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#Veleni, la delibera che non delibera della #RegioneMolise

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“È evidente che il Servizio di tutela ambientale e la Giunta regionale vogliono condizionare la conferenza di servizi e ribaltare le decisioni che sono state già prese, e anche accettate dalla stessa azienda (a malincuore). È questo il momento che la politica si prenda le proprie responsabilità”. Una presa di posizione chiara, netta. Un’accusa precisa. Tutto messo nero su bianco. In una nota dello scorso 14 giugno, firmata dal WWF Molise, dalle Mamme per la Salute e l’Ambiente e dal Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro (la città più inquinata del Molise). “Quanta attenzione è accordata – si legge – alle preoccupazioni dei cittadini che da tempo denunciano il diffondersi di patologie e tumori che colpiscono ormai prevalentemente giovani e bambini? Con quanta serietà vengono prese in considerazione o almeno lette le osservazioni presentate? Che fine ha fatto l’obbligo istituzionale di tutela dell’inquinamento, di applicazione dei principi di prevenzione e precauzione, di legalità e correttezza?”. Domande lecite, incalzanti. Che inchiodano l’interlocutore. Le risposte? Non pervenute, nessuno risponde nel merito. Nessuno spiega, nessuno interviene per rassicurare associazioni e cittadini. Solo un misero comunicato stampa dello sGovernatore del Molise. “Accuse infondate”, scrive Frattura, “non si comprendono i sospetti vagamente complottistici”, “la delibera di Giunta numero 231 del 19 maggio 2015 va nell’esatta direzione opposta, il testo adottato all’unanimità delibera di rimettere al Servizio tutela ambientale della Regione Molise il provvedimento presentato affinché proceda a una più approfondita analisi istruttoria”. Una delibera adottata per non decidere, per rinviare. Per non esprimere una precisa posizione. Ma andiamo con ordine.

Herambiente di Pozzilli, un impianto senza AIA

In provincia di Isernia, precisamente a Pozzilli, dal 1999 opera un inceneritore, Herambiente (ex Energonut), nato come impianto a Biomasse, autorizzato nel 2008 a bruciare da 20mila a 100mila tonnellate all’anno di CDR (combustibile derivato da rifiuto). Autorizzato ad operare senza AIA (autorizzazione integrata ambientale). “Per evitare – secondo il prof. Gianni Tamino, componente del Comitato scientifico dell’ISDE (Medici per l’Ambiente) – di essere sottoposti a tale procedura i proprietari in accordo con i vari enti proposti al rilascio delle autorizzazioni hanno predisposto un piano di monitoraggio”. Solo dopo una denuncia alla Comunità Europea l’impianto è stato obbligato ad effettuare l’AIA, “essendo risultato – aggiunge l’esperto – l’unico impianto operante in Italia che, pur essendo soggetto agli obblighi della direttiva europea, funziona senza AIA”. Una storia infinita, che va avanti da troppi anni. Herambiente emette, in un anno, 20g di IPA (idrocarburi policiclici aromatici); 17mg di diossine; 1kg di mercurio; 2kg di cadmio e tallio; 2,5 tonnellate di ossidi di zolfo; 2,3 tonnellate di acido cloridrico; 123 tonnellate di ossidi di azoto; 2,5 tonnellate di ammoniaca; 0,5 tonnellate di polveri; 0,74 tonnellate di sostanze organiche. Esclusi i transitori. “Quei momenti – spiega Tamino – in cui l’impianto viene acceso e spento”. Non bisogna dimenticare che a pochi chilometri, a Sesto Campano, è situato un altro impianto che emette dai suoi camini circa 400 tonnellate di polveri, rilevanti quantità di metalli pesanti, IPA e 0,7 grammi di diossine. Anche il cementificio Colacem opera in assenza di AIA, “ma a differenza di Herambiente – conclude Tamino -, che ha tentato in ogni modo di sottrarsi, nel 2007 ha richiesto l’avvio della procedura. Attivata nel giugno 2013, dal 7 ottobre dello stesso anno tutto è sospeso. I dati sulle diossine sono poco rassicuranti. Proprio l’Arpa Molise dichiara che la situazione è critica per l’inquinamento atmosferico e per le polveri sottili, i cosiddetti PM10”.

La conferenza di servizi e la delibera regionale

“In base alla procedura di infrazione – ha dichiarato Pina Negro, del Wwf Molise -, che ha avuto l’Italia sulla corretta applicazione delle procedure in materia di valutazione, è stato emesso un decreto che ha imposto a tutti gli impianti esistenti di fare l’AIA, quindi anche Colacem ed Herambiente hanno inoltrato la richiesta. Questa AIA è finalizzata a confermare le autorizzazioni esistenti, a verificare se sono state applicate le nuove e più moderne tecnologie, a stabilire i limiti ed, eventualmente, a stabilire limiti più restrittivi”. Herambiente gioca al raddoppio, approfitta della procedura in corso, invia due comunicazioni alla Giunta regionale del Molise, per richiedere “modifiche non sostanziali”, dal suo punto di vista, per l’impianto: raggiungere la massima potenza (49, 9 megawatt) e bruciare un nuovo tipo di rifiuto, il CSS (combustibile solido secondario) con codice 19.12.12. “Ma non è così”, spiegano le associazioni, “le modifiche che Herambiente vuole apportare al proprio impianto le garantiranno enormi profitti, potendo bruciare tipi di rifiuti che fino ad oggi non ha potuto accettare ma che sono presenti sul mercato in gran quantità. Quelle variazioni comporteranno l’incenerimento di quantità superiori del 70% di quelle attuali, un nuovo tipo di rifiuto, ma soprattutto comporteranno un inquinamento significativo dell’ambiente e dannoso per la salute umana. Herambiente non dichiara le quantità che intenderà bruciare, non ipotizza quantità e qualità di emissioni, non vuole che siano valutati i rischi di tali emissioni. Herambiente ha adottato la stessa manovra anche per altri impianti posseduti in Italia”. Ma cosa significa? Risponde Pina Negro: “la legislazione italiana (Sblocca Italia, ndr) ha stabilito che questi impianti possono lavorare alla massima potenza e possono raggiungere il carico termico ammesso”. Il problema dove si pone? “Loro hanno chiesto di bruciare un altro tipo di combustibile”. Cosa comporta? “Il 19.12.12 ha un potere calorifico inferiore e, quindi, per arrivare a saturare il carico termico ne possono bruciare di più”. Perché vi opponete? “L’azienda non può bruciare il Cdr 19.12.12, deve fare la valutazione di impatto ambientale, perché è una nuova tipologia di rifiuto, perché vuole aumentare le quantità. Anche in conferenza di servizi l’Arpa dice la stessa cosa, perché è una modifica sostanziale”. Ma cos’è questa modifica sostanziale? “È contenuta nel decreto legislativo 152 del 2006. Si ha modifica sostanziale ogni volta che si cambiano i parametri, in modo tale che si possono avere effetti dannosi per l’ambiente”. In Molise esiste la legge 25 del 2003 che si occupa di questa questione. “All’articolo 22 dice che cosa si intende per modifica sostanziale”. Herambiente nell’agosto 2014 invia una raccomandata alla Giunta regionale e comunica la modifica. “La Regione non ha mai risposto”. Il silenzio assenso vale in materia ambientale? “Non vale, la legge 241 del 1990 all’art. 20 parla chiaro. Non si forma in materia ambientale, per l’importanza degli interessi coinvolti”. Lo scorso maggio si è svolta la conferenza di servizi, cosa è emerso? “L’azienda deve presentare per queste modifiche una nuova richiesta. Per legge”. Basta leggere il verbale della seduta e i relativi allegati per comprendere il ragionamento del rappresentante Wwf per il Molise. “L’autorizzazione – si legge – che si intende rilasciare entro il 7 luglio 2015 prevederà la stessa quantità di rifiuti attualmente autorizzata”. Viene esclusa l’autorizzazione del nuovo rifiuto. “L’inserimento di questo codice – spiega il sindaco di Venafro, Antonio Sorbo -, che noi non vogliamo, aprirebbe la possibilità di introdurre, attraverso particolari procedure, anche rifiuti tossici”.

Rifiuti radioattivi?

Tra i pareri spicca quello di Vecere, il direttore del Servizio tutela ambientale della Regione Molise: “si ritiene di mantenere i quantitativi già autorizzati” e quello dell’Asrem: “si preveda il controllo sistematico della radioattività su CSS (rifiuti) in ingresso allo stabilimento”. Rifiuti radioattivi? Cosa si brucia in quei forni? Perché questa avvertenza? Chi controlla i rifiuti in ingresso? Sei giorni dopo, dalla Giunta regionale del Molise viene approvata la delibera n.231. La Giunta delibera di rimettere al servizio proponente il provvedimento “affinché proceda ad una più approfondita analisi istruttoria”. Nel documento istruttorio le parole di Vecere, presente nella conferenza di servizi: “si propone alla Giunta regionale di prendere atto della modifica non sostanziale comunicata alla Giunta”, “aggiornare la delibera del 2009 integrando il codice CER 19.12.12”, “prendere atto della comunicazione di Herambiente”, “ridefinire l’importo della garanzia finanziaria che Herambiente dovrà prestare in favore della Regione Molise in 510 mila euro”. Da che parte sta la Regione, chiedono le associazioni. “La giunta regionale – spiega Pina Negro – avrebbe potuto, in base alla legge, stabilire se la modifica è sostanziale o non sostanziale. Invece rinvia al servizio proponente il documento istruttorio allegato. A cosa serve questa delibera? Non è una delibera con cui deliberano. Ogni volta che un Servizio propone una cosa si fa la delibera? Perché è stata fatta questa delibera?”. Perché viene fatta la delibera? “Fanno questa delibera per mettere un po’ di zizzania. Perché Herambiente, non contenta, sta continuando la sua azione. Per rimettere in discussione tutto”. E il comunicato di Frattura? “Vuole dire che non hanno preso nessuna decisione. Hanno fatto come Ponzio Pilato”. La battaglia è appena iniziata. Dai due consiglieri regionali del M5Stelle una nota: “la decisione sta alla Regione, può impedire che le modifiche richieste da Herambiente possano aggravare la situazione ambientale nella zona di Venafro, soprattutto in mancanza di un Piano di risanamento della qualità dell’aria da più parti invocato e di una stima sulla valutazione di impatto sanitaria”.

Gli assessori regionali

La “delibera che non delibera” è stata licenziata lo scorso 19 maggio. Un solo assessore assente: Massimiliano Scarabeo da Venafro, con delega alle politiche dello sviluppo economico. “Non è una delega di mia competenza”. È mai arrivata una sollecitazione? “Solo qualche giorno fa, da parte delle Mamme per la Salute e ho condiviso la loro preoccupazione. Mi sono immediatamente mosso, mi sono raccordato con qualche collega di maggioranza, ma anche con qualcuno dell’opposizione ed abbiamo formalizzato una mozione”. Ma che senso ha fare queste delibere? “Non ero presente. Le delibere le propone la politica, ma le struttura la parte tecnica. Questa delibera conferma la volontà dell’amministrazione regionale a non voler adottare dei provvedimenti dove, nel caso specifico, la politica non è d’accordo rispetto alla procedura tecnica”. Il direttore del Servizio tutela ambientale è stato accusato di essere contraddittorio. “Sono perfettamente d’accordo. Sotto l’aspetto tecnico è chiaro che il dirigente del caso specifico si assumerà le sue responsabilità”. Si parla di rifiuti radioattivi. “Nutro qualche perplessità rispetto all’introduzione della nuova tipologia di rifiuti. Questo tipo di variazione viene messa in campo per fare che cosa? Vigileremo nella prossima seduta della conferenza di servizi, che è di fondamentale importanza”. Frattura parla di accuse infondate. Ma sono visionarie queste associazioni che denunciano i problemi del territorio? “Il presidente della Giunta ha esternato il proprio pensiero. Frattura si è impegnato a far fronte rispetto a queste due richieste”. È una delibera che non delibera? “La politica dà gli atti di indirizzo. Ritengo che questo tipo di atto ricevuto da parte della struttura tecnica non sia stato avallato”. Abbiamo sentito anche l’assessore competente, con la delega all’ambiente. Con Vittorino Facciolla, reso celebre da Le Iene, siamo partiti dalla ‘delibera che non delibera’: “se noi riteniamo carente l’istruttoria è evidente che dobbiamo rinviare. Questa è una delibera che ha il presupposto della cautela piena, nel senso che avremmo dovuto licenziare la presa d’atto su un’istruttoria positiva, ma non l’abbiamo fatto per la mancanza di approfondimenti e certezze sul tipo della procedura. L’esatto contrario di quello che si può pensare. Una posizione di grande garanzia. Per una volta che facciamo una cosa in maniera lapalissiana, evidentissima, grossolana a favore della tutela dell’ambiente ci sta pure il problema inverso?”. E sul comportamento di Vecere? “Non vedo questa contraddittorietà”. Sono visionarie queste associazioni? “Non mi sembrano visionarie”. Perché si lamentano? “Non hanno motivo di lamentarsi, la cautela è stata piena. Herambiente ha fatto rimostranze sul fatto che non avessimo applicato de plano lo Sblocca Italia, perché ritiene che la modifica non sia sostanziale. Noi ci dobbiamo affidare all’organo tecnico che fa attività istruttoria”. Diversi consiglieri regionali stanno presentando delle mozioni. Perché c’è tutto questo fermento? “Il fermento c’è perché ogni cosa che riguarda l’azienda desta preoccupazione”. Ci sono pezzi della maggioranza che stanno criticando la scelta. “Ognuno pensa di fare bene il proprio mestiere. Non abbiamo interessi a fare fughe in avanti, non siamo portatori di alcun tipo di interesse, se non quello della tutela ambientale del territorio. Chi fa ragionamenti diversi vuol dire che è portatore di un’evidente malafede oppure ci vuole vedere per forza il marcio”. Il 29 giugno l’appuntamento decisivo. Due sedute per la conferenza di servizi: una per Colacem e una per Herambiente. Verranno tutelati gli interessi delle due aziende o quelli della collettività?

(fonte il blog di Paolo De Chiara)

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Paolo De Chiara

Paolo De Chiara è nato a Isernia nel 1979. Ha collaborato con il quotidiano L’Indro (www.lindro.it) e in Molise, dove ha lavorato con quasi tutti gli organi di informazione regionali, dirigendo un mensile di informazione-cultura e politica, si occupa di infiltrazioni criminali. Si dedica a diffondere la Cultura della legalità nelle scuole molisane.

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