Questo sito contribuisce alla audience di

Lo #Stato non può decidere chi possiamo o non possiamo #sposare

Shares

Ci sono voluti giusto 46 anni: dalla notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969, quando i clienti dello Stonewall Inn si ribellarono all’ennesima retata della polizia di New York, a oggi, 26 giugno 2015, il giorno in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che il matrimonio è un diritto costituzionale di tutti, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.

Oggi sappiamo che “la lunga strada per l’uguaglianza” era lunga esattamente 46 anni.

E sono passati solo pochi giorni dall’anniversario della sentenza “Loving vs. Virginia” con la quale, il 12 giugno 1967, esattamente due anni prima di Stonewall, la Corte Suprema pose fine a qualsiasi restrizione legale razzista ai matrimoni negli Stati Uniti.

48 anni per ribadire ancora una volta che non è lo Stato che può decidere chi possiamo o non possiamo sposare, perché, come dice anche la nostra Costituzione, la famiglia è la società “naturale” fondata sul matrimonio.

“Naturale” nel senso che essa pre-esiste alle leggi ed esiste indipendentemente dalla volontà – e anzi limitandola – del legislatore. E’ famiglia ciò che esiste in natura e oggi, nelle nostre società, esistono famiglie gay e lesbiche che non è più possibile rifiutarsi di riconoscere.

E’ una giornata storica, oggi. Perché un giorno, grazie a questa sentenza, qualcuno troverà assurdo che un tempo si impedisse a due uomini o a due donne di sposarsi.

Come oggi ci pare assurdo che fino a 48 anni fa si potesse impedire, negli Stati Uniti d’America, a un uomo bianco e a una donna nera (o viceversa:“Indovina chi viene a cena?”) di poter sposarsi. E’ un grande giorno, uno di quei giorni che restano annotati nei libri di storia.

Sono i giorni in cui l’umanità dà il meglio di sé e può rendersi conto che, pur tra milioni di sciagure e di guai, alla fine la strada del genere umano è e rimane una strada di progresso.

Uno di quei giorni qualunque in cui improvvisamente la storia dà uno scatto di reni e dimostra che il futuro è una cosa per la quale vale senz’altro la pena di vivere.

Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto, pescarese per nascita, foggiano per formazione e milanese per amore, classe 1965. Figlio di una napoletana e di uno Scalfarotto dalle incerte origini geografiche, una sorella, Vanessa, e un nipotino, Angelo, nato nell’agosto 2005 (e tutto suo zio). Montessoriano in età scolare (ma poi, in realtà, tali si resta per sempre), maturità classica, Ivan si è laureato con lode in giurisprudenza a Napoli con una tesi in Procedura Civile. Ha intrapreso gli studi per il concorso in magistratura ma li ha improvvisamente interrotti per l’assunzione tra le giovani promesse della gloriosa Comit, la Banca Commerciale Italiana, con destinazione Risorse Umane. A fine 1995 Ivan viene assunto dal Banco Ambrosiano Veneto presso il quale lavora tre anni fra Milano e Genova. Nel 1998 passa a Citigroup: quattro anni a Milano, tre anni e mezzo a Londra, due anni e mezzo a Mosca e, dal luglio 2008, nuovamente a Londra. Nei suoi vari incarichi all’interno della Direzione Risorse Umane, Ivan si è dedicato assiduamente alle tematiche del Diversity Management e, durante la sua prima permanenza a Londra ha presieduto “Pride”, il gruppo di dipendenti gay, lesbiche, bisessuali e transessuali della banca. Dal febbraio del 2009 Ivan rientra stabilmente in Italia per dedicarsi a tempo pieno alla politica, al suo blog e all’attività pubblica. La passione politica è precoce e si manifesta già durante gli anni del liceo: Ivan è consigliere di classe e di istituto, e poi – poco prima di laurearsi – consigliere di circoscrizione a Foggia per i Verdi. Con l’assunzione in Comit e la partenza da Foggia il coinvolgimento nella politica attiva subisce un arresto. Nel 1996, alcuni mesi dopo la vittoria dell’Ulivo alle elezioni politiche, Ivan scrive una lettera a “Repubblica” dal titolo “Cosa manca al governo dell’Ulivo” all’origine di una serie di articoli a stampa sui “delusi dall’Ulivo” e di una convocazione a Palazzo Chigi durante la quale incontra Veltroni e, per la prima volta, Romano Prodi. Nell’estate del 2005, spinto da un manipolo di italiani del gruppo londinese di “Libertà e Giustizia” e armato solo del proprio blog, decide di correre alle primarie dell’Unione. Sfiderà Prodi, Bertinotti, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio e Simona Panzino arrivando sesto con 26.912 voti, pari allo 0,6%. Nel marzo 2006 esce “Contro i perpetui”, il suo primo libro, per i tipi del “Saggiatore”. Ivan non partecipa alle elezioni politiche del 2006 e privilegia nuovamente il lavoro. Si trasferisce a Mosca, da dove però continua l’attività politica e segue le vicende italiane attraverso il proprio blog e tenendo incontri pubblici in occasione dei frequenti rientri in Italia. Nel marzo del 2007 aderisce ai Democratici di Sinistra per partecipare alla costruzione del Partito Democratico. Attualmente è sottosegretario del ministero alle Riforme del Governo Renzi.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un like a Resto al Sud

Start Franchising

 ATTENZIONE 

Si avvisano tutti i gentili utenti di www.restoalsud.it e delle nostre pagine Social che, per motivi non dipendenti dalla nostra volontà, stanno arrivando email contenenti virus informatici dall’indirizzo di posta elettronica di Resto al Sud che invitano ad aprire un file compresso *.zip contenente un virus (riconosciuto ed eliminato comunque dai migliori antivirus), simulando una risposta ad una mail propria o di terzi ed inserendo il testo del mittente per intero.
Vi esortiamo quindi a STARE MOLTO ATTENTI alle email di questo tipo e a non aprire mai l’allegato in esse contenuto.
Grazie mille e buona giornata.

Top