breve che mi fa sentire di un’altra epoca. Quella dei governi balneari.

Le estati con Lucia. Stacco dall’intensità di relazione di redazione, quando queste erano vitali e possenti nel racconto del mondo. L’inserto estate. I turni di agosto.  E poi le partenze per la meta prefissata. Il vestito  color senape di Lucia. E la mia salopette rossa. I delfini di Stromboli e le notti di Mikonos. Le dolorose mie paturnie estive, oggi un lontano ricordo. Poi  le vacanze con i figli. Le estati nomadi da filmcommissioner e l’approdo a casa Paisa’.

L’orizzonte di un mare e il ricordo di quel passo sull’Utopia che ti fa sapere che tu per quanto ti vuoi avvicinare lei si allontanera’. Era d’estate che scoprì Tommaso Moro e i suoi scritti sull’Utopia Isola che non c’è.

Oggi l’Utopia è l’enciclica del Papa? A sinistra si ode un silenzio forte. Solo un Red carpet di Michele Santoro. Pensieri che affollano la mia mente in un inizio d’estate turbato da migranti sugli scogli e killer matti che ammazzano innocenti in varie parti del mondo. Continuo a cercare e capire facendo religione del dubbio. Una buona estate a tutti.

Buona domenica ovunque voi siate.

Paride Leporace

Paride Leporace è nato sotto il segno dei Gemelli nell'anno in cui si svolge American Graffiti. Calabrolucano combatte le contraddizioni di due meravigliose regioni meridionali. Attualmente è il direttore della Lucana Film Commission. Nelle sue precedenti vite è stato autonomo, punk, ultrà, rilevatore storico, critico cinematografico. Ha fondato Radio Ciroma e il quotidiano Calabria Ora ma anche la Mensa dei poveri di Cosenza. Pensa di essere giornalista e ancora si chiede come abbia fatto a dirigere due giornali (attualmente il Quotidiano della Basilicata) e ad essere per cinque anni vicario di Ennio Simeone al timone del Quotidiano della Calabria. . Ha scritto il libro "Toghe rosso sangue” in cui narra la biografia dei 27 magistrati uccisi in Italia e da cui e' stato tratto l'omonimo spettacolo teatrale ancora in scena.

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