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Seduti su un cadavere. Diretti al sud

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Il Sud dell’Italia è meta di partenze e meta di arrivi. Partenze speranzose e arrivi drammatici. Quelli dei migranti del mare, provenienti dalle zone più povere del pianeta, fuggiti dall’inferno.

L’inferno crea la disperazione e questi uomini sfiniti, dopo lunghe traversate nel deserto, con poca acqua e cibo, vedono nei turpi barconi dei nuovi negrieri, l’ultimo scoglio da affrontare prima di raggiungere una disperazione più mite.

Pozzallo, paese di ventimila persone in provincia di Ragusa. Fa caldo. Tanto caldo. Pozzallo è il secondo paese in Italia per irradiazione dei raggi solari. La nave della Marina Militare Italiana, entra in porto con un carico d’umanità percossa, che porta con sé una storia da raccontare.

Sulla nave c’è un cadavere, quello di un giovane eritreo. Gli scafisti volevano buttarlo in mare. Ma i loro amici si sono opposti. E per l’esiguo spazio, qualcuno degli sventurati, ci si è seduto sopra.

Un cadavere a mo’ di sedia, pur di dargli una tumulazione in terra.

E’ surreale ma questa è una storia vera, intrisa di esistenzialismo e quindi di giudizio sull’umanità.

L’eritreo ci piace chiamarlo Aziz e abbracciarlo idealmente. Aveva 20 anni.

Se questo è un uomo.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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