Una nuova classe dirigente meridionale

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Nella competizione per le primarie in Puglia avrei potuto ritagliarmi il ruolo di madre nobile, di chi – al di sopra delle parti – si astiene dal prendere posizione per poi salire senza fatica sul carro del vincitore. Sarebbe stato utile a me stessa e al mio destino politico, ma non – mi scuso per la presunzione – al centrosinistra e al futuro della Puglia e dei Pugliesi.

Per questo, senza calcoli di alcun genere, che non mi appartengono, e senza farmi tirare per la giacca da nessuno ma liberamente, ho deciso di alimentare la discussione e indurre alla riflessione su alcuni temi che attengono al futuro politico e programmatico della nostra straordinaria esperienza di governo e, quindi, della Puglia. Ne elenco alcuni per titoli.

La messa in sicurezza dell’istituto delle primarie con regole certe di comportamento dei suoi attori e di gestione delle procedure di realizzazione atteso che, così come sono state gestite finora, da strumento privilegiato di partecipazione democratica e di trasparenza delle scelte rischiano di trasformarsi nel loro contrario.

La difesa e il rilancio del sistema dei Partiti come baricentro della democrazia partecipativa dagli attacchi del qualunquismo becero travestito da nuovismo. E, in uno, la difesa della concezione bipolare della nostra democrazia dagli attacchi degli opportunismi trasformistici in salsa civica.

La difesa della straordinaria esperienza di governo di questi anni, nella consapevolezza della Puglia com’era, e della Puglia com’è. Ed anche dei limiti da superare che, tuttavia, non possono consentire a nessuno di buttare nel fiume anche il bambino forte e robusto che abbiamo fatto nascere e crescere.

E poi, ancora, l’uso pubblico dei beni comuni, il rapporto fra la responsabilità della politica e le scelte di governo, il rapporto fra la Puglia, il Governo nazionale e l’Europa, la necessità di costruire e consolidare una nuova classe dirigente meridionale che possa e voglia interloquire alla pari con il Governo nazionale e con il Paese.

E, infine, ma non come ultima delle questioni, la conservazione dell’attuale alleanza come nucleo centrale della prossima compagine di governo.

Di questo, e non di altro, dialogo pubblicamente ed in privato (anche) con Michele Emiliano, nella sua duplice veste di Segretario Regionale del mio Partito e di candidato Presidente.

Di questo, e solo di questo, sono tornata a discutere con lui in occasione del pranzo di via Piccinni, traendone la percezione di un migliorato ascolto e di una più accentuata attenzione, tali da indurmi a un maggiore ottimismo per il futuro del mio Partito, del centrosinistra e della Puglia.

Questa la verità. Il resto è folclore ad uso e consumo mediatico. Guglielmo, piuttosto che trascinare se stesso in una polemica assurda e, peraltro, non consona al suo stile e alla sua cultura politica, farebbe cosa buona e giusta se si interrogasse sugli errori commessi, anche nei miei confronti. Conoscendo la sua onestà intellettuale, so che lo farà.

Elena Gentile

Nata a Cerignola (FG) nel 1953, è laureata in Medicina e svolge l’attività di pediatra presso l’ospedale di Cerignola. Ha iniziato la propria carriera politica nel Partito Comunista Italiano dal 1984, successivamente nei Democratici di Sinistra e nel Partito Democratico. Viene eletta nel 1985 come consigliere comunale nella propria città natale per poi diventare assessore alla sanità, ambiente e servizi sociali fino al 1990. Dopo un breve periodo da assessore al bilancio e programmazione (1990-1991) diventa sindaco di Cerignola nel luglio 1991, carica che abbandona nell'agosto 1992. Dal 2005 al 2010 oltre alla carica di consigliere comunale a Cerignola diviene anche consigliere regionale della Puglia e assessore alla Solidarietà - Politiche sociali e Flussi migratori. Dal 2010 al 2014, rieletta consigliere regionale, diviene assessore al Welfare - Lavoro, Politiche di Benessere sociale e Pari Opportunità della regione Puglia.Nel 2014 si è candidata alle elezioni europee nella circoscrizione Sud.

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