Lorena Cacciatore: “mi manca #Palermo, ma sono andata via per inseguire il mio sogno”

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Lorena Cacciatore, è una giovane e brava attrice di teatro, cinema e televisione, bellissima, con due occhi chiari davvero unici. Si trasferisce a Roma per fare l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Partecipa a fiction di successo come “Agrodolce” e “La vita che corre”. Prende parte al film “L’amore è imperfetto”, in cui affianca  l’attrice Anna Foglietta, oltre a fare anche teatro. Lorena è siciliana, esattamente di Palermo, un terra da lei molto amata; anche in quest’intervista emergono ancora una volta le proprie origini, radici alla quale ognuno di noi è e sarà sempre profondamente legato. Anche Lorena sarà protagonista della nuova e attesissima fiction “Baciato dal sole” targata Rai1 e prodotta da Pepito Produzioni; in quell’occasione, la risentirò per soffermarmi con lei su l’altro personaggio che ha preso vita grazie alla bravura di una brillante attrice.

Chi è Lorena Cacciatore?

Una donna che è passata attraverso tante fasi  e che non smette mai di cercare quella successiva.

Sei siciliana, di Palermo, esattamente. Cosa rappresenta per te questa terra?

Rappresenta i miei natali più belli, il mio primo bacio, le mie lacrime per gli amori finiti e per quelli che sono iniziati, un orsacchiotto teddy fucsia con un occhio solo, il caffè a letto portato da mio padre, le belle carezze di mia madre. La Sicilia è il luogo in cui sono nata, è tante cose che porto nel cuore, sempre, pur vivendoci lontana, un posto meraviglioso dove tornare ma non restare.

Perchè dici “non restare”? E’ possibile, secondo te, resistere?

Non so se sia possibile restare, ma non credo sia possibile. Dico questo con estrema sofferenza, perché solo chi è lontano dalla propria terra può capire quanto sia lacerante la distanza. Mi manca tutto di Palermo ma se fossi rimasta lì non avrei mai potuto provare a realizzare i miei sogni!

Come ha inizio la tua passione per la recitazione?

Da bambina mi divertivo a mettere in scena veri e propri spettacoli per i miei parenti; poi negli anni del liceo, ho iniziato a crederci veramente, facendo laboratori teatrali a scuola. Mi sono sempre detta che  nella vita avrei voluto fare proprio questo.

Cosa ti ha lasciato l’esperienza di “Agrodolce? Secondo te, questa soap è riuscita a trasmettere una reale immagine della Sicilia?

Mi ha dato tante cose questa fiction, è stata il punto di partenza per me e sarò sempre grata alla vita per questa possibilità. Era  una soap che univa giuste dosi realtà sociale e finzione scenica ed era di forte impatto proprio per questo. Avevi, da spettatore,  la possibilità di rivederti in una delle vite dei protagonisti ma con la leggerezza che contraddistingue un programma di intrattenimento di quella fascia oraria.

Sei stata coprotagonista in “La vita che corre”, miniserie televisiva di Rai1 dove interpretavi Anna. Come ti sei preparata per quel personaggio? Cosa c’è di Anna in te e cosa di te in Anna?

Dopo l’Accademia, “La vita che corre” è stato il primo lavoro dove ho conosciuto Fabrizio Costa, regista che ho ritrovato in “Rosso San Valentino”, e due dei miei più cari amici e professionisti, ovvero l’attore Alessandro Sanguigni e l’aiuto regia e sceneggiatore Simone Poggi. Anna è stata una rivelazione: confrontarmi con personaggi così densi e morbosi e rendere viva di volta in volta la loro storia tragica è una sfida complessa,e proprio per questo mi ha entusiasmata enormemente. Partendo dal presupposto che quando interpreti personaggi del genere non puoi permettere a te stessa di giudicarli perché il rischio è quello di creare una barriera invisibile tra te e loro e quindi devi limitarti all’ interprezione, posso dirti che non era importante per me vederla come una bad girl e quindi cadere nel relativo cliché interpretativo ma riuscire ad andare oltre il suo sguardo scoprendone la sua voglia di divorare la vita nel bene o nel male. Per questo ho provato a darle gli occhi curiosi con cui osservo il mondo e lei in cambio mi ha lasciato la sua fragile tenerezza di bambina troppo cresciuta..

Hai partecipato anche al film “L’amore è imperfetto”, interpretando il ruolo di Adriana. E’ stato difficile questo ruolo?

È stato estremamente complesso, perché Adriana è una diciottenne, io ho qualche anno in più,  per cui sono ritornata a un periodo, quello dell’adolescenza, che per me è stato un vero e proprio incubo! Sono ritornati vivissimi tutti i ricordi, l’insicurezza e le delusioni d’amore dei miei 18 anni rielaborati nella prospettiva di solitudine e di abbandono della figura genitoriale che contraddistingue il mondo adolescenziale di Adriana. Ancora una volta ciò che fa muovere il tutto, è il suo approccio curioso verso le nuove esperienze, verso l’amore che scoprirà a poco a poco nei confronti di una persona del suo stesso sesso. Ho affrontato l’esperienza abbandonandomi completamente al personaggio, mi sono fatta guidare da lei e ancora una volta sono tornata con un bagaglio carico di scoperte preziose. D’altro canto, la valigia dell’attore è un bagaglio che si riempie tutte le volte e non si svuota mai.

Un importante ruolo anche in “Rosso San Valentino”. In che modo ti sei preparata?

Sono stata guidata ancora una volta da Fabrizio Costa. Rispetto ad Anna e Adriana, Sofia è una donna più adulta con una carriera da manager e sogni comuni a gran parte delle donne, quali matrimonio e famiglia. Questo personaggio è arrivato  in un periodo della mia vita in cui mi stavo interrogando su quelli che erano i miei sogni, indipendentemente dalla carriera. Interpretarla è stato un dialogo aperto tra me e lei durante i sei mesi di lavorazione e devo dire che abbiamo scoperto  delle affinità che ci legavano e che hanno aggiunto a entrambe un tassello importante del nostro essere donne.

Meglio ruoli da buona o da cattiva? Perché?

I ruoli  da “cattiva”, o meglio di “personalità rotte”, sono quelli che preferisco perché mi danno la possibilità di esplorare le tante facce del lato oscuro che esiste in ognuno di noi. Le mie antieroine sono quelle che perdono sempre ma che non si arrendono di fronte alla sconfitta e lottano fino alla fine per mutarla in vittoria. A volte ci riescono, altre volte il destino le porta da un’altra parte, ma è proprio questa la sfida interessante per un attore e credo anche per lo spettatore, vederle lottare come guerriere nonostante le loro storie le portino a perdere. Alla fine il loro lato buono, e umano in qualche modo esce!

Tra teatro, cinema e tv, c’è un ruolo al quale ti senti più legata? E uno che è stato più difficile da interpretare?

Ricordo che una delle mie uniche esperienze da attrice e regista è stata con un corto teatrale su Erzbhet Bathory tratto dal monologo “la Castellana” di Giuseppe Manfridi. In  quell’occasione, mi sono confrontata con un colosso, uno dei personaggi più inquietanti della storia delle antieroine, ovvero la prima serial killer di tutti i tempi. La contessa Bathory è stata la mia croce e la mia delizia per circa sei mesi, è stato difficilissimo interpretarla perché rendere “umana” la cattiveria di quella donna senza giudicarla per i suoi crimini efferati contro le altre donne è praticamente impossibile! Studiandola con dedizione sulle molteplici fonti biografiche che avevo a disposizione per tanti mesi, non sono riuscita a dormire, ogni notte un incubo in cui lei era la protagonista. E’ stato difficile lavorare sul suo punto debole che me l’ha fatta vedere sotto una luce differente e quindi scansare il tranello del giudizio nei suoi confronti e il terrore che la sua figura emanava. Erzbhet Bathory era una donna ossessionata dal tempo che passa, dalla bellezza a tutti i costi, perché convinta che, attraverso i suoi bagni di sangue, avrebbe potuto conservare per sempre il suo aspetto giovane e bello. Nel monologo, si rivolge anche a Dio pregandolo di non giudicarla per i suoi peccati perché se è vero che bisogna amare incondizionatamente il prossimo e compiere atti d’amore verso questo, anche lei stava compiendo un atto d’amore incondizionato e assoluto verso se stessa.

Cosa ti manca di Palermo?

La mia famiglia e il mio mare.

Dove ti vedremo prossimamente?

Il prossimo anno mi vedrete in “Baciato dal sole” per la regia di Antonello Grimaldi dove interpreto Milla Venturi, una donna giovane ricca e molto annoiata. Nel frattempo, sto girando contemporaneamente “Il paradiso delle signore” diretto da Monica Vullo e “Tutto può succedere” tratto dalla serie americana “Parenthood” per la regia di Lucio Pellegrini.

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Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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