Renzi a Bari ha dimenticato il Sud. E non ditemi che era emozionato

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Venire a Bari senza parlare di Sud è come una omelia del papa che non parlasse di Gesù. Ma Renzi sabato scorso lo ha fatto. E però non meraviglia tanto lui, che difatti non ci ha mandato a dire né di aver avuto un momento di amnesia né una cecità temporanea. Meraviglia chi, come dicono i terroni, ha tentato di metterci una pezza a colore.

Anzitutto il sindaco Emiliano, secondo il quale il candidato alla segreteria del Pd ha ignorato la parola Sud perché tradito dall’emozione. Non può succedere anche a un giovanotto pur così spigliato? Non ha approfondito e ha sbagliato, ha commentato invece Umberto Ranieri, che nel Pd è presidente del Forum Mezzogiorno.

Forse Renzi si deve applicare di più. Eppure non si comincia un giro promozionale da Bari per niente. Magari perché la Puglia è regione in cui il centrosinistra ha molto zoppicato nelle ultime elezioni e ci si può lavorare. Ma c’è chi non crede alla befana, chi ricorda l’unità d’Italia e proprio la terra dalla quale l’attuale sindaco di Firenze proviene. Perché di ispirazione tosco-piemontese furono definite le politiche economiche del Risorgimento tradito, quelle che danneggiarono il Sud. Toscana centro degli interessi bancari e finanziari del tempo. Chissà se in Renzi può aver influito tutto questo, forse non ha neanche l’età per aver, appunto, approfondito. L’indomani abbiamo solo appreso che ha corso una marcialonga di 15 chilometri in un’ora e dieci: buono per un amatore. Molto più probabile che di Sud non abbia parlato perché il Sud non è argomento che sfondi. Insomma, tanto il Sud non interessa a nessuno che ci si può venire e non parlarne. Nel silenzio generale se qualche molesto giornale non se ne fosse accorto. Il Sud, semplicemente, non c’è.

Ma è un alibi prendersela con l’uomo che un giorno potrebbe guidare l’Italia. Con un po’ di onestà, il Sud deve prendersela con se stesso. Deve chiedersi perché non riesce a fare notizia neanche in casa sua, così, per cortesia. Chiedersi perché solo qualcuno più smagato continua a riconoscerlo come primo rimorso del Paese. E qualcun altro solo per ipocrisia lo vede quale in effetti è, potenziale futuro di tutto il Paese viste le sue splendide risorse ecc. ecc.

Anche in questo, il Sud deve smettere di dare la colpa sempre agli altri. Deve smettere di tranquillizzarsi e di non fare mai un passo in avanti. Quand’anche li volesse fare, sia chiaro. Perché il sospetto è che il Sud arretrato convenga a molti, non esclusa una parte di Sud.

Il Sud cui conviene restare arretrato, è quello di politici che, invece di tentare di risolvere i problemi, preferiscono aspettarsi una mano dallo Stato (ormai scarsina, per la verità) per fare i grandi elemosinieri in cambio di voti. Sono quelli che non si battono per una strada o un treno. Sono quelli che utilizzano i fondi europei per le feste patronali. Sono quelli che costringono alla raccomandazione per ottenere un lavoro invece di lottare per condizioni che il lavoro lo favoriscano. Sono quelli più ligi alla legge di partiti a trazione nordista che alla giustizia verso il loro territorio sfavorito. Sono quelli volutamente ignari che, dopo essere stato serbatoio di braccia a basso costo (l’emigrazione), il Sud non può continuare a essere serbatoio elettorale a costo zero. Sono quelli che, invece di rifare le fogne, finanziano un festival perché dà più visibilità. Sono quelli che continuano a tenere il loro Sud in ostaggio per uso personale. Sono quelli per i quali un aiutino dalla malavita non puzza.

Il Sud cui conviene restare così com’è è quello che ci vivacchia sopra, fra un posto di infermiere o di bidello (anch’essi ormai scarsini, per la verità) e una associazione per il suo sviluppo. E’ quello di imprenditori più assidui nei corridoi degli assessorati che nelle loro aziende. E’ quello di chi vuol convincersi e convincere che, non potendo mai cambiare niente, tanto vale non far nulla per cambiare.

Ma il Sud così com’è conviene anche a un Centro-Nord per il quale è ancora, e nonostante tutte le globalizzazioni, il principale mercato. Conviene al Nord che dice di assisterlo ma ne è assistito, vedi gli utili fatti dalle banche al Sud e dirottati al Nord dalle fondazioni. Conviene al Nord che si fa l’alta velocità ferroviaria anche con i biglietti pagati dai viaggiatori del Sud e con le tasse pagate al Sud. Conviene al Nord che viene a prendersi gli incentivi industriali e poi se ne va alla prima occasione. Conviene al Nord che ci fa i soldi producendo acciaio e distruggendo il territorio. Conviene al Nord che lo avvelena di rifiuti tossici nella Terra dei Fuochi campana. Conviene al Nord che vorrebbe sparare sugli immigrati in mare e poi se li prende in nero per le sue imprese. Conviene alla peggiore Italia in combutta col peggior Sud.

Il bello è che, in questo ambientino, c’era chi si aspettava da quell’anima candida di Renzi che venisse a Bari e parlasse di Sud.

Lino Patruno

Lino Patruno, laureato in Economia con indirizzo sociologico, è stato direttore responsabile della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari dal 1995 al 2008. Ha a lungo diretto l’emittente televisiva "Antenna Sud" E’ attualmente editorialista della stessa Gazzetta oltre che collaboratore di periodici nazionali. Ha insegnato per 14 anni anni Comunicazione Pubblica ed Economia e Tecnica della Pubblicità all’Università di Bari. E’ attualmente direttore della Scuola di giornalismo dell’Ordine di Puglia e dell’Università di Bari, per la quale insegna Scrittura giornalistica. Ha tenuto centinaia di conferenze, seminari, laboratori soprattutto sui temi della comunicazione e della storia del Mezzogiorno. Ha scritto una quindicina di libri su cultura, ambiente, società, economia di Puglia e Basilicata e del Sud: gli ultimi, (Manni ed.), (Rubbettino ed.) e ora in libreria "Ricomincio da Sud. E’ qui il futuro d’Italia" (sempre per Rubbettino). Ha vinto decine di premi, compresa la menzione speciale al Saint Vincent per la campagna a favore del premio Nobel per la pace al Salento svolta dalla Gazzetta. Sportivo dilettante, ha corso fra l’altro due maratone di New York ed è cintura marrone di karate.

Comments (6)

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    franco sala

    22 Ottobre 2013 - 12:08

    Ma quando mai il Sud conviene al Nord. Forse l’estensore dell’aricolo non ha letto i libri di un noto economista italiano di chiara posizione a sinistra, che dimostra come il Sud “succhi” al Nord oltre 50 miliardi di Euro all’anno. E questo sarebbe il favore che il Sud farebbe al Centro-Nord? Ma via. siamo seri.

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    • Lino Patruno

      Lino Patruno

      23 Ottobre 2013 - 10:13

      Il noto economista sarebbe Luca Ricolfi, che in verità è un esperto di elaborazione dati. Ma forse lei non ha letto gli studi della Banca d’Italia su quanto di quei 50 miliardi torna al Nord con gli interessi, sulla spesa pubblica che è maggiore al Nord ecc. ecc. Si legga per curiosità di Filippo Astone (giornalista torinesissimo) e ne riparliamo. Dico che il Sud conviene al Nord nel senso che se il Sud avesse i mezzi per crescere (a cominciare dalle infrastrutture, ora il 40% in meno rispetto al Nord) farebbe crescere tutta l’Italia. Ma la crescita del Sud dipende anche dallo stesso Sud, non ci sono dubbi. Forse è ora di finirla con queste contrapposizioni che ci fanno decrescere tutti, non crede?

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    Vic Tor

    22 Ottobre 2013 - 15:21

    OH BUFFO RENZI….PATAPUMPETEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!

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    antonio

    22 Ottobre 2013 - 22:01

    Siamo convinti di volere bene all’Italia ? Io sono del SUD, e mi piacerebbe riscrivere la storia, almeno dal 1861 ad oggi. Eppure qualche riflessione critica la dobbiamo pur fare.
    Innanzitutto non piangerci addosso: facciamo.
    Caro Nord, diamoci una mano, e aiutateci a bloccare i veleni che dal NORD puntualmente arrivano al SUD. Noi, con qualche coraggioso, tentiamo di bloccare la mafia, la camorra, la ndrangheta, la sacra corona che imperversa al NORD (vedi Saviano, Grasso, Falcone, Borsellino … ma la lista sarebbe lunga).
    VOI senza di NOI, e NOI senza di VOI, non faremo molta strada. Ci conviene stare insieme. Chi dirige la “baracca” vuole tenerci separati. E allora mettiamoci daccordo su un programma comune.
    Se Renzi scrive un programma condivisibile dal NORD al SUD confrontiamoci su questo: se predica bene e razzolerà male lo aspetteremo al varco. Se invece tifiamo” questo o quel personaggio non ne arriveremo mai a capo. Piuttosto cerchiamo di individuare i veri nemici, vera causa dei nostri problemi: la finanza sporca, i grossi poteri che la difendono e i politici asserviti a questo o a quel potere, il fautori di un familismo amorale con i bandi truccati, la magistratura asservita al potere politico, chi ha usato il potere politico per rafforzare le proprie aziende o quelle dei suoi amici, la caste politiche e quelle di settore … e la lista sarebbe veramente lunga.
    Parliamo di questo per favore, e se il Renzi di turno ci convince su un programma condivisibile, per favore TESTIAMOLO, non buttiamolo alle ortiche prima del tempo; e’ una vecchia pratica da abbandonare prima che sia veramente troppo tardi. Grazie per l’attenzione.

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  • Lino Patruno

    Lino Patruno

    23 Ottobre 2013 - 10:18

    D’accordo. Se Renzi parlasse di Sud, anche accusandolo, andrebbe bene. Essenziale è che non si ignori il principale problema italiano: lo squilibrio territoriale che non fa crescere tutto il Paese, non solo il Sud

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